C'è stato un depistaggio. La frase è ricorrente nelle inchieste sulle stragi italiane, di terrorismo e di mafia, ma nel nostro codice penale quel reato non c'è. Più volte la proposta è arrivata in Parlamento, ma si è sempre arenata. Una risposta e uno strumento in grado di contribuire a smascherare e punire le manine che hanno depistato le indagini, puntualmente in azione in ogni pagina nera di questo paese.
Ora la proposta di legge è arrivata in aula alla Camera, primo firmatario Paolo Bolognesi del Pd, presidente dell’Unione dei Familiari delle Vittime per Stragi. Giovedì ci sarà il voto. «È da anni che ne chiediamo l'introduzione. Ci siamo. Abbiamo lanciato anche una petizione su change.org. «Inoltre ci sono una serie di emendamenti che prevedono, per i reati imprescrittibili come quello di strage, di perseguire eventuali deviazioni apprese dopo l'entrata in vigore della norma». Un aspetto che potrebbe incidere sull'inchiesta sulla strage di Bologna ancora aperta. «Se la pista palestinese su cui stanno indagando si rivelerà falsa, frutto di un depistaggio, allora il nuovo articolo potrà essere applicato per punire i colpevoli».
Inizialmente la proposta introduceva un reato riferito al solo pubblico ufficiale e prevedeva un pena da 6 a 10 anni di carcere, ma il testo arrivato in aula, relatore Walter Verini (Pd), è mutato. Ora è previsto un reato comune con pena da 2 a 8 anni, con un'aggravante se il reato è commesso da incaricato di pubblico servizio o pubblico ufficiale.
Il capogruppo in commissione giustizia di Sel Daniele Farina è critico:«E' un pasticcio, con il nuovo testo è cambiata la natura del reato. Il reato diventa depistaggio e inquinamento processuale. La nuova formulazione prevede un'estensione della platea che svuota di senso il provvedimento. Così è molto difficile che lo votiamo, bisogna cambiare il testo». Proprio un emendamento di Sel ha consentito di cancellare una parte del testo che prevedeva la non punibilità in un caso quando «il colpevole ripristina lo stato originario dei luoghi, delle cose, delle persone, delle prove».
In commissione giustizia è stato sentito anche Roberto Scarpinato, procuratore generale presso la Corte di Appello di Palermo. Il magistrato, da anni in prima linea contro mafie e sistemi corruttivi, aveva fissato le priorità: individuare un reato di depistaggio a largo spettro con l'individuazione di pubblico ufficiale o incaricato di pubblico servizio come attore del crimine con pene da 6 a 12 anni. Indicazione disattesa. Ora in aula arriva un testo che ha l'obiettivo di fornire uno strumento in grado di perseguire quanti depistano le inchieste. Ma appare una risposta parziale e che rischia di non avere l'effetto desiderato.
«Sono quattro legislature che viene depositato un disegno di legge sul depistaggio e non si è mai arrivati alla discussione in aula» prosegue Bolognesi che aggiunge: «Questa volta ce l'abbiamo fatta. Certo, potrà essere migliorato, ma penso che l'ottimo è nemico del bene, nel senso che non si poteva più aspettare, era necessario introdurlo così da dare finalmente ai magistrati uno strumento in più per scoprire la verità sulle stragi. Se poi quando verrà applicato ci arriveranno segnalazioni da parte dei giudici su come migliorarlo saremo i primi a rivederlo, ma un conto è partire da zero, altra cosa è rimettere mano a un qualcosa che già esiste».