Attualità
6 dicembre, 2012

Volti e storie di San Benedetto

Incontri soprendenti in un un luogo dove l'unica straniera è l'emarginazione. Nella comunità di San Benedetto storie di disagio e sofferenza si superano insieme con allegria

Può accadere di bussare a quell'edificio accanto alla chiesa dove c'è scritto "Comunità San Benedetto" e di vedersi aprire la porta da una giovane transessuale (di nome Stella) che, in accappatoio e con i capelli bagnati, si sta preparando per andare a lavorare nel laboratorio di pelletteria della comunità. Va di corsa, lei è la responsabile di quel laboratorio e non si può cominciare senza di lei.

Può capitare di incontrare Eloisa, ragazzina del Guatemala strappata alla prostituzione, che ti mostra le fotografie dei suoi amici ragazzini ammazzati dagli squadroni della morte mentre si pettina al sole i lunghi capelli neri. E che quando le chiedi se conosce la sua celebre connazionale Rigoberta Menchù ti risponde col sorriso malandrino: "Chi? Ma è una cicciona!".

Può capitare Giacomino, malato psichico grave obeso che in comunità era persino dimagrito, diventato responsabile "dell'apparecchiamento della tavola". Può capitare di andare a bere una birra al centro sociale anarchico "Guercio" di Alessandria e sentire un concerto punk hard-core insieme a chi, fino al giorno prima era in strada a sbattersi per una dose e capire che proibire e punire non è l'unica strada. Può capitare persino di andare ad un convegno della Cgil a parlare di lavoro o di andare ad ascoltare una conferenza sull'antiproibizionismo. Tutti insieme, col furgone della comunità perché "dove facciamo l'uscita questa sera dopo cena?".

Può capitare di preparare il pane per tutti gli ospiti della cascina senza aver mai visto un impasto col lievito o di rincorrere il vitello scappato dalla stalla tenendolo invano per la coda mentre fino al giorno prima si facevano i conti della vita soltanto con siringhe e bustine bianche. Può capitare di fermarsi a mangiare nella cucina della Comunità a Genova insieme ad un gruppo di arzille partigiane e ottime cuoche che raccontano il bel tempo andato. Può capitare che don Gallo si metta a recitare Gaber mentre va in visita ai ragazzi. Può capitare pure di vedere nella cascina di Frascaro per la festa tutta della comunità del Primo Maggio un concerto di Manu Chao. E pure gratis.

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