Ci sono le Cinque Stelle del Movimento, simbolo di trasparenza e onestà. E poi c'è la «cometa di Halley», metafora di un'occasione da non perdere: quella di chiudere affari e incassare tangenti mascherate da consulenze da centinaia di migliaia di euro. «La congiunzione astrale, come quando passa la cometa di Halley» è la frase simbolo intercettata dai carabinieri del Nucleo investigativo di Roma e contenuta nell'ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip del tribunale di Roma che ha portato in carcere Marcello De Vito, il presidente dell'assemblea capitolina.
Un pezzo da Novanta del partito guidato da Luigi Di Maio, che ha subito annunciato di averlo cacciato. L'accusa è pesante: corruzione. Oltre a lui sono finiti nella rete della procura di Roma - l'indagine è coordinata dal pm Paolo Ielo, Barbara Zuin e Luigia Spinelli - altre tre persone: tra questi l'avvocato e “procacciatore” Camillo Mezzacapo. Amico e sodale di De Vito.
Ed è proprio Mezzacapo in un dialogo intercettato a suggerire al grillino di cogliere l'attimo politico favorevole, visto che il movimento Cinquestelle è maggioranza nel governo nazionale e della Capitale.
Dice Mezzacapo: «Guarda, c'è una congiunzione astrale che è come quando passa la cometa di Halley...cioè, state voi al governo qua di Roma e anche al governo nazionale in maggioranza rispetto alla Lega, è la cometa di Halley, allora adesso hai un anno, se adesso non facciamo un cazzo in un anno però allora voglio dire mettiamoci il cappelletto da pesca, io conosco un paio di fiumetti qua ci mettiamo là ci mettiamo tranquilli con una sigarettella un sigarozzo là, con la canna e ci raccontiamo le storie e ci facciamo un prepensionamento dignitoso».
Come dire, non lasciamoci sfuggire i vantaggi del momento. Perché oggi siamo al potere, domani chissà. «Ci rimangono due anni, due anni», ribadisce l'avvocato. E stando agli atti della procura e del gip la coppia grillina si è mossa davvero con rapidità e grande abilità, dentro e fuori le istituzioni.
L'inchiesta su De Vito è un nuovo filone d'indagine dell'istruttoria che portò in carcere Luca Lanzalone, ex presidente di Acea e legale che curava per la giunta Raggi l'iter per la realizzazione del nuovo Stadio della Roma. Oltre al Mr Wolf di Virginia, finì in manette anche il costruttore Luca Parnasi, l'imprenditore che doveva realizzare il nuovo impianto. Parnasi, si scopre adesso, avrebbe corrotto anche De Vito.
Ecco cosa scrive il gip sul grillino: «La funzione pubblica svolta viene mercificata e messa al servizio del privato al fine di realizzare il proprio arricchimento personale, che è l'obiettivo al quale appaiono finalizzate tutte le condotte dei citati indagati». E ancora: «L'ufficio pubblico di De Vito appare non occasionalmente, ma costantemente strumentale alla realizzazione di tale arricchimento, che è la filosofia che dirige l'azione del pubblico ufficiale e del suo compartecipe, azione inequivocamente indirizzata alla realizzazione del massimo dei profitti».
De Vito, infatti, avrebbe usato una società intestata ad altri, la Mdl, per incassare le prebende. Che arrivavano dai costruttori (sono indagati anche i Toti e le aziende di Giuseppe Statuto, che sarebbero stati favoriti nei loro affari dal grillino) attraverso consulenze legali fittizie a Mezzacapo: «Va beh, distribuiamoceli subito questi», dice De Vito intercettato mentre parla con il suo mediatore.
Secondo gli investigatori il politico si riferisce ai soldi entrati nelle casse della società a lui riferibile. Mezzacapo gli risponde, invitandolo alla cautela: «Ma adesso non mi far toccare niente, lasciali lì, a fine mandato se vuoi ci mettiamo altro sopra se vuoi...». Alla fine l'avvocato riesce a placare la richiesta del presidente dell'assemblea capitolina, e lo convince ad aspettare la fine della legislatura. «Cioè la chiudiamo, distribuiamo poi, liquidi e sparisce tutta la proprietà, non c'è più niente e allora però questo lo devi fa quando hai finito quella cosa siccome mo ci stanno facendo sponsorizzazioni...».
Per la procura è una conversazione «illuminante», che chiarisce «in maniere inequivocabile il patto scellerato tra De Vito e Mezzacapo, dando chiara dimostrazione di come le somme confluite nella Mdl, formalmente riconducibile solo al secondo, siano invece anche del pubblico ufficiale, che appare, peraltro impaziente, di entrarne in possesso». Un format, prosegue il gip che ha firmato l'ordinanza di custodia cautelare, assolutamente riuscito, grazie alla «congiunzione astrale e alla spregiudicatezza di chi ritiene di potersi muovere liberamente e impunemente in ambiti criminali».
Tra un affare e un favori ai costruttori coinvolti, però, De Vito e il suo complice hanno il tempo di discutere anche di politica. Mezzacapo:«Non credo che alle prossime elezioni a Roma il movimento rivada al governo della città, te lo dico proprio sinceramente...va beh tutto può succedere». E De Vito: «Mah vediamo, a noi basta andare al ballottaggio...comunque noi...loro dovrebbero fare un deroga alla regola dei due mandati». L'avvocato si dice convinto che si voterà i primi mesi del 2020, «quella è la finestra». D'accordo De Vito, che però aggiunge: «Devono solo fare le nomine Eni...Enel... credo ( si voti ndr) maggio, giugno 2020».