
«Siamo noi oggi il terzo partito in Germania», dice in questa intervista con “l’Espresso” Frauke Petry, presidente di “AfD”, «e il nostro successo dipende dal fallimento della politica migratoria della Merkel che ha gettato Germania ed Europa nel caos». Frauke Petry, 40 anni, nata a Dresda, nell’Est, madre di 4 figli, spiega anche la strategia del suo partito: «C’è bisogno in Germania di una nuova destra, conservatrice e liberale, a fianco di una Merkel scivolata troppo a sinistra».
Frauke Petry, partiamo dall’emergenza profughi. L’anno scorso ne sono arrivati un milione in Germania: troppi?
«Il problema è che non si tratta di un milione di “profughi”. Tra loro ci sono molti migranti che, per motivi economici, cercano di sfruttare il nostro diritto di asilo. Non è decisivo il numero dei profughi quanto l’abuso del nostro sistema di diritto, un abuso a cui dobbiamo porre presto fine».
Eppure la cancelliera Merkel continua a ripetere lo slogan «ce la facciamo». Inteso ce la facciamo ad accoglierli.
«Angela Merkel e il governo sono i responsabili di una politica migratoria che, come vediamo ogni giorno, ha conseguenze catastrofiche per la Germania e l’Europa. Proseguire su questa linea equivale a seppellire per sempre l’Europa democratica che abbiamo costruito».
Lei e il suo partito come pensate di risolvere questa crisi: costruendo nuovi muri in Germania?
«Ripeto, non ci troviamo davanti a profughi, ma a una migrazione illegale dall’Africa e dal Medio Oriente sostenuta anche dal governo di Berlino. I profughi della guerra in Siria, o i cristiani perseguitati in Iraq, possiamo accoglierli e aiutarli. Ma contro le migrazioni illegali occorre lanciare agli Stati di partenza un chiaro segnale politico: più controlli alle frontiere, via ogni stimolo finanziario, espulsione di chi non ha titoli all’asilo e una riforma del diritto stesso di asilo».
Così saltano, o sono già saltati, gli accordi di Schengen.
«Schengen è fallito già nel 2015, e tutte le conseguenze negative del suo fallimento, ad esempio l’aumento della criminalità nelle nostre città, sono realtà da tempo note a chi le vuol vedere».
In Europa si continuano ad erigere muri e confini contro i profughi. Le pare una soluzione adeguata?
«Un diritto all’asilo umano e liberale ha bisogno, per esistere, di confini, così come ogni Stato di diritto ha bisogno di leggi. Per questo è giusto che i Paesi dell’Est Europa ricostruiscano sistemi di controllo alle frontiere. Se questa Europa non avesse già liberalizzato da anni il suo sistema di asilo, oggi non sarebbero necessari questi sistemi di controllo»..
Matteo Renzi, il premier italiano, chiede ai Paesi dell’Est più solidarietà con i profughi, anche in cambio dei fondi europei...
«Ma si può ancora parlare di Europa unita se alcuni Paesi minacciano, con i fondi europei, i diritti di altri Stati sovrani? Se è questa l’Europa unita allora dovremmo rivedere, ed urgentemente, l’intera costruzione europea».
Vuol dire che con l’emergenza profughi è crollato anche il progetto di Europa unita?
«Il progetto è già fallito con l’introduzione dell’euro. La crisi delle migrazioni e l’incapacità di risolvere i conflitti internazionali che le originano hanno solo reso più evidente il fallimento del progetto-Europa. In realtà, dovremmo avere il coraggio di archiviare i Trattati europei e riscrivere e ripensare l’Europa».
L’economia europea e quella tedesca funzionerebbero meglio senza l’euro?
«Sì, per l’Europa sarebbe molto meglio sbarazzarsi dell’euro e passare a unioni monetarie e finanziarie più piccole, oppure tornare alle valute nazionali. In quest’ultimo caso si potrebbe ancora far ricorso ad unità di riferimento come l’Ecu, che consentirebbe però le svalutazioni alle singole monete nazionali».
Vede dunque nel ritorno alle nazioni la soluzione dei problemi dell’economia?
«Cosa ci trova di paradossale in questo? Gli Stati nazionali sono stati per secoli garanzie di stabilità e possono esserlo ancora. Ciò di cui abbiamo oggi bisogno è una Europa delle nazioni ridotta alle sue funzioni essenziali: spazi economici comuni e comuni strategie, ma senza nessuna burocrazia omogenea che imponga come ora le norme dall’alto».
Diversi economisti sostengono che i profughi, anche per motivi demografici, possono essere un’opportunità per i Paesi che li accolgono, Germania compresa.
«Un’assurdità! Il 90 per cento dei migranti finisce nei nostri sistemi di sostegno sociale senza alcuna realistica possibilità di trovare un posto nel mercato del lavoro. Circa il 70 per cento di loro sono giovani musulmani socializzati in realtà non democratiche e contrari all’emancipazione e ai diritti della donna».
Queste sue posizioni radicali spiegano l’annunciato successo del suo partito alle prossime elezioni regionali in Germania?
«Afd è nata perché tutti i partiti tradizionali si sono allontanati dai bisogni dei cittadini. È dal 2013 che cerchiamo di proporre risposte credibili sui temi dell’euro, dell’Europa, delle migrazioni e della famiglia: ecco su che si basa il nostro successo attuale».
Cosa intende per “risposte credibili”?
«Il fatto che affrontiamo questi temi coniugandoli alla nostra identità nazionale e storica, ai presupposti cioè di una coerente e responsabile politica statale. Oggi, dopo una fase di lunga diffamazione subita da parte dei media, vediamo come la crisi delle migrazioni stia innescando nella pubblica opinione un cambiamento a nostro favore».
In realtà, dopo i fatti di Colonia, la AfD sta strumentalizzando le fobie e paure dei tedeschi contro l’Islam e gli stranieri...
«Ha ragione quando vede nei fatti di Colonia, che si sono verificati in molte altre città tedesche, una svolta decisiva nell’opinione pubblica in Germania. I problemi che abbiamo oggi con i migranti illegali, con un diffuso islamismo che non rispetta le norme della democrazia, anche con l’importazione di un certo antisemitismo nelle nostre città, sono i motivi di fondo che ispirano il cambiamento a nostro favore e i nostri successi elettorali. Siamo noi il partito che insiste su questi problemi e spinge verso alternative concrete».
A 70 anni dalla fine della guerra e del nazismo, c’è spazio in Germania per un partito d’estrema destra?
«Non semplifichi in questo modo la realtà. Il nostro partito si rivolge ad una gamma di elettori che va dai liberali, ai professionisti al centro più conservatore. Sono ex-elettori di tutti e tre i partiti popolari, della Cdu, Spd e della Fdp a darci oggi il loro voto».
Ha già preso contatti con Marine Le Pen in Francia o con Matteo Salvini in Italia?
«Per ora non è questa la nostra priorità, e poi tutti i politici dovrebbero parlare tra loro; comunque no, non ho preso contatti né con Le Pen né con Salvini».
È l’ora dei populisti di destra in Europa?
«Più che dei populisti, spero che sia l’ora dei realisti politici e dei visionari, di coloro che imparano dalle esperienze e non tentano di realizzare utopie lontane dalla volontà dei cittadini».