Attualità
19 marzo, 2026Il settimanale, da venerdì 20 marzo, è disponibile in edicola e in app
“Perché dico no”: alla vigilia del referendum sulla riforma della giustizia, L’Espresso fa una scelta di campo precisa. E la affida alle parole di Nicola Gratteri, procuratore capo di Napoli e magistrato di punta nella lotta contro la criminalità organizzata, intervistato da Enrico Bellavia, che definisce la modifica ideata dal governo «un regolamento di conti con i magistrati». All’interno del giornale, come ogni settimana, c’è spazio anche per le ragioni del Sì, presentate dall’amministrativista Guido Corso. Franco Corleone punta il dito sull’uso del sorteggio, Loredana Lipperini denuncia la strategia del terrore della campagna referendaria del governo, Sebastiano Messina prevede le possibili mosse di Meloni dopo un’eventuale bocciatura che sarebbe la sua prima sconfitta. E il direttore Emilio Carelli, nel suo editoriale, raccomanda di andare a votare e rimanda al testo di Pietro Calamandrei sull’importanza dell’indipendenza dei magistrati, che il nostro giornale pubblica nelle pagine di apertura.
Sul fronte della guerra, Federica Bianchi continua il discorso della copertina del numero della settimana scorsa, su chi paga i costi: l’Italia è uno dei Paesi più a rischio di ripercussioni di un conflitto che, spiega Gianfrancesco Turano, finora ha centrato un solo un traguardo, quello di arricchire Trump e il suo entourage. E che, commenta Carlo Cottarelli, è impossibile da chiudere senza un intervento diretto delle truppe statunitensi in Iran.
Per gli amici europei di Trump sono giorni amari: Marco Antonellis racconta i retroscena della strategia ondivaga di Meloni, Giuliano Torlontano spiega perché a Orban resta solo l’appoggio di Putin, Giuseppe De Marzo invita i lettori alla marcia No Kings che il 28 marzo porterà nelle piazze di tutto il mondo chi si oppone al suprematismo bianco dei miliardari che appoggiano Trump. A Cuba, intanto, gli Stati Uniti stanno portando l’isola alla fame per chiudere l’epoca dell’oasi comunista a due passi dalla Florida (lo racconta Daniele Mastrogiacomo). In Ucraina, scrive Federica Urzo, la Russia punta sul “doxing”, strategia che permette di identificare e prendere di mira i militanti ucraini. In Palestina invece si apre un nuovo fronte della “cancel culture” dell’occidente verso gli arabi: per avere i finanziamenti europei, scrive Alae Al Said, l’Anp ha dovuto accettare la censura di ogni riferimento all’identità e alla storia del Paese. Intanto Taiwan, nota Massimiliano Panarari, rimane sempre più sola a difendersi dalle mire della Cina.
Bellavia commenta la vicenda “umana e giudiziaria” del superpoliziotto Bruno Contrada, Gloria Riva fa i conti in tasca all’opaco Fondo d’investimento che dovrebbe garantire il Tfr ai calciatori, Antonia Matarrese analizza gli investimenti europei dei marchi Usa della moda e della ristorazione. Si parla dei costi che ostacolano alle giovani donne italiane l’accesso al “social freezing” (di Leonardo Passeri), delle nuove strategie degli Agostiniani dopo l’elezione di Papa Leone (di Claudia Bugno), del rischio che l’Intelligenza artificiale amplifichi i difetti del capitalismo (di Marco Montemagno). Marco Roberti intanto firma un focus su un’altra delle startup selezionate da L’Espresso: Wbst si occupa di riutilizzare gli scarti della lavorazione dell’acciaio abbattendo emissioni, rischi e costi.
E L’Espresso chiude con un ritratto di Paolo Poli firmato da Beatrice Dondi sulla base dei ricordi di Pino Strabioli e una lunga chiacchierata di Emanuele Coen con Patty Pravo. Sono in arrivo una mostra sul giudice Vittorio Occorsio (ne scrive il figlio Vittorio), una rassegna centrata su Giorgio Vasari (di Giuseppe Fantasia) e il primo festival sulla geopolitica, Demarcazioni, ad Ascoli Piceno (di Fabiola Fiorentino). Caterina Bonvicini racconta il romanzo su Jung di Sandra Petrignani, Valeria Palermi scopre una riscrittura femminista del “Moby Dick”, Francesca Barra segnala un reportage d’autore sulla Groenlandia: e mentre Pietro Folena recensisce un saggio di Gianni Cuperlo, Maria Latella presenta il suo nuovo libro.
L’album curato da Tiziana Faraoni ci riporta alla nascita del mito dei Beatles e Claudia Catalli si fa raccontare da Amanda Seyfried il suo nuovo film, dedicato alla fondatrice degli Shakers, movimento religioso e sociale nato nel Settecento che è considerato ancora oggi un pilastro dell’identità e dell’immaginario yankee. Intanto a Milano, racconta Felice Florio, si è tenuto il primo book party per il lancio del Premio Inedito (il regolamento è su l’espresso.it): sono già centinaia i manoscritti arrivati per partecipare alla selezione che sceglierà la storia più bella.
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