
Buonasera, Sindaco Accorinti.
Ciao.
Mi pare di capire che ci diamo del tu?
Tutti mi danno del tu, anche i bambini a scuola. Al lei, sinceramente, non sono abituato.
Ok. Allora, Renato, se uno legge la tua biografia, a partire dagli anni ’70, ti trova protagonista di battaglie sull’obiezione di coscienza, sul disarmo, sulla lotta alle mafie, sui temi ambientalisti, sui diritti civili, sui beni comuni. Mi è sfuggito qualcosa?
Sì, l’antimilitarismo, ad esempio. E le battaglie civili come quella dell’archivio storico di Messina
Ecco, appunto. In quarant’anni hai attraversato la storia del paese occupandoti di decine di temi fortemente politici: come mai non ti sei mai “fermato” in un partito?
E’ la mia testa anarchica. Sono sempre stato stregato dalla lotta nonviolenta e dall’impegno civile, affiancando i partiti che di volta in volta si occupavano dell’uno o dell’altro tema, ma da libero cittadino. E’ quest’anarchia interiore, per me sinonimo di libertà, che mi ha sempre tenuto lontano dagli apparati.
Alla fine è stato un atteggiamento che ha pagato.
Alla fine, dopo quarant’anni di attività, sì. Ma all’inizio, lo confesso, mi prendevano per pazzo. Un pazzo quasi pericoloso.
Diffidenza, eh?
Sì. Del resto io non mi sono mai fermato davanti a niente: ho fatto digiuni, ho organizzato cortei, ho bloccato ministri scavalcando le transenne per consegnare loro un documento, sono stato perfino rinviato a giudizio per aver istigato i militari a non combattere la Guerra del Golfo.
E poi cos’è cambiato?
Col tempo ho guadagnato credibilità: la gente, man mano, si è resa conto che le mie erano battaglie serie, battaglie di solidarietà per i bambini, i disabili, i rom. Tu sai che io ho dormito insieme ai rom quando nessuno voleva averci a che fare? Sono cose che toccano l’anima delle persone, dei bambini che erano miei alunni e poi, crescendo, si sono uniti a me nelle mie iniziative. Queste non sono le mie lotte, sono le nostre lotte, portate avanti quasi senza struttura, per esaltare le potenzialità dei singoli cittadini.
Di solito chi si comporta così viene rubricato alla voce “antipolitica”, lo sai? Invece nel tuo discorso di insediamento la parola “politica” l’hai pronunciata, e neanche una volta sola.
Certo, perché ho ribaltato l’assunto. L’antipolitica è la brutta politica che viene portata avanti dai partiti, e la vera politica è questa, la nostra. Guarda, io credo che la politica sia l’attività più nobile e spirituale degli esseri umani, che si può riassumere in due parole: bene comune.
Un concetto che è tornato alla ribalta negli ultimi anni.
Un concetto universale che parte addirittura dal Vangelo: “ama il prossimo tuo come te stesso” per me significa “lotta per i diritti di tutti, a partire dagli ultimi”.
Sei credente?
No, anche in questo sono anarchico: sto con tutti, parlo con tutti. Cattolici, buddisti, islamici, atei. Per questo attribuiremo la cittadinanza onoraria al Dalai Lama e faremo un gemellaggio sia con Benares che con Assisi. E non solo: costruiremo un luogo di preghiera aperto a tutti, di tutte le religioni, tutti insieme; anche agli atei, per i quali la preghiera potrebbe essere definita riflessione.
Una visione molto spirituale della politica, non c’è che dire.
Certo, perché tutto parte da là, dalla ricerca interiore. Pensa che a scuola ho istituito, per i ragazzi, la stanza del silenzio e del respiro consapevole. Credo sia un’esperienza unica, almeno in Italia.
Credo anch’io. Del resto un’altra parola che hai usato molto spesso in quel discorso, e che mi è rimasta in mente, è “amore”. Un po’ inconsueta per la politica, non trovi?
La politica è fatta dagli esseri umani. E gli esseri umani sono esser speciali. I politici si vergognano di parlare di questo, ma è partendo da qua che tutto si può cambiare: una rivoluzione spirituale che diventi culturale e infine politica.
