Cultura
17 febbraio, 2009

Tanta architettura, siamo londinesi

In mostra alla British School di Roma fino al 5 marzo i progetti dello studio di architettura Carmody Groarke. Pluripremiati, quarantenni e protagonisti della rinascita architettonica nel Regno Unito

Per anni Londra è stata una città architettonicamente un po' in sonno. C'era Berlino che raccoglieva grandi wow di ammirazione, mettendocela tutta per accreditarsi capitale europea più rutilante del terzo millennio. In realtà Tony Blair e l'indimenticato sindaco Ken Livingston, meglio noto come Ken il rosso, lavoravano alacremente ai fianchi. Sbagliando qualche mossa, come il Millenium Dome a Greenwich firmato Zaha Hadid, chiuso appena dopo l'inaugurazione, inciampando su qualche incidente di percorso, tipo il collaudo del ponte di sir Norman Foster davanti alla Tate Modern, che traballava e fu aperto e richiuso. Ma nutrivano grandi ambizioni: a cominciare proprio dalla Tate Modern disegnata da Herzog & de Meuron che ha rigenerato l'intero South Bank della città e che conta 5 milioni di visitatori all'anno, il nuovo Municipio e il "Gherkin", il grattacielo della Swiss Re a forma di cetriolo, entrambe creature di Foster. Ma c'era anche la new entry David Chipperfield a rinvigorire il clima. E insomma Londra è diventata quello che è diventata: forse la città architettonicamente più dinamica che ci sia. Meglio di Berlino, perché meno centrata su un'idea quasi ansiogena (e infinita) di rinascita, vivendo la trasformazione, l'adattabilità di vecchi edifici in forme e usi nuovi, come un fatto naturale e non come il dover voltare pagina dopo una catastrofe.

A questo clima di inventiva e qualità diffusa contribuiscono molti giovani studi di architetti nati recentemente. Uno di questi, uscito da una costola del David Chipperfield studio, è Carmody Groarke. Attualmente sono in mostra alla British School di Roma dove presentano alcuni dei loro progetti (fino al 5 marzo, a cura di Marina Engel). Non moltissimi, in realtà, ma una ragione c'è: lo studio non ha neanche tre anni di vita, ma ha già lasciato il segno a Londra. Roba che da noi farebbe gridare al miracolo e invece nella terra della perfida Albione, così come in altri Paesi europei, è un fatto normale.

Durante la loro breve attività Kevin Carmody e Andrew Groarke, rispettivamente 34 e 38 anni, uno di origine australiana e l'altro rigorosamente british, e si sono contraddistinti per realizzare architetture che durano tre giorni, come il padiglione realizzato per il London architecture festival, una specie di zigzag nero che attraversa e congiunge varie aree di Regents Park, o per realizzare opere che durino 200 e passa anni, come il "Memorial" situato a Hyde park per le vittime dell'attacco terroristico che c'è stato il 7 luglio 2005 a Londra: una spirale di colonne tante quante sono state le vittime e di altezza doppia rispetto al corpo umano. Per questo parte del loro lavoro si concentra sull'idea del tempo, cercando "di esplorare le implicazioni che i nostri progetti hanno con la vita delle persone che li frequentano", spiega Carmody. E non solo: ogni progetto presuppone un attento studio della luce, dello spazio e della materialità, con l'obiettivo di basare il disegno su una chiara idea architettonica. Esemplare in questo senso è la Portland Spa progettata in Irlanda: la piscina è realizzata in modo da far coincidere superficie dell'acqua e pavimento e ponendo materiale roccioso sul fondo della vasca. L'effetto è un'eleganza minimalista molto accentuata, quasi algida ma, osservandola bene, caratterizzata da un sapiente equilibrio tra architettura ed elementi scultorei, linearità e capacità modulare degli elementi.

A proposito di scultura e di arte, lo studio Carmody Groarke vanta collaborazioni molto cool: con gli artisti Antony Gormley, Carsten Hoeller e Julian Opire; di quest'ultimo hanno realizzata anche la casa. Ma loro fiore all'occhiello è il progetto per la nuova Biblioteca Nazionale della Repubblica Ceca a Praga (2007), bellissimo edificio con il quale si sono aggiudicati il secondo posto in una competizione internazionale cui hanno partecipato 800 studi di architettura e che ha valso loro il premio BD Young Architect of The Year. Un progetto invece per cui si sono aggiudicati la commessa è il Festival Center di Sheffield, "un edificio a prova di futuro - spiegano - dove la sostenibilità non è solo data dalla tecnologia ma anche dalla possibilità di durare nel tempo. Quindi dalla sua convertibilità per destinazioni d'uso diverse". Questa, infatti, è la scommessa di molta architettura di oggi: con la forte accelerazione del cambiamento che caratterizzala nostra epoca, un edificio non può essere pensato per rimanere uguale a se stesso, ma deve contenere la possibilità di una diversa adattabilità. E questa, concludono Carmody Groarke, "è la forza di una città come Roma".

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