Il programma si chiama “Devious” e viene trasmesso dal canale televisivo della Repubblica islamica dell’Iran (IRIB). Uomini e donne vengono ripresi mentre dicono di essersi pentiti di aver postato i loro contenuti online e aver violato le leggi morali iraniane. Dagli studi, agenti di polizia ed “esperti” discutono di come la piattaforma dei social media consenta determinati abusi e crimini. Elnaz Ghasemi e Maedeh Hojabri, due dei “pentiti” avrebbero rilasciato le loro dichiarazioni prima di essere liberati.
Lo stesso giorno, dal suo profilo Instagram, Shaparak Shajarizadeh informava di essere stata condannata a 20 anni (di cui due da scontare in galera) di detenzione per un video che la ritraeva senza capo coperto mentre ballava: segno di protesta verso l'obbligo per le donne iraniane di indossare l'hijab.
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Nel 1926 con Shah Reza Pahlavi in Iran venne bandito l’uso del velo reintrodotto nel 1979 con il rovesciamento dello shah e la presa del potere da parte dell’Ayatollah Ruhollah Khomeini. Nonostante oggi il paese sia governato dal presidente moderato Hassan Rouhani, l’uguaglianza dei diritti è negata quando si parla di matrimonio, divorzio, affidamento e custodia dei figli, cariche pubbliche e scelta dell’abbigliamento. Secondo l’articolo 63 del codice penale, infatti, devono essere punite con la multa o con il carcere tutte le donne, comprese le bambine dai nove anni in su, che non si coprono con il velo nelle strade e nel luogo pubblico.
Nonostante le forti limitazioni la rete resta uno strumento di denuncia per molti iraniani.
My stealthy freedom è un movimento online nato nel 2014 da Masilah Alinejad in sostegno delle donne obbligate ad indossare il velo e contrario al codice di abbigliamento. Dalla sua nascita ha ricevuto più di 3.000 foto e video che mostrano le donne senza la testa coperta.
Nel 2017 ha lanciato la campagna “White Wednesday”: indossare abiti bianchi nel giorno di mercoledì.
L’imposizione di un codice di abbigliamento obbligatorio per le donne in Iran, secondo Human Rights Watch, viola i loro diritti alla vita privata, all’autonomia personale e alla libertà di espressione, così come alla libertà di religione, pensiero e coscienza. Il diritto internazionale definisce il diritto alla libertà come la possibilità di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee di ogni tipo.