Cultura
23 giugno, 2009

Il mio grosso grasso orgoglio

Arriva dall'America. È la voce della 'Fatosfera': ovvero il mondo degli obesi. Stanchi di essere rimproverati di tutto, lanciano la rivoluzione del Fat Pride. Parola d'ordine: grasso è bello

Da quando Kate Harding e Marianne Kirby si sono coalizzate, la voce dell'orgoglio obeso americano si è fatta più forte. Fondatrici di due seguitissimi blog, Shapely Prose (www.kateharding.net) e The Rotund (www.therotund.com), Kate e Marianne stanno girando gli States con le loro pillole di saggezza obesa. Il libro delle due bloggers, 'Lessons from fat-o-sphere: stop dieting and declare a truce with your body' (lezioni dalla 'fatosfera': smettila di far diete e dichiara la tregua col tuo corpo), è il manifesto di chi è stanco di nascondersi e dichiara al mondo di star bene nel suo corpo. Anche se è una taglia 56.

Questa è solo la punta dell'iceberg di un pullulare di blog nati per opporsi a discriminazioni in base al peso e promuovere il concetto di salute a ogni taglia. Brillanti e irriverenti, scritti dai sostenitori dell'orgoglio extra large, si moltiplicano e sono sempre più cliccati, tanto da aver formato una rete virtuale, la fatosfera.

Rispondono ai nomi di Bigfatdeal, Fatchicksrule o Fatgrrl e celebrano l'obesità chiedendo ai loro seguaci di abbandonare ogni dieta e godersi invece la vita. Molte sono giovani donne e i loro post hanno un retrogusto femminista. Ma ci sono anche blog al maschile, come quello di come Red No3, www.red3.blogspot.com.

"Uno degli ostacoli all'accettazione dell'obesità è continuare a pensare che essere grassi sia una scelta". Quello che fa più arrabbiare Kate Harding, trentatreenne di Chicago amante dello yoga e dei suoi 90 chili, è che per molti obesità sia sinonimo di ignoranza: "Io non faccio che incontrare persone che mi danno consigli su come perdere peso. Come se non avessimo già provato di tutto!". Le autrici di 'Lessons from fat-o-sphere' ce l'hanno molto con le diete.

"Non funzionano", è perentoria la Harding, e cita libri che tra i lettori di taglia forte sono diventati cult: 'The obesity myth' di Paul Campos e 'Rethinking thin' della giornalista del 'New York Times' Gina Kolata. 'No diet zone', del resto, è il logo che campeggia su molti siti di liberazione obesa.

Incalza la Harding: "Esercizio e alimentazione controllata non garantiscono una taglia 42". Non a caso Kate ha messo a punto un promemoria per chi non riesce a non ricordarle che la ciccia è dannosa. Un decalogo che grida al mondo di lasciare in pace gli obesi: "Non si può odiare una persona 'per il suo bene'. Grasso significa solo grasso. Non orribile, pigro o sporco". E Marianne Kirby come tagline del suo The Rotund ha messo 'anche i magri muoiono'.

I blogger pro-fat sono in buona compagnia, negli States le pubblicazioni che promuovono l'accettazione della propria taglia si moltiplicano: si va da 'Radiance magazine', rivista per donne XXL, all'ironico 'Fat!So?', dedicato a chi non chiede scusa per il suo peso fino al proclama di 'Belle Noir': grande, bella, tu.

Certo, c'è sempre chi sbatte in copertina le guerre col peso di celebrities come Kelly Clarkson e Oprah Winfrey, o Kristie Alley, che aveva perso 35 chili e li ha riguadagnati arrivando a pesarne un centinaio. Però nei media il mood verso gli obesi sta cambiando, vedi il patinatissimo 'Love' che sulla sua prima cover ha messo una straordinaria foto della sicuramente obesa cantante Beth Ditto. Antonio Dipollina, critico televisivo di 'Repubblica', cita i fan club dell'amatissimo Jorge Garcia, l'Hurley della serie 'Lost'. "Un personaggio positivo, un rappresentante di cui andar fieri in ogni parte del globo".

Lo stesso vale per l'affascinante Sara Ramirez, la Calliope di 'Grey's Anatomy', tanto seducente quanto formosa. Puntualizza Dipollina: "L'obeso fa colpo e scongiura lo zapping, ma vige ancora lo stereotipo del ciccione spostato con la gru di un episodio di 'Nip/Tuck'.

