
forse la frase è scappata, forse era un desiderio, forse un esorcismo, comunque io l'ammiro. Da poco, ma l'ammiro. Precisamente da giovedì scorso quando lei ha finalmente osato pronunciare l'impronunciabile. Lei ha detto che il Pd non è spaccato fra ex-Ds ed ex-Margherita, ma fra ex-Pci ed ex-Dc. Oh, finalmente. Dire Ds e Margherita è sempre stata somma ipocrisia, vero capolavoro chiesastico, curiale (non si confonda adesso tra tutti questi inaspettati elogi e non lo prenda per un complimento) perché tutti noi sappiamo che le due tradizioni, quella comunista e quella democristiana, non sono mai riuscite a fondersi nelle varie sigle che via via ha assunto il suo partito dalla svolta della Bolognina da un lato e dalla fine manipulitesca della Dc dall'altro. E questo è sempre stato il problema dei problemi, un partito fuso perché non si è mai fuso.
Caro Franceschini, bravo. Adesso che ha cominciato, non si fermi, adesso che ha aperto un varco nella rete sbrindellata del Pd, non si arresti, osi, la divelga del tutto questa rete di ipocrisia, allarghi il buco e lo dica ancora più chiaramente. Il punto non è se il Pd si spaccherà, ma quando.
Penso che le lo sappia, qual è il vero problema. Da vent'anni il partito del centrosinistra, il partito che vince perdendo e perde vincendo - ma pensi un po' - è un partito di "ex". Il partito che dovrebbe rappresentare il nuovo, la trasformazione, il futuro, è composto di "ex".
Che brutta parola. Ex. Ei fu. Siccome immobile. Appunto. Ex. Qualcosa che è stato. Qualcosa che si definisce per ciò che è stato e non è più, se non nel ricordo, nella rimembranza, nell'autocelebrazione. Per qualcosa che fu, non per quello che è adesso. Ex. Né prima né dopo. Né carne né pesce. Ex. Ex seminaristi, ex quinta liceo del 1954, ex salesiani, ex quinto reggimento alpini. Ex tutto.
Il triste destino degli ex è ben raccontato da quell'ex che, solo in parte volontariamente, fu Ignazio Silone, non a caso autodefinitosi cristiano senza chiesa e comunista senza partito. Lei, che fa anche lo scrittore, caro Franceschini, che si diletta a scrivere romanzi tradotti con entusiasmo in Francia, ci dicono, si legga questo autore, il "rinnegato" Silone. Uscita di sicurezza, in particolare, e in particolare il saggio "Situazione degli ex" (25 febbraio 1942).
Caro Franceschini, non si può negare il passato - rinnegarlo sì, ma non le chiediamo tanto - nessuno lo può, ma smettere di vivere da ex sì, si può. Sono andato a pochissime cene di classe, e anche a quelle di malavoglia. Poche cose sono tristi come un raduno di ex. Un funerale è più allegro, se non altro perché definitivo. Non si rifarà l'anno dopo, ma la cena degli ex sì, implacabile, anno dopo anno, possibilmente nella stessa data, ogni volta tutti più stanchi più rincoglioniti più patetici. Più ex. Ma lei, voi, siete questo e proprio non ce la fate. Perfino Renzi, che fa tanto il furbino e finge di essere appena uscito da un uovo di pasqua, è un ex.
Sa chi non è un ex? Napolitano. O D'Alema. Loro non sono ex comunisti perché non sono mai stati comunisti, nemmeno quando lo erano. E oggi possono permettersi il lusso, la libertà, la "modernità" di essere quello che sono in ogni caso attuali proprio perché non si sentono degli ex. Neanche si ricordano cosa facevano dieci anni fa, venti anni fa, settanta anni fa. Cioè, cosa facevano sì, ma sotto quale sigla no, che gliene importa e gliene è mai importato di come si chiamassero le Sacre Congregazioni in cui era loro capitata la ventura di trafficare? Perché non imparate qualcosa, accidindirindina?
Rimarrebbero i problemi, rimarrebbero le divisioni su tutto, rimarrebbero le lobby le Fondazioni gli amici degli amici degli amici, ma senza quella puzza di candele, di ceri e di chiese che oggi si è fatta tanfo insopportabile e paralisi nella paralisi, alibi nel vuoto di idee, volontà, impegno.
Lei, magari per sbaglio, magari per caso, magari per terrore, magari invece per coraggio è stato l'unico ad avere la lucidità di dirlo. Di trovare le esatte parole che da anni nessuno osava pronunciare nel Pd: ex-Pci, ex-Dc. Bravo, Non si fermi, adesso. Le parole, soprattutto in questo caso, sono macigni, ma lei non si fermi alle parole, non si accontenti: tragga qualche conclusione pratica. Non ci scriva un romanzo, come Veltroni. Faccia politica. Ogni tanto, faccia anche politica, come disse uno spiritoso filosofo al suo amico Chiamparino nel corso di un dibattito pubblico in cui l'allora sindaco di Torino vantava - lo sventurato - di occuparsi solo dei trasporti e degli asili nido. Certo, bene, ribatté il filosofo: ma faccia anche politica, ogni tanto. Fu molti anni fa, e Chiamparino si sta ancora chiedendo cosa diavolo mai significasse quella battuta.
Lei, caro Franceschini, siamo sicuri che l'ha già afferrata al volo.