È conosciuta così, come l'angelo degli orsi. Ma Jill Robinson non è solo questo. È colei che sta istillando il rispetto per gli animali in uno dei paesi in cui la parola diritto associata a quattro zampe non è mai esistita. In Cina, e anche in Vietnam, Jill ha aperto due santuari dove vengono ospitati gli orsi liberati dalle "fabbriche della bile". Ha attivato programmi di pet-therapy negli ospedali e nei centri per disabili. Ha incontrato oltre 7 mila bambini nelle scuole parlando di rispetto.
Sono 330 gli "orsi della luna", dalla falce bianca sul petto, che Jill e i volontari di Animal Asia Foundation (animalsasia.org) hanno salvato dalle torture cui vengono sottoposti per soddisfare la richiesta di bile usata nei prodotti di medicina tradizionale. L'ultima liberazione, documentata sul sito, risale a fine aprile; a gennaio in Vietnam, tra gli orsi liberati, c'era anche un esemplare chiamato Italia in onore dei sostenitori italiani che hanno la loro prima sezione di Animal Asia a Genova (tel. 010 2541998, orsidellaluna.org). Ecco come Jill Robinson, caparbia bionda cinquantenne, si racconta a "L'espresso".
Quando nasce il suo sogno?
"Come spiego nelle scuole, credo che ognuno di noi riceva messaggi che può ignorare o ascoltare e che tracciano la sua vita. Io ho ricevuto il mio nel 1993 da un'orsa rinchiusa in una gabbia. Aver ascoltato quel messaggio ha decretato la nascita di Animal Asia. Quando penso agli orsi della luna orribilmente mutilati e ingabbiati per decenni penso che siano una fonte di ispirazione per un cambiamento più radicale. Il modo in cui trattiamo gli animali è legato all'equilibrio del pianeta".
Ci racconta la sua prima visita a una "fabbrica della bile"?
"Mi ero unita a un tour organizzato in una fattoria del sud della Cina quando riuscii a infilarmi in un sotterraneo dove tenevano prigionieri gli orsi. Rimasi inorridita da quella camera di torture, ma scattai delle foto. Quando mi sentii toccare mi voltai in preda al terrore: un'orsa mi fissava, una zampa tra le sbarre. Istintivamente la toccai e promisi che sarei tornata. E iniziò il sogno di riscatto degli orsi della luna".
Cos'è cambiato da quella tacita promessa d'aiuto?
"Sono molte le sfide nel nostro lavoro, ma quella più ardua è abbattere il muro di silenzio. Ci sono ancora oltre 10 mila orsi ingabbiati nelle "fabbriche della bile" cinesi e vietnamite; a oggi Animal Asia ne ha riscattati 330 che ora sono ospiti dei nostri due santuari, accuditi da veterinari e volontari. Stiamo lavorando con le autorità e con i medici locali per convincerli che questa pratica è dannosa anche per gli esseri umani. I progetti Dr Dog e Professor Paws, che portano nelle scuole l'educazione al rispetto degli animali, raggiungono ogni anno migliaia di individui nelle comunità asiatiche. I nostri santuari sono una fonte importante di reddito per le comunità locali: ogni settimana 7 mila chili di frutta e verdura vengono consegnati nel solo santuario cinese".
Sta assistendo a una trasformazione culturale? La sensibilità verso gli animali cambia?
"Dal 1991, anno in cui ho avviato il progetto Dr Dog, Animals Asia ha lavorato perché gli animali fossero riconosciuti come amici e non come cibo o pelliccia. Oggi abbiamo centinaia di cani che danno amicizia ai pazienti di ospedali e comunità in sette paesi asiatici. Uno di loro, Dahei, è stato salvato mentre lo portavano al macello. Ha portato il sorriso ai bambini devastati dal terremoto di Sichuan. I cambiamenti sono continui. Eravamo soli, ora collaboriamo con 60 associazioni".
Il futuro di Animal Asia?
"Continuare a lavorare finché le fabbriche della bile esisteranno solo nei libri di storia".