Intervista a Gaetano Scalise, Avvocato difensore del dott. Aldo Fierro, primario del reparto di Medicina Protetta dell'ospedale Sandro Pertini in cui è morto Stefano Cucchi, in replica all'intervista al Senatore Luigi Manconi pubblicata sul sito il 6 giugno 2013.
In premessa, cosa vuole replicare all'intervista rilasciata da Luigi Manconi?
Tanto per cominciare, si è verificato un fatto peculiare: dopo la sentenza, il Senato della Repubblica ha consentito ad una delle parti processuale di tenere una conferenza stampa dal contenuto che oserei definire demagogico.
Si riferisce alla conferenza stampa tenuta dalla famiglia Cucchi insieme al senatore Manconi?
Sì. Che del resto aveva già tentato di costituirsi parte civile nel procedimento, e che quindi non ritengo sereno nel commentare alcuni aspetti della vicenda.
Ad esempio le percosse subite da Cucchi?
Anche. Veda, non è vero che quelle percosse sono state provate processualmente, come il senatore Manconi ha affermato: tant'è vero che gli agenti non sono stati condannati.
Ma i segni sul corpo di Stefano erano ben visibili...
Certo, ma oltre alla circostanza che si trattava anche di macchie ipostatiche post mortem, Cucchi ha sempre dichiarato di essere caduto, e lo ha riferito fin dal primo accesso al pronto soccorso. La mia opinione è che sia stata montata una sapiente campagna mediatica: noi non ci siamo difesi da un fatto processuale, ma da quello che sin dall'inizio è stato qualificato come il "caso Cucchi".
Lei è l'avvocato di uno dei medici.
Sono il difensore di Aldo Fierro, primario del reparto dell'ospedale Pertini di Roma dove fu ricoverato Stefano Cucchi.
E il Dottor Fierro è stato condannato a due anni.
Inizialmente il PM aveva contestato il reato di abbandono con una richiesta di pena di sei anni ed otto mesi: il che configurava un'ipotesi dolosa, consistente nel fatto che tutti i medici, d'accordo, avessero deciso di abbandonare Cucchi al suo destino non somministrandogli le cure di cui necessitava. Invece la condanna è per il reato di omicidio colposo.
Dunque una fattispecie meno grave...
Ma comunque frutto di una campagna mediatica costruita ad arte per creare sconcerto nell'opinione pubblica. La stessa Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, ha dichiarato che i medici del Pertini non sono degni di portare il camice.
E invece?
E invece Cucchi, com'è stato ampiamente dimostrato, è morto nel sonno in modo improvviso e imprevedibile. Secondo i periti della Corte per la cosiddetta "sindrome da inanizione", secondo gli altri periti per cause meramente cardiache.
Mi perdoni, ma la sindrome da inanizione, se non sbaglio, si ricollega allo stato di malnutrizione e disidratazione nel quale Stefano versava...
Ripeto: sulla circostanza non c'è accordo tra i periti. Dunque non possiamo considerarla acclarata.
La presunta malnutrizione, però, ci conduce alle cause per cui Cucchi decise di rifiutare acqua e cibo: cioè alla violazione dei suoi diritti di cui parla Manconi.
Guardi, anche su questo c'è da precisare. Manconi, ad esempio, parla dei genitori di Stefano e della loro impossibilità di visitare il figlio.
Un'altra invenzione mediatica?
Non dico questo. Quello che dico è che Cucchi non era in vacanza, ma era stato arrestato per spaccio di sostanza stupefacente, ed a casa furono rinvenuti 1Hg di Hascisc ed oltre 100 grammi di cocaina: e per ottenere il permesso di visitare un detenuto ci sono delle regole che occorre rispettare. Per esempio, se il padre si fosse rivolto a un avvocato avrebbe ottenuto il permesso per la mattina successiva: invece ha deciso di fare da solo; e questo, inevitabilmente, ha dilatato i tempi.
Mi scusi, a lei pare una giustificazione per il fatto che un padre riesca a vedere il figlio arrestato solo dopo la sua morte, della quale peraltro non è stato avvertito?
Non è questo il punto e nulla giustifica il mancato avviso dei familiari. Che le regole siano farraginose, che sia necessario cambiarle è un conto: ma finché quelle regole esistono e sono congegnate in quel modo occorre rispettarle. Del resto, e questo è un particolare che nessuno ha ricordato, al momento del ricovero Cucchi ha negato il consenso a fornire informazioni sanitarie ai familiari.
Esplicitamente?
Certo, per iscritto. E non ha mai formalmente chiesto di vedere il suo avvocato.
Come, scusi?
Guardi, la "telefonata" all'avvocato è una cosa che si vede nei film americani. Nella realtà, in Italia, per contattare il proprio avvocato occorre riempire un modulo, che la mattina dopo viene mandato nella sala avvocati del Tribunale, oppure inviare un telegramma.
E Cucchi non ha chiesto di fare né l'una né l'altra cosa?
E' un argomento di competenza della Polizia Penitenziaria, ma a me risulta di no. Quello che è certo è che ha chiesto che venisse informato il cognato per affidargli la sua cagnetta. Nient'altro.
