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Attualità
marzo, 2015

Droni, è boom: ecco tutti gli usi

Per salvare i migranti in mare. Per scopire abusi edilizi. Per mandarci pubblicità mirata sugli smartphone. Ma anche per trasportare droga o ricattare i vicini. Ecco cosa succede (e succederà sempre di più) con la diffusione dei "multicotteri"  

Secondo le previsioni Ue, il mercato dei droni in Europa varrà almeno 15 miliardi entro dieci anni. A livello mondiale, sostiene la società Usa Asd Reports il giro d'affari toccherà i 130 miliardi di dollari. Per Romeo Durscher,dirigente dell'azienda cinese Dji (uno dei maggiori produttori del mondo), «nel giro di 3-5 anni i droni saranno come gli smartphone, cioè diventeranno dispositivi personali da utilizzare nella vita di tutti i giorni».

Detta così, sembra che presto al mattino, appena alzati, la prima cosa che vedremo aprendo la finestra saranno multicotteri che ronzano per la città. In realtà le cose non andranno esattamente così, almeno nel breve o medio periodo: le regole varate dall'Enac per far volare un drone in Italia infatti sono molto stringenti, tanto che le aziende produttrici lamentano che «soffocano il mercato».

Del resto, far volare un oggetto di alcuni chili per aria non è uno scherzo, in termini di rischio per l'incolumità (ma anche la privacy) di quelli che stanno sotto. Ecco perché il fenomeno dei droni sembra destinato a uscire presto dal perimetro degli appassionati di aeromodellismo (che possono comunque divertirsi nelle aree non urbanizzate) per assumere molto presto una veste più professionale: cioè essere utilizzati soprattutto da enti pubblici o grosse aziende private, con tutti i permessi e per funzioni specifiche.

I droni, come ormai noto, sono piccoli mezzi aerei a pilotaggio remoto, la cui forma ricorda spesso quello di un ragno e che possono volare in modo stabile (grazie alla presenza di più motorini elettrici), comandati appunto a distanza; di solito hanno a bordo qualcosa che rende utile il loro volo: una fotocamera o telecamera, tipicamente; oppure una termocamera, che misura le temperatura in aria e al suolo; o magari sensori di gas; e così via. Senza almeno uno questi “occhi” o “nasi”, un drone non serve a molto, a parte l'eventuale trasporto di piccoli carichi. I modelli di videocamere più usati per i droni sono quelli GoPro, particolarmente resistenti agli urti, ma ormai ne esistono anche di molte altre marche, anche ad altissima qualità di definizione.

A cosa servono i droni è questione che ormai riguarda la cronaca, non la futurologia. E ogni giorno se ne apprendono utilizzi diversi, molto oltre quelli più conosciuti da un paio d'anni (gli esperimenti per la consegna di piccoli pacchi da parte di Amazon o delle pizze a domicilio di Domino's).

Video registrati da droni, ad esempio, sono già usati per misurare i flussi di traffico e il rischio di incidenti (gli esperimenti in questo senso vanno da Los Angeles alla provincia di Pisa), quindi modificare i tempi dei semafori, la segnaletica, etc.

Droni dotati di sensori miniaturizzati per l'analisi di fumi e polveri inquinate vengono spediti in cielo per verificare lo stato dell'aria e il rispetto delle regole sulle emissioni. E in un recente convegno a Roma sono stati messi a fuoco tutti gli usi possibili dei droni per il telerilevamento (gestione del territorio, rischio di frane o esondazioni, verifica del suolo in vista di costruzioni etc). In Umbria, uno Skyrobotic ha già eseguito rilievi monitorare l'evoluzione di una frana a San Giovanni Profiamma, vicino a Foligno.

Una Ong con sede a Malta, Migrant Aid Offshore, da qualche settimana soccorre i barconi dei migranti attraverso droni, che riescono a localizzarli e a vedere se sono in difficoltà: un utilizzo umanitario di non poco conto, che si appaia con quello uguale e contrario utilizzato al confine tra Stati Uniti e Messico, dove i droni servono a controllare la rete tra i due Paesi nelle zone desertiche e quindi fermare eventuali clandestini.

