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Attualità
febbraio, 2021

Il giorno prima del Covid-19, un anno fa. Poi il virus ha inghiottito il nostro mondo

C’erano le sfilate a Milano. I turisti a Ivrea. Parasite fresco di Oscar. Il no all’arresto di Carola Rackete. La notizia dall’ospedale di Codogno sul primo contagiato trapelò solo a tarda sera. Dopo, niente sarebbe stato più lo stesso

Il giorno prima, un anno fa, a Gibellina (Trapani) le preoccupazioni riguardavano la meteorologia. Il parroco aveva guidato una processione di cittadini col naso all'insù che cantavano: “Oh Dio dacci la pioggia”. Non pioveva da due mesi e le previsioni erano pessime, cioè ottime: anticlone su tutta la Penisola da Bolzano a Palermo, temperature miti, considerata la stagione. A Firenze, palazzo Strozzi, veniva inaugurata la mostra dell'artista argentino Tomàs Saraceno dal titolo che a posteriori sembra un'invocazione: “Aria”. Si andava ancora alle mostre, al cinema a teatro. A Roma, all'Ambra Jovinelli, si erano presentati tutti gli amici di Ferzan Ozpetek per la prima della trasposizione sul palcoscenico del suo film “Mine vaganti”. A Bologna Branciaroli portava “I Miserabili” di Victor Hugo al Duse. Nelle sale imperversava il Gabriele Muccino de “Gli anni più belli” e si contendeva gli spettatori col coreano “Parasite”, fresco di molti Oscar.

 

Napoli annunciava sfilate di Carnevale dal Rione Sanità a Scampia dove le ruspe stavano abbattendo le Vele, il mostro di cemento, anche se gli abitanti, interrogati rispondevano: “Ma noi lì dentro ci siamo stati bene”.

 

A Ivrea per la tradizionale “battaglie delle arance” si aspettavano “centomila turisti”. Già, c'erano ancora i turisti. Un italiano si era spinto sino alla meravigliosa Petra, in Giordania ed era stato ucciso da un masso staccatosi dalle rovine. All'Olimpico di Roma, per un assembramento che oggi ci sembra fantascienza, erano stati staccati 50 mila biglietti per la partita di rugby tra Italia e Scozia.

 

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Il giorno prima del primo caso di coronavirus (allora lo chiamavamo così, Covid-19 sarebbe entrato in uso dopo), era il 20 febbraio 2020 e a Milano c'erano le sfilate di moda, Fendi e Prada vestivano donne “dalla femminilità potente e fiera” che di lì a poco avrebbero potuto sfoggiare solo fantastiche tute casalinghe. Il SuperMario delle cronache era Balotelli finito non nello sport ma nella cronaca perché una ragazza minorenne, con la complicità del suo avvocato, lo aveva accusato di stupro. Stupro molto presunto se il legale era finito indagato per estorsione. Aveva chiesto soldi al calciatore per evitare una denuncia. Nella stessa città del mancato campione, Brescia, una donna vittima di Revenge porn era disperata per essere stata licenziata ed aveva scoperto che le sue immagini intime erano finire pure nelle chat delle forze dell'ordine. Chiedeva aiuto ma i suoi datori di lavoro rispondevano: “Dobbiamo tutelare i clienti”.

 

Insomma tutto era normale, tutto diverso da “dopo”. Un spartiacque. Tutto? Tutto il resto. Non l'immutabile, immarcescibile politica. Il SuperMario dei tempi attuali campeggiava sulla prima pagina de “La Stampa”. Titolo di apertura: “Il piano di Renzi punta su Draghi”. Ma dai! Sommario: “L'ipotesi di un governo costituzionale affidato al banchiere tenta pure la Lega. Ma Salvini è dubbioso”. Il leader di Italia viva, stando ai retroscenisti di pressoché tutte le testate, minacciava la crisi di governo sulla Giustizia, voleva sfiduciare il ministro Bonafede e “flirtava” con Forza Italia. Conte dal canto suo si preparava all'addio ai renziani per rimpiazzarli con i “Responsabili”. Se avete uno stordimento da deja-vu non avete le allucinazioni e siete in buona compagnia. “Il Fatto Quotidiano” sparava un titolo che, col senno di poi, sembra humour nero: “Chiamate l'ambulanza” per il fiorentino. E sintetizzava: “Via reddito di cittadinanza e Bonafede (lo dice da un mese). Conte lo ignora”. Seppur con tempi molto più lunghi avrebbe dovuto prenderlo parecchio sul serio.

