Immaginate un futuro in cui tutti i servizi più interessanti di Internet siano controllati da poche grandi aziende, tra cui gli attuali big del Web e gli operatori telefonici. Non sarebbe più la stessa Internet paritaria conosciuta finora. Quella Internet che ha partorito servizi innovativi, scaturiti dal basso, con cui la gente può ora comunicare le proprie idee, criticare politici e aziende attraverso siti o canali Web tv, per esempio. Sulle innovazioni del futuro possiamo solo fantasticare e certo è che la grande Rete ha solo cominciato a influire sulla società. Potrebbe aiutarci a gestire i consumi e a produrre energia con fonti pulite e distribuite in modo diverso. O aprire la via a forme rivoluzionarie di intrattenimento, in grado anche di stimolare riflessioni e creatività.
Tutto questo potrebbe essere a rischio. L'allarme non è mai stato così forte come in questi giorni. Il motivo è una notizia che ha sorpreso molti: Google, la principale azienda del Web e sostenitore storico del sistema di Internet "vecchia maniera", è scesa a patti con Verizon, operatore telefonico Usa. I due colossi hanno fatto una proposta al Parlamento americano e alla Fcc (l'Authority Usa delle telecomunicazioni) per giungere a regole nuove sulla Rete. Regole che, a detta di Google, potrebbero meglio favorire future innovazioni. A detta di molti esperti e critici, invece, queste norme affosserebbero Internet così come l'abbiamo conosciuta finora. Ossia abbatterebbero il principio della "neutralità della rete": gli operatori trattano tutto il traffico in modo uguale; non discriminano alcuni servizi o contenuti, né favoriscono quelli delle aziende maggiori.
Non è una questione per addetti ai lavori. E non riguarda solo gli Stati Uniti. Primo, perché il Web è ormai il territorio comune a molte attività umane: gli utenti banda larga mondiali saranno un miliardo fra due anni. Secondo, il tema del futuro della Rete riguarda anche l'Italia. Ogni aspetto, incluso il problema della neutralità, viene già affrontato dagli operatori nostrani che studiano sistemi per trasformare il Web in guadagni. Mentre l'indifferenza della politica e del pubblico italiani aggrava i rischi che nascano autostrade a pagamento condizionando il destino del settore.
L'iniziativa congiunta Google-Verizon ha reso il problema dirompente in tutto il pianeta, a partire dai due punti più controversi. Il primo è esplicito: la neutralità vale solo per l'accesso Internet da rete fissa. Per quella da rete mobile (via cellulari o computer connessi a sim), gli operatori possono invece alterare il traffico come meglio credono, bloccare alcuni servizi e favorirne altri. Sono tenuti solo a informarne gli utenti. È un punto che ha scatenato le critiche di molti esperti e di altri protagonisti del Web, tra cui Facebook, mobilitando le associazioni internazionali per la libertà di Internet. Perché esonerare la rete mobile dai principi fondamentali di Internet? "Bisogna avere un certo grado di flessibilità, nelle regole, per sostenere gli investimenti sulle reti mobili, perché si tratta di un mercato ancora nascente", spiega Marco Pancini, amministratore delegato di Google Italia. "Ma come si fa a definire "nascente" un mercato che solo in Italia ha oltre dieci milioni di abbonati?", ribatte Stefano Quintarelli, tra i massimi esperti di reti in Europa. Nel mondo, ce ne saranno 1,8 miliardi nel 2014 (prevede Strategy Analytics): più della banda larga su rete fissa.
Il secondo punto controverso è più complesso. Autorizza gli operatori a fare servizi a valore aggiunto, distinti da Internet, sui quali non vale il principio di neutralità. Tra le ipotesi indicate da Google-Verizon: "servizi di assistenza sanitaria e per l'istruzione, smart grid (reti intelligenti per l'energia elettrica), nuove opzioni per il gioco e l'intrattenimento".
"È molto grave", analizza Quintarelli: "Un operatore potrebbe lanciare un servizio-televisivo o di trading online, poi dire che non è Internet e quindi renderlo più veloce. La qualità di questo servizio svetterebbe sugli altri. È una minaccia alla concorrenza e alla libertà d'espressione", continua. Pancini di Google usa la stessa filosofia per sostenere che "flessibilità è anche non decidere a priori sull'innovazione. Il futuro potrebbe portare servizi a valore aggiunto, diversi da quelli che già conosciamo su Internet. Su questi ultimi gli operatori dovranno comportarsi come hanno sempre fatto, senza discriminazioni. Su quei nuovi servizi, invece, potrebbero far pagare di più a fronte di una maggiore qualità e velocità". Una posizione che è stata criticata anche da accademici come David Patterson, che insegna computer science all'Università della California. Ma anche da aziende storiche online, come Amazon e eBay. Notano che Internet è sempre stato un universo che muta a colpi di innovazioni.
Perché le prossime, individuate come "servizi a valore aggiunto", dovrebbero finire in un circuito chiuso?
Invece Jan Dawson, analista dell'osservatorio Ovum, apprezza la proposta: "È un grande passo avanti nel dibattito per il futuro della Rete. Verizon ha fatto molti più compromessi di Google, rispetto alle precedenti posizioni". "È troppo presto per imporre la neutralità alla rete mobile. Per sostenere gli investimenti, è sacrosanto consentire agli operatori mobili di creare velocità differenziate per l'accesso ai servizi", concorda Maurizio Dècina, ordinario di Reti e Comunicazioni per il Politecnico di Milano. Anche Telecom Italia e Vodafone hanno approvato l'idea di Google-Verizon. Nessuna sorpresa. "Telecom già nel 2006 aveva tentato di fare una rete separata, per la sua Alice Home Tv via Adsl, rendendola non replicabile dai concorrenti. Ma ho fatto ricorso al Tar e l'ho vinto", dice Quintarelli. E la proposta di legge del Pd per tutelare anche la neutralità resta ferma in Parlamento, dimenticata da tutti.