Torniamo un attimo alla politica nell’accezione comune. Tu hai dichiarato di non volerti far chiamare “Sindaco”.
E’ vero. Io sono un cittadino.
Non ti sfuggirà che perlomeno nel lessico questo ti avvicina al Movimento 5 Stelle. E allora la domanda è: perché non con loro?
Ho una testa anarchica, te l’ho detto. E la mia autonomia non può essere bloccata né da un partito né da un movimento. Anche perché i partiti tendono ad attribuirsi i meriti delle vittorie nelle loro battaglie, mentre quelle lotte e quelle vittorie debbono rimanere lotte e vittorie di tutti. E’ una visione utopistica, se vuoi, ma io sono sicuro che Messina diventerà un laboratorio a cui guarderà tutto il paese. Perché se ce l’abbiamo fatta noi ce la possono fare tutti.
E’ più o meno quello che dice Grillo…
Guarda, con Beppe ho avuto rapporti personali anche buoni. Ma il suo errore, secondo me, è quello di non aver cercato l’accordo con il PD che sarebbe stata un’opportunità di cambiamento unica per il paese. Magari su pochi punti, ma per come la vedo io sarebbe valsa la pena di tentare.
E sulle vicende recenti del Movimento, sulle espulsioni, come la vedi?
Io guardo con diffidenza ogni compressione degli spazi di libertà degli individui: il che non vuol dire, bada bene, che non ci debbano essere regole. Ma voler ribadire l’esistenza di quelle regole con tanta forza secondo me è un errore. Beppe dice che nel suo movimento “uno vale uno”: la realtà, secondo me, è che Grillo vale tutti…
E del PD cosa ne pensi?
Il PD, sin dall’inizio, è troppo trattenuto. Troppi passi indietro, troppe mediazioni, e quindi nessuna traccia della forza dirompente che dovrebbe avvicinare le persone. Il PD è un partito annacquato, che non offre prospettive di cambiamento reale e sembra voler giocare al ribasso su qualsiasi battaglia.
Parli del PD di ieri, quello di Bersani, o del possibile PD di domani, cioè quello di Renzi?
Bersani è una brava persona. Ne sono convinto. Ma non ha mai avuto, secondo me, la capacità reale di coinvolgere i cittadini.
E Renzi?
Si può fare di più.
Ok, torniamo a volare un po’ più alto. Nella tua biografia “nonviolenza” e “pacifismo” sono due parole che spiccano. Che significato hanno quelle due parole nel 2013?
Sono ancora più attuali. La nonviolenza è un modo di vedere gli esseri umani: un modo spirituale, se vuoi, ma anche estremamente concreto, e quindi politico: significa insegnare alle persone che non debbono essere sudditi, ma cittadini. E in questo senso è l’essenza più profonda della politica.
Una visione che ha dell’utopistico.
Certo. Ma utopistico non significa negativo. Vedi, si tratta di una visione del mondo in cui si combatte l’errore, non l’errante. E’ un salto di qualità, e quindi più che una rivoluzione la definirei un’evoluzione della politica. Niente rabbia, nessun nemico e la voglia di recuperare singolarmente alla politica ogni persona, perché ognuno ha una parte positiva che può mettere al servizio degli altri.
Potrebbero accusarti di buonismo…
Ma quale buonismo? Io sono deciso, non farò sconti a nessuno: stop al volemose bene, nessun favore, solo diritti. Ma questo non c’entra col tentativo di coinvolgere ogni cittadino. Perché ognuno può cambiare.
Un’impostazione che ha funzionato a livello locale: secondo te si tratta di un modello esportabile anche alla politica nazionale?
Perché no? Durante la campagna elettorale sono stato ovunque: e ovunque ho trovato persone desiderose di partecipare, di lasciarsi coinvolgere, di dare una mano. Questa è la forza del nostro progetto, e non vedo perché non si possa replicare a livello nazionale. Senza un partito? Con una struttura minima, certo. Con un’organizzazione. Ma senza comprimere in alcun modo la possibilità di partecipazione degli individui. Lasciandoli liberi, insomma. Lasciando libera la loro anima.