Sono passati solo un paio d'anni dall'analisi di 130 scene di film ed episodi televisivi, pubblicata su 'Nature', sui commenti diretti alle persone obese. Persino nei programmi per bambini l'obesità è associata a malvagità e antipatia. A essere felici e gentili sono solo gli smilzi".

Va meglio nel mondo degli scatti. Basta un'occhiata ad Artmozaik.com, che invita a sentirsi bene nelle proprie curve, o alle foto di 'Big beautiful women' firmate da Frédéric Neema o alle 'Women en large' di Laurie Toby Edison, che ha immortalato splendidi e potenti nudi di donne oversize. Su www.casagordita. com l'elenco di fotografi, illustratori, scultori, cantanti e ballerini che celebrano l'obesità è infinito.

Alle origini di tutto, un sit-in di fine anni '60 a New York: 500 persone in Central Park a bruciare libri sulle diete. Nasce così la Naafa, National association to aid fat americans, poi ribattezzata association to advance fat acceptance, www.naafa.org. Oggi ha una sua giornata nazionale, il no diet day, 6 maggio. Un inno al Fat Pride come risposta alle discriminazioni. Perché se Kate, Marianne e le altre sono così arrabbiate è per la quantità di insulti accumulati.

A partire dall'infanzia, se è vero che, secondo un'indagine, i bambini preferiscono un amico disabile a uno grasso. Poi a scuola e dal medico, come riporta un articolo su 'The Permanent' di Rebecca Puhl, del Rudd Center for food policy and obesity all'Università di Yale. Per Puhl, il 24 per cento delle infermiere prova repulsione per le persone grasse e il 28 degli insegnanti pensa che l'obesità sia la cosa peggiore ti possa capitare.

Molti medici associano sovrappeso a pigrizia, al punto che per evitare imbarazzi molti grandi obesi non vanno dal dottore e fanno poca prevenzione. Più è elevato l'indice di massa corporea, indicatore di obesità, più numerosi gli appuntamenti medici cancellati. Più si è grassi, più si rimandano gli screening ginecologici.

Anche con le compagnie aeree è querelle. C'è chi lascia a terra chi non ha comprato due biglietti e chi, lo ha stabilito la Corte suprema canadese, dovrà garantire due posti al prezzo di uno alle persone in soprappeso. Grandstyle.com pubblica consigli per 'large passengers', visto che le discriminazioni basate sulla bilancia sono in aumento. Conferma il Naafa: nel '95 il 7 per cento degli adulti lamentava discriminazioni basate sul peso, nel 2005 si è saliti al 12.

Così città come Washington e San Francisco, e lo Stato del Michigan, hanno emesso leggi che proibiscono discriminazioni di taglia. Peraltro, c'è chi colpevolizza gli obesi persino di inquinare il pianeta: mangiare di più fa aumentare le emissioni di CO2 di una tonnellata l'anno, dice uno studio della London School of Hygiene Medicine.

In Italia la discriminazione di taglia esiste? Angela Ferracci, ex atleta che quindicenne ha attraversato a nuoto lo Stretto di Messina, oggi è una taglia 60. Quando si è resa conto di non poter fare una risonanza magnetica perché non ci sono macchinari adatti al suo peso, ha fondato il Cido, Comitato italiano per i diritti delle persone affette da obesità e disturbi alimentari (comitatocido.it). Angela racconta di quei sei milioni di obesi italiani, tra cui centinaia di migliaia di giovanissimi, chiusi in casa con i loro 265 euro al mese di pensione di invalidità. Delle porte delle assicurazioni sbattute in faccia: "Nessuno ti fa una polizza se superi i cento chili".

E raccoglie denunce a datori di lavoro che licenziano cameriere troppo in carne. In America esiste una lista di dottori amici degli obesi, la pubblica cat-and-dragon.com, in Italia funziona il passaparola, magari grazie a post su cicciones.blogspot.com. Di orgoglio obeso da noi si parla poco.

"Sarebbe come essere orgogliosi di avere un cancro", interviene Ferracci: "Ma sono un paziente come gli altri e come gli altri ho bisogno di assistenza e cure per tenere sotto controllo la mia malattia. L'obesità diventa malattia solo quando si tratta di denunciarne i costi sociali. Per il resto, percorsi terapeutici pochi, servizi ad hoc ancor meno. Le barelle per obesi fatte a Prato vengono mandate in Alabama. Se sei obeso ti viene negato un ruolo sociale, non sei previsto come uomo, donna, cittadino, partner, nemmeno paziente. Se hai un lavoro è perché l'hai trovato prima di superare i cento chili. Orgoglio grasso? Ma quale orgoglio!".

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