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27 maggio, 2013

Luigi, fai da te o hai il mandante?

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Nel 2008 propose una legge per favorire il giudice Carnevale, nel 2009 cercò di ripristinare l'immunità parlamentare, ora ha tentato di dimezzare le pene per mafia. C'è da chiedersi chi rappresenta, in effetti, il senatore Luigi Compagna

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Caro Luigi Compagna,

ci sono domande che non mi fanno dormire, lo sa? E lei è una, anzi più di una, di queste domande. Tanto vale che gliele ponga direttamente. Aiuterebbe il mio sonno, ricevere qualche risposta.

Per esempio. L’idea di presentare un disegno di legge per salvare Marcello Dell'Utri da una eventuale condanna anche in Cassazione per concorso esterno in associazione mafiosa è stata sua o qualcuno gliel’ha suggerita?

Se qualcuno gliel’ha suggerita, glielo ha chiesto come favore personale – gratis o in cambio di qualcosa – o come un lavoro, cioè come suo compito di senatore del centrodestra?

E se è stata sua, questa idea, è nata da un 'o la va o la spacca' (cioè, magari non se ne accorgono, anche se è difficile) o, al contrario, dalla certezza di poter godere in questo modo di un attimo di celebrità? Stavo per scrivere dubbia celebrità, ma sarebbe stata una sciocchezza, la celebrità non è mai dubbia. È celebrità e basta.

Ancora, senatore Compagna: voleva aiutare Berlusconi, i suoi amici, il suo governo, o provare anche lei a farlo inciampare maldestramente e definitivamente ancora in fasce?

E chi le ha imposto esattamente di ritirare il disegno di legge? E lei cosa ha replicato a chi glielo chiedeva?

Il giorno in cui lei ha presentato poi ritirato quella proposta, il sonno proprio non ne voleva sapere di venire. Le domande non finivano più, affollavano il mio cervello, si spintonavano e premevano, e allora buona notte alla notte.

Per esempio.

Ma il senatore Compagna – mi chiedevo – che rappresenta il popolo italiano in Parlamento, cosa pensa della mafia? E quindi di chi eventualmente aiuta i mafiosi? Lui, il senatore Compagna, riesce a dormire? E andrebbe, il senatore Compagna, in una scuola, in qualità di parlamentare, a parlare di legalità, di dignità, del proprio alto incarico, come capita facciano ogni tanto i rappresentanti del popolo? E cosa direbbe? Peraltro proprio la scuola è il suo luogo di lavoro: lei è stato per anni presidente del Consiglio universitario nazionale, ha ricoperto diversi incarichi proprio per ministeri quali i Beni culturali e la Pubblica istruzione, ed è Professore Ordinario di Storia delle dottrine politiche alla Luiss 'Guido Carli' (in aspettativa per mandato parlamentare naturalmente), di cui è stato anche vicepreside alla facoltà di Scienze politiche.

Se mi rispondesse, le sarei davvero grato. Salti magari la domanda su come dorme lei – che, in effetti, non è di interesse pubblico – ma sulle altre mi dica qualcosa, sia gentile.

Se il suo intento era fare un favore generico ai collusi con i mafiosi o solo a Dell’Utri e magari a Nicola Cosentino. Se voleva mandare un segnale di 'pacificazione' anche alla mafia, visto che non si parla d’altro che di pacificazione di tutti con tutti come se questo fosse un valore assoluto, che prescinde dai 'contenuti', dai 'valori' e dalle azioni commesse. Se davvero pensa che il 'concorso esterno', cosiddetto, non sia un reato importante al punto da meritare i dodici anni di carcere previsti oggi, ma debba essere derubricato, con pena massima cinque anni.

Per finire - ma non sono sicuro di avere esaurito tutte le cose che davvero mi piacerebbe chiederle – se è questo che lei pensa significhi essere 'liberale', visto che si ritiene tale e che al pensiero liberale ha dedicato molti dei suoi tomi pubblicati nell’arco di quasi quarant’anni. E magari se le è venuto di pensare, anche solo per un attimo, al povero Giovanni Malagodi, suo Maestro, che – lo ammetto - mai io avrei pensato di rimpiangere, e invece.

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