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13 gennaio, 2026Dai personaggi della televisione agli influencer, mentre alcuni campioni olimpici sono rimasti ai margini: il Viaggio della fiamma dei Giochi accende una polemica che coinvolge anche la politica
Brandisce la fiamma olimpica a mo' di guerriero Jedi e pare squarciare l’aria della sua Fermo. Tra i tedofori di Milano Cortina 2026 c’era anche lui: Gabriele Sbattella, alias Uomo Gatto, creatura sarabandesca riemersa dal sottobosco televisivo dei Duemila e quest'anno imbacuccato nella tuta ufficiale dei Giochi. “Hanno preferito chiamare gente dello spettacolo come lui. Noi siamo stati snobbati”. A parlare è Silvio Fauner, oro olimpico a Lillehammer 1994. La sua intervista alla Gazzetta dello Sport ha acceso un altro braciere: il caso dei tedofori dimenticati.
lungo la pista dell'indignazione
Da lì in poi, polemiche a valanga, lungo una pista tutta italiana: sport, politica, indignazione. La Lega ha parlato di scelta “incomprensibile e sconcertante. L'auspicio è che venga trovata una soluzione al più presto”. Il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi si è detto invece “spiazzato. Non ho capito i criteri di selezione. Ho già chiesto informazioni a Milano Cortina e al Coni per chiarire. In linea di principio è evidente che le leggende dello sport, chi ha fatto la storia, dovrebbe essere tenuto in assoluta e grandissima considerazione”. Chi gestisce il Viaggio della fiamma, la Fondazione Milano Cortina, ha ricordato i numeri: 10.001 tedofori olimpici, 501 paralimpici, selezionati attraverso candidature e sponsor. Da parte loro c'è “dispiacere”, riporta la Gazzetta. Si tenterà una ricucitura con le leggende dello sport per la cerimonia d’apertura del 6 febbraio? Il tentativo spetterebbe al Coni.
Fauner, però, a quella data non vuole arrivarci: “Non credo ce lo diranno il giorno prima. Una mia vicina di casa e cugina di Lisa Vittozzi si trovava a Firenze, ha chiesto a un tedoforo chi fosse per farsi un selfie e lui le ha risposto, 'faccio il tedoforo perché papà conosce certi sponsor'”, ha raccontato nell’intervista. E ha aggiunto che di biglietti “non se ne trovano. La mia compagna ne ha vinti due con un’estrazione”.
Non parla solo per sé: con lui ci sono olimpionici come Giorgio Di Centa, Gabriella Paruzzi, Sabina Valbusa, Bice Vanzetta, pezzi di una storia che oggi fatica persino a entrare nel percorso della torcia. A Torino 2006 erano dentro lo stadio. A Milano Cortina, per ora, qualcuno rimarrà fuori dai cancelli.
il viaggio della fiamma
E pensare che alla prima tornata del braciere, lontano dall’Italia, il copione sembrava diverso. In Grecia, dove la fiamma è stata accesa, i “vip” rasentavano lo zero. Si spaziava dallo slittinista Armin Zoeggeler alla tennista Jasmine Paolini. Olimpionici invernali e olimpionici estivi. Al rientro nello Stivale, il viaggio s’è fatto sfilata di volti: prima Achille Lauro a Milano, poi Giuseppe Tornatore, Noemi, Melissa Satta, tra spettacolo e lifestyle.
A Bari la torcia è finita nelle mani di Sarah Toscano, a più di 900 chilometri da casa sua, Vigevano. Presente in Puglia per il concertone di Capodanno, a cui avrebbe partecipato poche ore dopo. Prima, però, uno slalom urbano tra i vicoli di "Bari vecchia", nella calca di turisti e cittadini che cioncavano spritz a San Silvestro.
Tornando al Nord, Ilaria Bianchi, specialista nel nuoto a farfalla, su Instagram ha cavalcato la polemica: “La fiamma olimpica per Milano Cortina oggi è passata da Bologna. L’hanno portata molti atleti e anche gli influencer. Io, con 4 Olimpiadi, no”.
Poi c’è il caso di Kristian Ghedina: nato a Cortina, sciatore campione del mondo, escluso. Aveva scritto: "Fatico a realizzare che si siano dimenticati di me". Poi la questione è stata derubricata a “svista”. Sarà tedoforo, ma a Bressanone, su sua richiesta, dopo aver compilato il form online come tutti. “Nel tempo mi è stato proposto di partecipare, a titolo gratuito come avviene per tutti gli ambassador, a diverse iniziative ed eventi della Fondazione. Per ragioni personali e professionali non sempre ho potuto garantire la mia presenza. Se le mie parole hanno dato l'impressione di screditare il lavoro della Fondazione o il valore dei Giochi, me ne scuso”. Scuse annesse e fede olimpica ribadita, a metà tra la sacra fiamma agonistica e quella dell'indignazione. Resta da capire quale scaldi di più.
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