Cultura
10 luglio, 2009

Influenza A, quel che non sappiamo

Un gruppo di giornalisti ed esperti, riuniti sotto il nome collettivo 'Watchdog' ricostruisce in un libro in uscita le contraddizioni e la confusione che regnano nella gestione dell'emergenza sulla diffusione del virus H1N1. Ne parla una delle curatrici del volume ed editore di Terre di Mezzo. Colloquio con Miriam Giovanzana

È un viaggio nel mondo della Nuova influenza A, capace di ricostruire le cause dell'allarmismo per la velocità di diffusione del virus e di porre alcune domande non banali per far luce sul fenomeno pandemia. Il libro "Nuova influenza A, Come difenderci. Quello che non ci dicono", in libreria per le edizioni Terre di mezzo dal 18 novembre, si interroga sulla necessità di ricorrere alla 'vaccinazione di massa', sui rischi reali e presunti legati al virus H1N1 e sugli interessi in gioco. Senza puntare il dito contro nessuno, racconta attraverso la voce di un gruppo di giornalisti ed esperti, che scrivono sotto il nome collettivo Watchdog, la confusione che regna nella gestione di un'emergenza che coinvolge l'intera comunità, rilevandone le contraddizioni. Ce ne parla Miriam Giovanzana, direttrice di Terre di Mezzo editori e autrice di alcune parti del volume.

Quale obiettivo ha cercato di raggiungere il gruppo Watchdog con questo libro sull'Influenza A?
"Gli interrogativi a cui abbiamo cercato di rispondere sono: 'Cosa sta succedendo?' E 'Cosa potrebbe accadere?'. Da qui parte l'interesse giornalistico di Watchdog, perché l'emergenza coinvolge le istituzioni sanitarie, i media, le industrie farmaceutiche. È necessario che l'informazione riprenda il suo ruolo centrale nella convivenza civile, smettendo di andare dietro a chi urla più forte. Non dimentichiamo che in gioco c'è la salute di ognuno di noi".

Qual è la situazione di fronte alla quale vi siete trovati?
"Diverse contraddizioni e una menzogna di fondo. Molte cose dell'A/H1N1 non si conoscono ancora, ma si fa finta che non sia così. I virus influenzali nascono, mutano, qualcuno diventa improvvisamente letale anche con veri e propri salti di specie e talvolta invece scompare senza far danni. È un mondo di cui sappiamo ancora abbastanza poco. Nessuno oggi conosce con esattezza la pericolosità dell'H1N1. Tutti sono concordi nel sostenere che, allo stato attuale, ha bassa letalità rispetto ai virus dell'influenza stagionale. Qualcuno teme però la possibilità, così come accade per la celebre epidemia di 'Spagnola' che si verifichi una seconda ondata più virulenta e grave di quella che stiamo vivendo. Altri, invece, studiando le sequenze geniche del virus ipotizzano che si possa 'estinguere' presto. Ma invece di dar conto della complessità, e di ciò che ancora non sappiamo, le istituzioni e i media pretendono di dare risposte esaustive. Questa è una delle contraddizioni principali. Ci affidiamo al vaccino - che però ancora non c'è e non ci sarà per tutti - perché siamo di fronte a un'emergenza che ci spaventa, e contemporaneamente affidiamo la campagna di informazione, sulla quale sono stati investiti 2,5 milioni di euro, a Topo Gigio. Così la gente non capisce se lavarsi bene le mani è una cosa seria oppure un gioco da ragazzi assolutamente inutile".

Dunque cosa servirebbe davvero fare?
"Sarebbe stato meglio organizzare bene la prevenzione e utilizzare questa emergenza come l'occasione di una grande esercitazione collettiva. Se l'H1N1 fosse stato davvero mortale per larghe fasce di popolazione, la nostra impreparazione sarebbe stata evidente e drammatica. Bisogna forse ripensare, di fronte a una pandemia, alla suddivisione di competenze Stato-Regioni. In altri Paesi hanno affrontato l'emergenza in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale. Questo ci manca. Prendiamo ad esempio la questione delle vaccinazioni. Il vaccino non si trova in farmacia, il Ministero lo distribuisce alle Regioni, poi le dosi sono affidate alle aziende sanitarie locali. In alcune Regioni sono direttamente le Asl a somministrare il vaccino, in altre i pediatri e i medici di famiglia. Questa mancanza di criteri uniformi finisce per confondere e rendere meno efficace l'informazione".

Insomma basterebbe chiarezza per ridurre anche la paura che serpeggia in tutta la penisola. E il vaccino è davvero utile?
"L'emergenza è reale: il virus è più contagioso del previsto, si diffonde velocemente, anche se non è più letale dell'influenza di stagione; ma l'affidarsi in maniera miracolistica al vaccino non è corretto. Intanto perché ancora non c'è per tutti, poi perché i vaccini in distribuzione in Italia saranno almeno due, diversi tra loro, quello Novartis e quello Sanofi. Bisognerebbe fornire un'informazione puntuale sull'efficacia e sulla sicurezza dei vaccini, ma tutto questo è cancellato dalla paura e dall'emergenza".

Che informazioni ci mancano?
"Non sappiamo quando verranno consegnate le dosi acquistate da Novartis: il contratto è segreto, e così non abbiamo le idee chiare su quanto ci sono costate le dosi di vaccino; il governo parla di 48 milioni di dosi acquistate da Novartis e da Sanofi-Aventis (ogni vaccino dovrebbe essere somministrato in due dosi), sufficienti per circa 24 milioni di italiani. Ma quando arriveranno? E saranno ancora utili? Anche perché, nel frattempo, il virus potrebbe mutare, e il vaccino non essere più efficace. Nonostante il contratto firmato con le multinazionali abbia a che fare con un'emergenza nazionale, non è stato reso pubblico. E ancora oggi non si può sapere con esattezza quante dosi siano state acquistate, a che prezzo e in che tempi saranno consegnate. Tanto che la Corte dei conti ha 'bacchettato' il governo perché ha accettato clausole troppo favorevoli all'azienda".

In altre parole senza sapere se il vaccino sia realmente efficace il governo italiano ha firmato un contratto da 400 milioni di euro?
"Sì, ma probabilmente qualunque governo sarebbe andato in questa direzione. Come si faceva, qualche mese fa, quando non si conosceva bene il comportamento di H1N1, a dire 'No' al vaccino? Ciò che serve ora però è la trasparenza e la completezza dell'informazione. Per questo abbiamo scritto questo libro. Senza un'informazione onesta, l'opinione pubblica non si orienta e si spaventa. E la politica è incapace di gestire la situazione perché diventa ostaggio di un'opinione pubblica impaurita o degli interessi dei grandi produttori di prodotti farmaceutici".

E i media?
"Giornali, televisioni e internet in democrazia giocano un ruolo fondamentale. Se fanno solo da megafono all'informazione prodotta da altri generano un circolo vizioso che porta tutti al punto di partenza. E il gioco diventa davvero pericoloso per tutti, non solo in caso di pandemia".

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