'Little big press', una mostra che raccoglie le principali pubblicazioni di professionisti affermati e giovani talenti. Volumi piccoli, indipendenti e soprattutto autoprodotti

Piccolo è bello. Ma è anche sinonimo di creatività, libertà editoriale e convenienza economica. L'era digitale sta facendo la fortuna del libro fotografico autoprodotto, offrendo nuove possibilità a giovani talenti e a professionisti affermati. Hanno scelto il self-publishing fotografi come Ed Rusha e Alec Soth. Stephen Gill si è 'autoprodotto' addirittura dodici volte. A fare il punto su questa tendenza del mondo dell'editoria fotografica e su tutte quelle iniziative legate a piccole case editrici indipendenti, è Little big press, una mostra che durerà fino alla fine di dicembre e che è tra le iniziative del festival Fotoleggendo di Roma.

"L'editoria indipendente – spiegano Chiara Capodici e Fiorenza Pinna di 3/3, curatrici della mostra – sta vivendo un'epoca fortunata. Al proliferare di iniziative editoriali si affianca la crescita di un sistema che ha visto nascere e affermarsi molte librerie specializzate, festival dedicati all'argomento, come il Photobook Festival di Kassel, e fiere di libri autoprodotti e indipendenti. La pubblicazione, quella fatta di cura estrema del dettaglio e di pura creatività, per i fotografi sta diventando un punto di riferimento importante, più che un punto di arrivo. Perciò due anni fa abbiamo deciso di iniziare a "tracciare" i confini questo fenomeno".

Da questo lungo lavoro di ricerca è nata Little big press, una raccolta di piccole pubblicazioni indipendenti, autoprodotte, fanzine e magazine. Insomma la mostra per la prima volta in Italia offre una mappatura del mercato editoriale fotografico indipendente. E FotoLeggendo, a partire da quest'anno, diventerà l'occasione per dare spazio alle pubblicazioni che corrono parallele alla produzione delle case editrici più importanti. Inoltre, Officine Fotografiche, a Roma, ospiterà una biblioteca pubblica, coordinata da 3/3, con tutti i volumi raccolti a partire da oggi. L'editoria indipendente di certo non è una novità nel campo della fotografia, ma di recente sta diventando sinonimo di sperimentazione.

Fare, modificare, progettare e produrre libri fotografici, magazine e fanzine sembra essere diventato un fenomeno underground che quasi è in grado di "spaventare" il mainstream. "Spesso il libro – dicono le curatrici di 3/3 – diventa una vera e propria opera d'arte, un oggetto da collezionare. Come MoH/08, marks of honour 2008. Il progetto che abbiamo portato a Roma, dopo essere stato presentato al Foam Museum di Amsterdam e alla Photographers' Gallery di Londra, è incentrato proprio sul valore del libro fotografico: 13 autori hanno prodotto un volume in edizione limitata di tre copie. In ognuno è al massimo la cura del dettaglio, la qualità della stampa e dei materiali utilizzati".

Ne sono un esempio i libri esposti a Officine Fotografiche: Harvey Benge, Chris Coekin, Peter Gransen, Jens Liebchen, Michael Light, Matthew Sleeth, Alec Soth e Jules Spinatsch. Il fai-da-te però ha i suoi limiti. Avere la possibilità di pubblicare con pochi euro rischia infatti di innescare una produzione incontrollata. Per questo è importante che i professionisti del settore contribuiscano a creare una cultura del libro fotografico che eviti gli eccessi. Workshop, mostre e dibattiti sono alla base di questo processo di formazione.

Lo scorso maggio, a Roma, il primo workshop su "La costruzione del libro fotografico". La fotografa Rinko Kawauchi ha lavorato con un gruppo di giovani autori per un progetto che terminasse con la pubblicazione di un libro o di una fanzine. La miglior maquette 2010 è stata di Penny Klepuszewska. Il lavoro Living Arrangements, curato da 3/3 e pubblicato da Postcart, non avrebbe mai avuto vita senza l'impegno di professionisti del settore. Soltanto in questo modo il libro può smettere di illustrare l'arte per diventare esso stesso arte. Contrapponendosi così alla cultura "pop" frammentata di oggi.

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