Un esercito di schiavi a giornata che si muove in tutta Italia e si sposta di regione in regione, a seconda delle zone dove servono braccia e mani giovani, abituate a lavorare tanto e a ricevere pochi, pochissimi soldi. E' il sistema dell'agricoltura nostrana che impiega, tra regolari e irregolari "in grigio" e in nero, almeno 700mila persone di cui - secondo le stime dell'ultimo rapporto Flai Cgil - almeno 400mila in regime di caporalato. E la paga è da fame: 4 euro l'ora, il resto va al caporale.
La ricerca ha interessato 14 Regioni e 65 province, e ha individuato oltre 80 epicentri a rischio, di cui 36 ad alto tasso di sfruttamento lavorativo La retorica dell'ipocrisia. I numeri comunicati dalla Flai-Cgil, però, raccontano anche l'indifferenza di un Paese che da Nord a Sud, senza distinzioni, sfrutta braccia quasi sempre straniere, salvo poi sbandierare in campagna elettorale politiche di contrasto all'ingresso degli immigrati.
Al Nord. E si tratta degli stessi stranieri che nelle terre del Nord Italia raccolgono le primizie in zone come Bolzano (Laives), Milano, la Franciacorta, Nizza/Monferrato, Tortona, Cesena, Bra, le Langhe, Saluzzo, Ferrara, Ravenna, Cesenatico, Padova e il Basso Bresciano, solo per citare le più tristemente note. E si tratta di veri e propri plotoni che si spostano a seconda delle stagioni.
Chi raccoglie cocomeri a Nardò (in Salento) in estate, ad esempio, è facile che si sposti in altre stagioni nei campi della provincia di Milano Al centro, invece, le zone più a rischio sono la Val di Chiana, la Maremma, la zona attorno alla Capitale, la provincia di Latina, il casertano, la zona dell'hinterland di Napoli, il litorale Domitio, l'Agro aversano e la Piana del Sele. Basti pensa che solo a Castelvolturno è presente una comunità di oltre 15mila immigrati, una forza lavoro capace di sostenere un intero sistema produttivo e di muovere un'economia locale (a fronte di una politica che per anni si è scagliata contro la presenza degli stranieri sul territorio). E proprio a Castelvolturno, alcuni anni fa, venne organizzato lo sciopero dei migranti contro i caporali.: gli africani si presentarono alle "kalifou ground" (letteralmente: le "rotonde dove trovare gli schiavi a giornata"), con un cartello al collo e la scritta "oggi non lavoro per meno di 50 euro".
A Sud. Spostandosi a Sud, invece, le zone critiche sono l'ormai storica piana del Tavoliere, la zona di Nardò, in provincia di Lecce, il tarantino, il brindisino con Mesagne, la provincia di Bari. Senza dimenticare il buco nero di Palazzo San Gervasio, in Basilicata. E poi ancora, in Calabria, la zona attorno a Catanzaro, a Sibari, Crotone, Lametia Terme, Vibo Valentia. La Sicilia, oltre alle zone attorno ai grandi centri, fa contare aree critiche a Paternò, Andrano, Catania, Cassibile, Avola Florida, Biancavilla, Bronte. Paga da fame. Ovunque, senza distinzione tra Padania e resto d'Italia, si lavora e si viene sfruttati anche per pochi euro al giorno, e si sta chini a raccogliere primizie tra le 12 e le 16 ore continuative. E per 4 euro che restano in tasca, al caporale vanno i 5 euro per il trasporto sui campi, 3,5 euro per il panino e 1,5 euro per l'acqua. Gabelle nere su un lavoro schiavizzato.
Le ecomafie. Ma il caporalato in agricoltura è spesso legato al controllo mafioso del territorio e il fatturato delle cosiddette agromafie si aggira - secondo le stime - tra i 12 e i 17 miliardi di euro, pari a quasi il 10% dell'intera economia mafiosa (circa 150 miliardi di euro l'anno). Numeri che danno la tara di quanto ormai il sistema delle ecomafie sia radicato nella produzione agricola nostrana e quanto sia difficile - tra tagli progressivi al personale ispettivo e alle forze dell'ordine - contrastarlo.
Solo 42 arresti per caporalato. Ma il rapporto Flai-Cgil evidenza anche un ultimo lampante dato: la legge contro il caporalato fatica ad entrare a regime. Nei primi undici mesi del 2012, infatti, sono state arrestate con l'accusa di riduzione in schiavitù, tratta e commercio di schiavi, alienazione e acquisto di schiavi 435 persone. Solo 42 arrestate o denunciate per caporalato.