L'omicidio a Montréal del boss Nicola Rizzuto è l'ultimo atto della sanguinosa guerra tra cosche italiane. Con interessi dalla droga al riciclaggio. E un occhio al Ponte sullo stretto di Messina

Da tempo a Montréal si capiva che stava succedendo qualcosa di grosso nella guerra tra mafie italiane. Dall'agosto scorso sono andati a fuoco, per attentati incendiari, undici negozi italiani, soprattutto bar e pizzerie. L'ultimo, pochi giorni fa: il caffè Danesi, nel quartiere Rivière-des-Prairies. E così, in un'escalation di ritorsioni, si è arrivati all'omicidio di mercoledì scorso: Nicola Rizzuto, anziano patriarca del clan dei siciliani, nato nelle campagne di Agrigento e stabilitosi a Montréal dal '54: imbottito di piombo da una squadra di sicari nel suo appartamento.

Chi c'è dietro l'omicidio? La polizia canadese non ha dubbi: è scoppiata una gigantesca guerra tra clan per la conquista del territorio. Una guerra iniziata con la morte del nipote di Rizzuto - Nick junior - e con l'arresto nel 2004 dell'altro figlio Vito. Due eventi che - insieme ad altri omicidi e sequestri - hanno reso 'scalabile' il controllo degli affari sporchi dopo anni di dominio dei Rizzuto.

Affari sporchi che non riguardano solo il Canada: la Piovra di Montréal nei decenni si è ingigantita e oggi fa affari in tutto il mondo, da New York all'Italia. E il clan Rizzuto ha messo gli occhi da tempo anche sugli appalti per il Ponte di Messina.

Come ha reso noto la Gendarmerie Royale du Canada GRC (le cosiddette 'giubbe rosse') - le cosche di Montréal si dedicano soprattutto al riciclaggio del denaro sporco (proveniente dal traffico di droga) attraverso bar, ristoranti e imprese di costruzione.

Recentemente si è scoperto che il clan Rizzuto, ad esempio, riceveva un 'pizzo' del 5 per cento - tra i 300 mila e 500 mila dollari al mese - da un gruppo di 14 imprenditori chiamato "Fabulous Forteen" per corrompere le gare di appalto in Canada.

Un sistema di arricchimento che veniva storicamente utilizzato anche dagli altri clan italiani in Canada, prima tra tutti la famiglia calabrese Cotroni. Quest'ultima era potentissima negli anni Cinquanta (Nicolò Rizzuto, appena arrivato in Canada, prendeva ordini dai Cotroni) poi è stata soppiantata proprio dai siciliani. Ma la guerra in corso adesso sembra segnare un ritorno dei calabresi, che erano usciti di scena nel 1978 con l'uccisione di Paolo Violi da parte dei siciliani. Violi veniva da Sinopoli (in provincia di Reggio) e fino alla sua morte era uno dei maggiori boss della famiglia Cotroni.

Insomma, oggi sarebbe in corso un violento contrattacco delle cosche calabresi, condito dalla vendetta familiare: i figli di Paolo Violi, che erano bambini quando il loro papà fu ucciso dai Rizzuto, ormai sono cresciuti e vogliono tornare i padroni della malavita organizzata.

Probabile che a questo scopo i calabresi abbiano stretto una rete di alleanze con altri gruppi mafiosi con cui i Rizzuto avevano rotto.

E ora che si rimescolano le carte si farebbero avanti spinti anche da un bottino ghiotto: quello dei grossi programmi di investimento nelle infrastrutture del Québec del valore di 42 miliardi di dollari a venire da qui ai prossimi cinque anni.

Il tutto mentre sulla scena internazionale stanno cambiando anche gli assetti del traffico di droga: la cocaina colombiana non viene più spedita negli Stati Uniti tramite Montréal, come avvenuto per anni, ma attraverso la frontiera statunitense-messicana. Cosa che avrebbe contribuito a destabilizzare il vecchio equilibrio della criminalità organizzata.

Tra due anni, infine, dovrebbe uscire dal carcere Vito Rizzuto, figlio del patriarca siciliano ucciso l'altro giorno. E lui a quel punto potrebbe tentare di ristabilire l'onore della famiglia. Per questo i calabresi, con i loro alleati, hanno fretta di stabilire il nuovo ordine. Con attentati incendiari, sequestri di persone e omicidi. E facendo somigliare sempre di più Montréal alla Palermo dei primi anni Ottanta.

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