Cultura
10 novembre, 2009

Come cambia il mestiere del dj

Dalle radio libere anni '70 in cui il disk jokey mandava in onda solo la musica scelta da lui ai moderni 'conduttori' che altro non fanno che annunciare brani già decisi dai direttori artistici, ecco come si è modificata nel tempo la figura principale dei network. Nella videoinchiesta, anche Ligabue, Gianni Togni, Irene Grandi e Max Gazzè

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Che il mestiere del dj sia stato completamente stravolto nel corso degli anni lo dimostra il fatto che persino il loro appellativo sia cambiato. Già, perché chi siede davanti al microfono di una radio oggi si chiama "conduttore". E non si tratta di una banale pignoleria linguistica; la differenza è sostanziale. L'immagine del disc-jockey che decide autonomamente quali brani trasmettere in base ai propri gusti musicali appartiene ormai al passato. Nei principali network radiofonici e nella maggior parte delle emittenti minori il conduttore si limita ad annunciare canzoni la cui presenza nelle playlist è stata decisa dall'alto delle direzioni artistiche. Un tale quadro della situazione è solo una visione parziale del mutato assetto di equilibri tra le radio e le major, che sarà il filo conduttore della seconda parte dell'inchiesta – presentata nella trasmissione "Fendinebbia" - dedicata al mondo della musica. A dare voce ai diversi punti di vista sull'argomento saranno alcuni protagonisti delle realtà radiofoniche: Anna Pettinelli, conduttrice e direttrice dei programmi di RDS, Paolo Restuccia, regista della trasmissione "Il Ruggito del Coniglio" in onda su Radio 2, e Betta Cianchini, conduttrice di Radio Rock.

A confrontarsi su questi temi saranno anche artisti come Ligabue, Gianni Togni, Irene Grandi e Max Gazzè. Dopo aver cercato nella prima puntata le responsabilità della crisi dell'industria discografica che ha avuto come diretta conseguenza il crollo delle vendite dei cd, l'inchiesta prosegue mettendo sotto i riflettori l'intricato meccanismo alla base del sistema-radio e la profonda mutazione genetica che ha subito nel tempo.

E' lungo l'elenco delle differenze che intercorrono tra le cosiddette "radio libere" della metà degli anni '70 e i moderni network, partendo dal tipo di conduzione delle trasmissioni e passando per la scelta di mandare in rotazione per 24 ore un numero limitato di pezzi che si ripetono anche diverse volte nell'arco della giornata.

Non si può poi ignorare il complicato meccanismo del Music Control, che, con la diffusione della classifica dei brani più trasmessi dalle radio, ha contribuito a cambiare il senso di "canzone di successo" rendendo pressoché inutile la consultazione della classifica delle vendite.

Resterà da chiarire nella terza puntata della trasmissione il particolare rapporto tra la musica e Internet e la spinosa questione dei diritti d'autore.

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