Ricapitoliamo: non è certo che Cucchi sia stato picchiato, e in più lei sostiene che non abbia cercato di raggiungere né i genitori, né il suo avvocato. Le pare credibile?
Sì. Anche perché quando ha chiesto di vedere qualcuno gli è stato consentito di farlo. Mi riferisco ad una signora del CeIS (Centro Italiano di Solidarietà, ndr), ad esempio, con cui ha parlato il giorno prima di morire e alla quale, oltre a chiedere di avvertire il cognato, ha chiesto una bibbia.
Quindi?
Quindi, come vede, la "segregazione" di cui parla Manconi non c'è stata. Così come non c'è stata alcuna volontà di "nascondere" Cucchi dallo sguardo dell'opinione pubblica. Cucchi è stato visitato prima a Regina Coeli, poi due volte al pronto soccorso del Fatebenefratelli, quindi ricoverato nel reparto di Medicina Protetta del Pertini, nel quale ha iniziato a rifiutare tutto: cure, cibo, acqua, perfino le flebo ed alcune visite.
E' quello che afferma anche Manconi: aggiungendo che il rifiuto era motivato dall'impossibilità di vedere il suo avvocato.
E' una delle cose che Cucchi diceva, cambiando successivamente versione e poi cambiandola di nuovo. Il suo atteggiamento era ondivago. Immagini che negli ultimi giorni era stato stabilito che bevesse alla presenza di un infermiere, il quale era incaricato di annotare il fatto che avesse bevuto. E che il 21, cioè il giorno prima della morte, chiese una cioccolata calda, gli fu risposto che non ne avevano e gli fu proposto un succo di frutta che lui rifiutò.
Scusi, qual è il punto di caduta di questo ragionamento?
Cucchi era un paziente difficilissimo da trattare, che rifiutava l'assistenza e che è morto improvvisamente e in modo inaspettato. Io ho tutta l'umana comprensione per il dolore dei suoi genitori, ma la realtà deve essere accertata per quello che è.
Quindi lei ribadisce che per Stefano i medici hanno fatto tutto quello che potevano fare?
Assolutamente si.
Eppure sulla Repubblica di venerdì 7 giugno c'è un comunicato dell'Ordine dei Medici secondo il quale nel reparto di Medicina Protetta del Pertini non ci sarebbero le condizioni per lavorare in modo ottimale...
Non conosco i motivi di questa presa di posizione. Ma credo alluda alle difficoltà legate all'atteggiamento non collaborativo, polemico e talora autolesionista di molti dei ricoverati.
Ma in tutto questo il dottor Fierro, suo assistito, ha mai visitato Cucchi?
Guardi, Fierro è responsabile di una Unità complessa. Dopo il passaggio di competenze dal Ministero della Giustizia a quello della Salute ha assunto mille compiti: dirigere sei ambulatori di Rebibbia, sovrintendere alle vaccinazioni dei detenuti, preoccuparsi del budget, tenere i rapporti con la Regione e con il Garante dei detenuti e via discorrendo. Non ha visto Cucchi nel fine settimana perché non era fisicamente presente, poi nei giorni successivi ha dovuto incontrare i responsabili degli ambulatori di Rebibbia per il piano di vaccinazione contro l'influenza H1N1.
Ma fu perlomeno avvertito?
Sì, il 21.
Cioè il giorno prima che Stefano morisse...
Poche ore prima che poi morisse. Un medico si recò da lui verso le 18:30 (il decesso sarebbe poi avvenuto tra le 3 e le 4 del mattino) per riferirgli che c'era un paziente particolarmente problematico, che presentava condizioni scadute e che rifiutava il cibo e le cure.
E Fierro non andò a visitarlo?
No. Fece predisporre una relazione da inoltrare al magistrato il giorno successivo.
Ma la notte stessa Cucchi morì...
Guardi, le dico questo: nei mesi successivi alla morte di Cucchi alcuni pazienti presero a tenere il suo stesso atteggiamento. Scottato da quanto avvenuto, il dottor Fierro scrisse al Garante dei detenuti chiedendo il suo parere, e lui rispose che in assenza delle condizioni per il Trattamento sanitario obbligatorio era necessario informare il magistrato. Il che è esattamente quanto Fierro aveva già fatto per Cucchi.
Insomma, secondo lei il "caso Cucchi" è una montatura?
La definirei una vicenda complessa, in cui una situazione particolarmente difficile si è aggravata ed è precipitata in modo imprevedibile, intorno alla quale è stato creato "il caso" a cui lei fa riferimento.
Prendo atto del suo punto di vista, e le faccio un'ultima domanda: secondo lei Cucchi è stato picchiato o no?
Posso dirle questo: sia che le percosse ci siano state, sia che non ci siano state, la vicenda sarebbe andata esattamente allo stesso modo.
Nessuna causalità tra l'eventuale pestaggio e il decesso, quindi?
No, credo di no, lo hanno affermato anche i periti della corte di Assise.