La notizia, a giudicare dal modo in cui ne dà conto il Corriere, dovrebbe essere di quelle che suscitano l'indignazione generale: una signora se ne va in giro per un mercatino di Frascati, scopre che su una bancarella sono state messe in vendita (con tanto di nice price a otto euro) alcune copie del 'Mein Kampf' di Adolf Hitler e invita l'esercente a ritirarlo dall'esposizione; il titolare si rifiuta di farlo - ancorché sollecitato anche da altri passanti solertemente radunatisi in capannello per l'occasione - e la faccenda diventa un caso 'sconcertante', al punto che il titolo dell'articolo non lascia spazio a dubbi di sorta: 'Apologia di reato a 8 euro in bancarella'.
Ebbene, premesso che non ho mai letto il "Mein Kampf" e che per il momento non ho intenzione di leggerlo, pur non escludendo che prima o poi mi venga in mente di farlo senza dovermene vergognare, io credevo che le cose stessero in un altro modo.
Pensavo che la differenza fra noi e loro - fra noi, i democratici, quelli che non temono il confronto fra idee diverse, ma al contrario in quel confronto individuano il punto cruciale della convivenza civile, e loro, i regimi totalitari e dispotici, quelli che delle idee diverse hanno paura e quindi le censurano - fosse tutta qua: nel fatto che in una democrazia impedire a qualcuno di esprimere la propria opinione - e quindi, specularmente, proibire agli altri di conoscerla- rappresenti un controsenso inaccettabile, anche se quel qualcuno si chiama Adolf Hitler e quell'opinione consiste in un concentrato di razzismo, di violenza e di aggressività; e che siano loro, i regimi autoritari, le dittature e la autocrazie, quelli che tracciano il confine tra ciò che si può sapere e quello che deve restare nel silenzio, che censurano le idee sgradite, che impediscono con ogni mezzo la diffusione di informazioni non funzionali ai propri interessi.
Alla luce di questa differenza - che di questi tempi, a mio parere, bisognerebbe tenere presente assai più spesso - vale la pena di porsi una domanda: cos'è veramente 'sconcertante'? La possibilità che un libro in cui sono contenuti i deliri di un dittatore venga venduto su una bancarella, o piuttosto il fatto che in un paese democratico vi sia chi ritiene che sia una buona idea vietarne la diffusione?
Sono proprio i regimi come quelli descritti nel 'Mein Kampf' ad avere l'allegra abitudine di proibire i libri, all'occorrenza bruciandoli sulla pubblica piazza in modo che a nessuno venga l'alzata d'ingegno di contravvenire al divieto.
A me, sinceramente, piacerebbe tanto continuare a distinguere la differenza tra noi e loro.
E voi, che cosa ne pensate?