Passato il brivido delle regionali che minacciavano la tenuta della maggioranza, il centrosinistra torna a chiedere con più convinzione le modifiche dei decreti sicurezza lasciate in panchina durante l’estate in attesa di venti migliori. Il testo sembra infatti finalmente essere prossimo all’esame del Consiglio dei Ministri, come recentemente annunciato dalla stessa ministra Luciana Lamorgese.
A fronte di una notevole apertura alle modifiche relative al capitolo accoglienza e protezione umanitaria, per quel che riguarda la cittadinanza al momento si interviene solo con una riduzione da 48 a 36 mesi dei tempi di attesa per la valutazione delle richieste. Un anno di sconto, a fronte dei 2 anni previsti prima del decreto Salvini e con le altre misure sostanzialmente rimaste ancora in piedi, quali ad esempio l’aumento del contributo a 250 euro per la domanda e la possibilità di revoca della cittadinanza. Proprio sulla riduzione dei tempi di valutazione della domanda è di questi giorni la lettera- appello del movimento Italiani senza cittadinanza indirizzata alla ministra dell’Interno, con chiaro riferimento al caso del calciatore Suarez: «Se un calciatore straniero può o 'deve' diventare cittadino in due settimane, perché degli italiani di fatto devono aspettare quattro anni?». Nella missiva anche la richiesta di un ripristino ai 2 anni di attesa, giudicati più che sufficienti per l’esame della domanda.
Contestualmente si torna a parlare di riforma della legge sulla cittadinanza in seguito all’apertura del premier Giuseppe Conte a valutazioni sul caso. Inoltre, diverse realtà di figli dell’immigrazione lanciano un’iniziativa sul tema nella speranza di una stagione dei diritti più favorevole.
L’appuntamento è per il 3 Ottobre con una manifestazione a Roma a piazza Santi Apostoli, promossa da diverse realtà: NIBI - Neri Italiani Black italians, CoNNGI - Coordinamento Nazionale Nuove Generazioni italiane, Black Lives Matter Roma, Eritrea democratica e 6000 Sardine, a cui hanno aderito tante altre organizzazioni e personalità del mondo politico e della cultura. Una manifestazione, come dichiarano gli organizzatori, che ha l’obiettivo di chiedere una riforma della legge sulla cittadinanza ma anche l’abolizione dei decreti sicurezza e di contestare il Memorandum sulla Libia da poco rinnovato, in ricordo del tragico naufragio avvenuto il 3 Ottobre 2013 a Lampedusa.
Sono anni che si attende una riforma della Legge 91 e le modiche al decreto sicurezza in materia saranno un primo test sulla reale volontà di cambio di passo da parte del Governo. Iniqui sconti sulle tempistiche e trattative al ribasso non basteranno a chi attende un segnale molto diverso.
Modifiche che sembrano dettagli corrispondono a limiti concreti e quotidiani per milioni di persone e non vi è più spazio per nuovi slogan quali ius soli o ius culturae se con l’altra mano si lascia che una legge venga pian piano peggiorata lontano dai riflettori.
Un esempio su tutti: un ragazzo di 18 anni nato in Italia che chiede di acquistare la cittadinanza allo stato attuale deve pagare 250 euro. Prima del decreto Salvini ne pagava 200, e ancor prima del decreto Maroni non doveva pagare. Perché deve pagare se nato qui e come se non bastasse anche sempre di più a colpi di decreto? Sulla revoca della cittadinanza: perché un italiano di origine straniera che ha commesso un grave reato non deve essere considerato semplicemente un criminale come gli altri e può invece vedersi togliere la cittadinanza acquisita?
Con l’unica insufficiente modifica rispetto al tema, contenuta nella bozza del decreto immigrazione, bisogna aspettare 3 anni per esaminare una richiesta dopo altri 10 anni previsti per legge per poterla avanzare. È molto tempo, ancora troppo.
La legge sulla cittadinanza ha subìto un accanimento, silenzioso, che si nasconde nei dettagli, mentre a gran voce vengono avanzate proposte di riforma che restano immobili. Chi lo vive non sa più come denunciarlo e resta imbrigliato nelle maglie della burocrazia, nella quale si nascondo precise scelte politiche. Ci sono stati soltanto peggioramenti negli ultimi anni, chi poteva ha modificato indisturbato questa legge. Solo non lasciando che ciò avvenga più si possono gettare le basi per un reale percorso di riforma della cittadinanza, tutto il resto è noia.