«Ormai esistono lanciatori e lacrimogeni di nuova generazione con una potenza di gran lunga inferiore a quelle precedenti. Non so quali siano stati usati durante gli incidenti in Val di Susa ma quelli nuovi possono nuocere soltanto a un paio di metri di distanza».
Lo spiega Claudio Giardullo, segretario generale del Silp-Cgil riferendosi al caso di Alessandro L., sfigurato da un candelotto durante gli incidenti in Val di Susa.
Secondo Giardullo non esiste una norma specifica che vieti il lancio di lacrimogeni ad altezza d'uomo. «Esiste però una norma di precauzione per cui la risposta delle forze dell'ordine deve essere proporzionata alla legittima difesa proprio per non ingenerare danni».
I nuovi lacrimogeni sparati dai "lanciatori", oltre ad avere una gittata minore, si caratterizzano per la loro frantumazione in aria prima di toccare terra. Ma in dotazione alle forze dell'ordine sono rimasti ancora lanciatori e lacrimogeni di vecchia generazione. In ogni caso, l'errore, dice Giardullo, può sempre scapparci: «Per condizioni ambientali può accadere che l'agente non abbia una visione buona e il colpo può partire ad un'altezza non prevista dal principio di precauzione».