Parla l'uomo che nel '95 per primo si travestì da antico romano per chiedere mance ai turisti. Ancora oggi va tutti i giorni al Colosseo e racconta: «Guadagno una cinquantina di euro al giorno, ma ci dobbiamo nascondere altrimenti ci mandano via»
"Non ho mai chiesto di diventare ricco: quello che voglio è solo mantenere la mia famiglia. Dicono tutti che ci si deve inventare un mestiere: bene, noi ce lo siamo inventati e ora ci vogliono impedire di lavorare...». Gianni la pensa così, e come lui la maggior parte dei suoi colleghi, i figuranti vestiti da antichi romani che stazionano davanti al Colosseo invitando i turisti a farsi fotografare con loro. Dietro piccolo compenso, ovviamente, che chiamano "libera offerta".
Tre figli, una moglie, e a 42 anni la sua famiglia dipende esclusivamente da questo lavoro. «Ho iniziato 17 anni fa, mio figlio più grande era in arrivo», racconta Gianni mentre beve il primo caffè della mattina nella sua casa di Campagnano, alle porte di Roma. «E' stato mio padre a darmi l'idea, ma il lavoro è andato così bene all'inizio che non ho più smesso. Certo, ammette amaramente, ora le cose non vanno più così bene, ma chi può dire il contrario oggi?».
Già, perchè i centurioni che circondano i monumenti storici hanno un bel po' di grattacapi adesso: «Dopo tanti anni in cui siamo stati prima messi in regola con il 121 Tulps, quello che regola gli artisti di strada, poi messi di nuovo fuori legge, ma comunque tollerati, ora Alemanno ha deciso che siamo indecorosi e dobbiamo andare via». Ed è iniziata la battaglia con i vigili urbani, in attesa che il Comune prenda una decisione definitiva sulla loro sorte.
«Però bisogna comunque portare a casa la pagnotta», dice ridendo Gianni, e così si parte. Ci vogliono 45 minuti per arrivare a Roma da Campagnano, tragitto che compie ogni mattina. E, una volta arrivati, in queste dure giornate di 'lotta', niente è facile. «Di solito», spiega il centurione «non ci dobbiamo contendere il posto tra noi, ormai ci conosciamo tutti. Siamo una trentina e ognuno ha il proprio posto al Colosseo. Ma ora che siamo stati sfrattati dobbiamo cercarci un posto in modo che possiamo lavorare in pace senza rubare il pane ai colleghi».
Il tempo di indossare tunica, armatura di vetroresina e sandali di cuoio (per un totale di circa mille euro di vestiario) in una cantina preso in affitto con cinque colleghi a 150 euro al mese, e comincia la ricerca. Si esclude il Colosseo, non è il caso di innervosire la polizia municipale in questi giorni. E allora si prosegue per San Pietro in Vincoli facendo un lungo giro per arrivare nei dintorni di Piazza Venezia. Un po' si sta lì, un po' si passeggia. E nel frattempo si fermano i turisti: «A photo? Here, here, no problem». E poi si chiede una piccola offerta: «Some money, just for a drink».
Le mance sono di un euro, un euro e cinquanta. La generosità di un inglese arriva a cinque euro. Ma il bottino, dopo due caffè, una merenda di metà mattina e un pezzo di pizza come pranzo, non è molto ricco. «E' così, e in questo periodo devi anche dire grazie». sospira Gianni. «E speriamo di non trovarmi in mezzo a una strada la settimana prossima».