 

La direttrice del “Manifesto” Norma Rangeri gli dedicava un fondo al vetriolo: “Il piccolo cabotaggio di un ex leader”. Si sprecavano i paragoni con Bettino Craxi e l'uso spregiudicato della sua posizione da ago della bilancia. La “Repubblica” aveva il solito annuncio dell'anteprima di cosa si sarebbe trovato la domenica successiva su “l'Espresso”. In copertina una vignetta di Makkox con Renzi e Conte: “Gli illusionisti”. Spiegazione: “Si scambiano parlamentari. Si contendono il palcoscenico. Si fanno la faccia feroce, tra minacce e bluff. Così Renzi e Conte nascondono le loro debolezze. E spianano la strada a Salvini”. Ora sappiamo quanto. Negli altri richiami agli articoli più importanti. “Libia senza tregua. La guerra non si ferma. Tripoli è sotto assedio. La comunità internazionale proclama invano lo stop alle armi”. “Le nuove accuse per la strage di Bologna. Gelli e Ortolani “mandanti e finanziatori”, il prefetto D'Amato “organizzatore”, il killer nero Bellini che porta l'esplosivo ai Nar”. “Salviamo l'anima ai robot. La Chiesa e i big dell'informatica scrivono una Carta etica sull'intelligenza artificiale”.

 

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Al contrario di quasi tutti gli altri che avevano privilegiato il Palazzo, “Repubblica” quel giorno aveva guardato per la notizia principale all'estero. “Sterminio razzista. Quarantenne tedesco di estrema destra fa fuoco in tre bar in Assia frequentati da turchi. Muoiono otto uomini e una donna incinta”. Metteva in guardia dai “fantasmi dell'odio”. Le prime pagine non erano, come sarebbero state spesso “dopo” monotematiche.

 

Il “Sole 24 ore” già lamentava una “Italia ferma, dilaga la cassa integrazione”. Niente al confronto dei milioni poi costretti sul divano. “Il Manifesto” dava conto delle motivazioni della Cassazione sul no all'arresto di Carola Rackete, la capitana della SeaWatch3 che aveva sfidato Salvini, il Capitano leghista in felpa (dismessa per un blu ministeriale quando ha capito che non funzionava più), irriso da Repubblica: “Io nel mirino dei Casamonica, la denuncia di Salvini che non risulta a nessuno”. Eugenio Scalfari salutava il suo amico Jean Daniel, giornalista e scrittore, fondatore del “Nouvel Observateur”, morto a 99 anni. E a proposito di scomparse, “Il Messaggero” dedicava un articolo a Larry Tesler, l'inventore del tasto “copia” e “incolla” e dunque da molti santificato, che se ne era andato a 75 anni.

 

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Nel taglio basso il “Giornale” dava conto del “Calciatore che va al Wuhan” a cui dedicava un commento: “Il fascino dei soldi batte la paura del coronavirus”. È Daniel Carrico, centrocampista portoghese del Siviglia, attratto dai soldi della Cina nonostante l'epidemia non ancora pandemia. Ah già, il virus. Per poche ore un problema non ancora troppo nostro. Relegato molto all'interno. E per segnalare un lieto fine: “A casa gli italiani di Wuhan. Quarantena finita”. E pare, letta oggi, una beffa se poco dopo in quarantena c'è finita l'Italia intera.

 

A tarda sera, quando i giornali stanno chiudendo l'edizione, trapela una notizia dall'ospedale di Codogno. Il Corriere della Sera fa in tempo a infilarla su una colonna nel taglio della prima pagina: “Positivo al test del coronavirus, è un uomo di 38 anni”. La “Repubblica” lo inserisce in un sommario a pagina 23. “Un contagiato in Lombardia”. Dopo, niente sarebbe stato più lo stesso.

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