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Attualità
marzo, 2016

Bce: "Draghi ha esaurito gli spazi di manovra ora servono politiche fiscali"

L'economista Boitani: "Con le misure di oggi la politica monetaria è arrivata alle sue colonne d'Ercole. Ora bisogna puntare sugli investimenti. Permettendo ai governi di finanziarli in deficit"

«Con le decisioni di oggi della Bce la politica monetaria ha raggiunto le sue colonne d'Ercole, ora serve una politica fiscale che favorisca maggiormente gli investimenti». È questa l'analisi di Andrea Boitani, professore di Economia monetaria all'Università Cattolica di Milano, dopo la decisione di oggi della Banca centrale europea di azzerare i tassi d'interesse e aumentare la portata del “Quantitative easing”, accrescendo da 60 a 80 miliardi di euro la quantità di titoli acquistabili ogni mese, portando dal 33 al 50 per cento il tetto di ogni emissione obbligazionaria che la Bce potrà comprare e includendo per la prima volta fra i possibili acquisti anche le obbligazioni emesse dalle industrie.

Assieme a questi interventi, la banca guidata da Mario Draghi ha rilanciato un ulteriore meccanismo di finanziamento a lungo termine delle banche, chiamato Tltro, attraverso il quale metterà a disposizione delle banche dei fondi, mirati e a lungo termine, finalizzati ad aumentare i prestiti per le imprese.

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«L'obiettivo della Bce è appiattire al massimo la curva dei tassi d'interesse. Il costo del denaro per le famiglie e per le imprese, infatti, riflette maggiormente i tassi d'interesse a lungo termine, più che quelli a breve termine. Con queste misure, e in modo particolare con il Tltro, la banca centrale mira ad abbassare i tassi a lungo termine, proprio per favorire chi vuole investire, dare ulteriore sostegno alla domanda di beni e, di conseguenza, alla ripresa», spiega Boitani. Il senso dell'espressione usata dall'economista all'inizio, «le colonne d'Ercole della politica monetaria», è che con queste misure la Bce ha praticamente esaurito i suoi margini d'azione. «Il problema è che, per molti motivi, i canali di trasmissione all'economia reale degli stimoli che arrivano da Francoforte si sta esaurendo», dice. «Uno di questi», spiega, «è l'indebolimento dell'euro, che potrebbe aver raggiunto limiti non più valicabili e, di conseguenza, non aiutare più di tanto le esportazioni dell'Eurozona. L'altro canale è il credito che le banche possono fare alle imprese, che risente però delle condizioni delle banche: molti istituti soffrono per i crediti concessi in passato che adesso non vengono più restituiti e considerano troppo rischioso prestare altri quattrini».

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Boitani osserva che Draghi ha ripetuto l'invito che già aveva fatto in gennaio, quando aveva detto che gli interventi della Bce dovrebbero essere accompagnati da politiche fiscali adeguate a rilanciare la crescita. «Le politiche fiscali dovrebbero sostenere la ripresa economica, pur rispettando le regole fiscali dell'Unione europea», ha ripetuto oggi il presidente della Bce oggi. Qui, sostiene Boitani, sta il problema: «In una situazione come quella attuale, andrebbero sospese per tre anni le regole che impongono ai Paesi europei di andare verso il pareggio di bilancio», dice l'economista. «Quando dice che tutti dovrebbero ricercare politiche fiscali favorevoli alla crescita, ha certamente ragione Draghi. Perché all'interno della spesa pubblica ci sono interventi che danno maggior sostegno all'economia, come gli investimenti, e altri che peggiorano i conti pubblici senza servire a nulla», spiega Boitani.

Allo stesso tempo, però, ricercare il pareggio di bilancio in una fase come questa secondo il docente della Cattolica è assurdo: «Non parliamo dell'Italia, pensiamo alla Germania e all'Austria: potrebbero permettersi tranquillamente di fare un po' di deficit, senza auto-flagellarsi nell'austerità come stanno facendo oggi. In Germania credo che sarebbe facilissimo individuare 50 miliardi di euro d'investimenti fattibili subito, necessari e senza sprechi, che favorirebbero soprattutto l'economia nazionale, ma che si ripercuoterebbero positivamente anche sui Paesi vicini».

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Se non si spezza la spirale negativa determinata dall'austerità, a giudizio di Boitani, si perde l'occasione storica che il quantitative easing e i tassi a zero stanno dando all'economia europea, e cioè quella di sfruttare il denaro a costo zero per investire per il futuro: «Un vincolo alla spesa pubblica serve, e quindi andrebbe benissimo mantenere il tetto al disavanzo pubblico al 3 per cento. All'interno di questo spazio, però, per un periodo di tre anni ritengo che sarebbe necessario abbandonare l'idea di raggiungere il pareggio di bilancio e permettere ai Paesi di fare più deficit, magari a patto che la spesa aggiuntiva serva a finanziare investimenti immediati. Se c'è il timore che i Paesi possano sprecare quei quattrini», aggiunge l'economista, «la Commissione potrebbe dare regole anche molto stretto su quali investimenti fare, magari incaricando un gruppo di esperti di indicare quali sono i settori su cui puntare».

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