Per sconfiggere il calabrone asiatico (devastante per diverse coltivazioni e per gli allevamenti di api) in Liguria hanno appena approntato un piano ingegnoso: prendere alcuni di questi calabroni, inserire sul loro dorso un minuscolo chip “visibile” da un drone, che così potrà individuare i nidi e poi distruggerli dall'alto, bombardandoli con la permetrina.

Diversi comuni italiani stanno inoltre testando droni per la sicurezza: in pratica, come le videocamere in strada ma muovendosi in cielo, quindi monitorando una porzione di territorio più ampia; si tratta di esperimenti che vanno dalla Sardegna (Alghero) al Friuli (Godega, provincia di Pordenone). Sempre in Sardegna (Gallura) l’amministrazione di Olbia ha avviato un piano per sguinzagliare droni a caccia di abusi edilizi o per segnalare eventuali inizi di incendio. Il multicottero che individua costruzioni abusive è già una realtà anche in altre zone d'Italia, da Firenze a Sabaudia, da Bari a Salerno (dove sono stati così scoperti 745 immobili fantasma completamente sconosciuti al fisco e al catasto).

Un altro dei campi in cui vengono più sfruttati i droni è l'archeologia: qualche giorno fa alcuni droni con radar archeologici hanno scoperto i resti dell'antenata di Trieste, l'antica Tergeste, un accampamento romano costruito nel II secolo a.C; apparecchi simili sono stati usati per fotografare e poi ricostruire in 3d il sito archeologico di Hadrianopolis (oggi Sofratikë, in Albania). Due droni hanno effettuato una campagna di voli sul parco di Veio, nord di Roma, scoprendo una villa etrusca.

Non mancano gli usi pubblicitari dei droni, in combinazione con altre tecnologie. Un’azienda di Singapore ad esempio ha avuto l'idea di usare i droni per rilevare gli spostamenti delle persone attraverso il tracciamento dei loro telefonini (ovviamente serve un'applicazione sugli smartphone e l'accettazione da parte dell'utente): in questo modo quando i passanti si trovano nelle vicinanze di un esercizio commerciale vengono loro mostrati sul cellulare coupon e sconti per quei negozi.

Più ludica l'idea di un circo di Amsterdam, nel quale dozzine di droni animano da qualche giorno lo spettacolo  con luci laser ed evoluzioni acrobatiche in gruppo.

Fin qui, naturalmente, gli usi legali. Poi ci sono quelli pirata, che già si sono visti in alcune città europee. A Parigi, ad esempio, sono stati segnalati droni non autorizzati attorno a Place de la Concorde, sulla spianata degli Invalides, alla Torre Eiffel, lungo la Senna e vicino la Porte de Clignancourt: dati i recenti attentati nella capitale francese, la polizia è in allerta.

Nell'ottobre scorso invece l'arbitro ha dovuto sospendere la partita di calcio Serbia-Albania perché da fuori lo stadio qualcuno aveva fatto volare un drone con una bandiera albanese, fino a farlo atterrare sul campo di gioco. Un giocatore serbo ha strappato il vessillo e rapidamente è scoppiata una rissa che ha coinvolto calciatori e pubblico.

Altri usi illegali sono stati segnalati negli Usa: nel supermercato di un parcheggio di San Ysidro (vicino a San Diego, non lontano dal confine messicano) è stato trovato un drone precipitato con sei pacchetti di metnfetamina attaccati con il nastro adesivo. Un nuovo sistema, insomma, usato dai corrieri della droga.

A proposito, com'è noto è già diffuso in diversi paesi l'uso di droni dotate di videocamere a infrarossi per individuare eventuali campi illegali di cannabis; quello che è meno noto però è che in Inghilterra hanno scoperto una banda di criminali che adoperava esattamente gli stessi droni per trovare le coltivazioni e poi ricattare il proprietario, chiedendo il pizzo in cambio del silenzio.

Finora in Italia non si hanno notizie di droni usati illegalmente e forse anche a questo contribuiscono le regole molto rigide da pochi mesi entrate in vigore: in pratica, da noi, spedire un multicottero in cielo senza autorizzazione equivale a portare a spasso abusivamente un 747, per capirci. Con tutte le conseguenze del caso.

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