Dopo il "mea culpa" del numero uno Winterkorn, la casa tedesca annuncia lo stop alle vendite di vetture diesel negli Usa anche per il 2016. E ora rischia multe per 18 miliardi di dollari. Il ministro Sigmar Gabriel non nasconde l'imbarazzo

È un atto di pentimento plateale che somiglia a quello dei capi azienda giapponesi, quando vengono colti in flagrante per aver commesso qualche errore. Lo ha fatto Martin Winterkorn, numero uno del gruppo tedesco Volkswagen, nel giorno in cui la potente casa automobilistica tedesca è nell'occhio del ciclone, accusata di aver taroccato i controlli sulle emissioni inquinanti negli Stati Uniti. Un'accusa arrivata dalla Enviromental Protection Agency (Epa), l'agenzia che si occupa del rispetto delle norme anti-smog, che ha costretto il gruppo di Wolfsburg ad annunciare lo stop alle vendite di auto equipaggiate con motori diesel negli Stati Uniti per il 2015 e per il 2016, nonché a ritirare 482 mila vetture con marchio Vw e Audi già vendute sul mercato americano.

L'Epa e il California Air Resources Board (Carb) hanno reso noto di aver riscontrato quelle che lo stesso Winterkorn, in una dichiarazione pubblica disponibile sul sito dell'azienda, ha definito «manipolazioni che violano gli standard ambientali americani». «Il consiglio di gestione di Volkswagen considera molto seriamente le conclusioni raggiunte (da Epa e Carb, ndr)», ha affermato Winterkorn, dicendo di essere «personalmente e profondamente dispiaciuto per aver tradito la fiducia dei nostri clienti e del pubblico. Coopereremo pienamente con le agenzia responsabili, con trasparenza e urgenza, per stabilire i fatti di questo caso in maniera chiara, aperta e completa».

Il caso Volkswagen, come rischia di passare alla storia, non è il primo esempio di richiamo di massa di automobili ordinato dalle autorità federali americani, che in questi ultimi anni si sono distinte per severità. Appare però particolarmente grave perché il gruppo tedesco, che lo scorso mese di luglio aveva superato la giapponese Toyota al vertice della classifica mondiale delle vendite, è accusato di aver utilizzato un software in grado di manipolare i dati delle emissioni durante gli specifici test effettuati dalle autorità.

«Ci aspettavamo meglio da Volkswagen», ha detto Cynthia Giles, della Epa, in una dichiarazione riportata dal “New York Times”, definendo le azioni della casa di Wolfsburg «una minaccia per la salute pubblica». Secondo il sito specializzato “Automotive News”, la vicenda potrebbe costare il posto a Winterkorn, visto che Volkswagen rischia multe fino a 18 miliardi di dollari. Alla Borsa di Francoforte le azioni del gruppo hanno subito e vero e proprio tracollo, scendendo fino a 126,70 euro, dai 161,35 euro di venerdì scorso. Nelle ultime battute il titolo si è un po' ripreso dai minimi, attestandosi attorno a 132 dollari, con un calo di quasi il venti per cento.

Sullo scandalo per il momento non è intervenuta pubblicamente la cancelliera tedesca Angela Merkel, che proprio di recente aveva sottolineato quanto sia importante il settore automobilistico per l'industria tedesca,  che in questi anni ha visto crescere le proprie esportazioni nel mondo favorendo la fase positiva dell'intera economia nazionale. Molto duro il commento rilasciato alle agenzie di stampa dal ministro dell'economia, Sigmar Gabriel: «È una brutta storia, credo sia evidente», ha detto, definendo la vicenda un «clamoroso inganno ai danni dei consumatori».

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