Bill Viola, l'arte del video per scandire il tempo
Bill Viola, l'arte del video per scandire il tempo
In mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma fino al 6 gennaio, la rassegna 'Visioni Interiori', carrellata di opere del grande artista contemporaneo considerato il pioniere della videoarte
La forza di Bill Viola sta nel riuscire a creare un tempo diverso attraverso il video. Le sue scene rallentatissime, dove ogni gesto acquista senso e obbliga lo spettatore a seguirle e ad entrare in un’altra dimensione temporale, sono seducenti, drammatiche, teatrali, solenni, catturanti perché, grazie a quel tempo diverso, raccontano nel dettaglio le emozioni vissute dagli uomini e le donne che popolano i suoi video. Quello che interessa Bill Viola è svelare le Visioni interiori, titolo della bella rassegna che si è aperta a palazzo delle Esposizioni di Roma il 21 ottobre (fino al 6 gennaio, a cura di Kira Perov, catalogo Giunti) e l’obiettivo è piegare il linguaggio del video alla complessità della sfera intima.
Per fare questo, Viola ricorre alla tecnologia più sofisticata, risultato di un’attitudine e di un perferzionamento che durano da trent’anni. Ma non basta. Bill Viola si nutre di una solida cultura visiva e filosofica. Il suo primo viaggio in Italia, Paese che gli è particolarmente caro essendo di origini italiane (il nonno era nato a Pavia), risale agli anni settanta, quando arriva a Firenze per lavorare all’art/tape/22, studio di videoarte, genere allora decisamente d’avanguardia, messo in piedi da Maria Gloria Bicocchi che da quel giorno diventa sua inseparabile amica. Visita le chiese, conosce dal vivo Giotto, Masolino, Pontormo, scopre che in Italia “il passato è connesso con il presente perché l’arte è ancora vissuta negli stessi spazi pubblici dove hanno lavorato i maggiori artisti del passato. L’arte, quindi, è sempre contemporanea”.
Il suo compito è di riattualizzare quelle immagini con immagini di oggi. Ma ci vorrà molto tempo prima di raggiungere non solo la maturità stilistica, anche forse il coraggio di intraprendere un corpo a corpo con i giganti del passato utilizzando un linguaggio del tutto nuovo: le immagini in movimento.
Dopo anni di potenti videoinstallazioni dove l’acqua e l’angoscia sono spesso protagoniste, nel ’95 rifà la “The greeting” (La visitazione) di Pontormo, da qui inizia un ciclo ispirato da opere del passato, a volte citate esplicitamente come la “Pietà” di Masolino, altre volte attraversate dalla memoria visiva e mescolate con altre grandi icone. E’ il caso di “Surrender”, dove il Narciso di Caravaggio si fonde all’inquietudine dei volti straziati di Francio Bacon o di “Memoria” dove riecheggia l’enigma della Sindone. E non basta ancora. Bill Viola è un profondo conoscitore del pensiero orientale, dal buddismo zen alla dottrina sufi. E l’Oriente vede la vita dell’uomo e del cosmo come un tutto. Viola fa sua questa idea e la infonde nell’arte, che non solo connette il presente al passato, ma che è come lo specchio delle passioni, che parla di forza e di fragilità, di mortalità e di immortalità, perché tutto questo è la vita umana. L’unico appunto è la sottolineatura un po’ estetizzante del dolore, un’insistenza quasi compiaciuta su immagini angoscianti che sbilancia la prospettiva di Viola sulla drammaticità rispetto ad altre emozioni.
A Palazzo delle Esposizioni sono presentati i grandi video a schermo che partono dal ’95, anno di “The greeting”, e i video di dimensioni minori realizzati su schermi piatti al plasma. La ricerca di Bill Viola oltre che sul tempo, si appunta sulla luce: le cinque bellissime sequenze della “Catherine’s room” sembrano ispirarsi alla ricerca di Vermeer, evocato, come altri pittori olandesi, per la cura dei dettagli degli interni raffigurati. Mentre alla tensione verso il cielo paradisiaco dipinta da Tiepolo si ispirano i sorprendenti cinque video di “Five Angels for the Millenium”.
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