È più facile identificare la totalità degli internauti come "pirati" piuttosto che analizzare come lo sviluppo del web abbia aperto possibilità inimmaginabili fino a una manciata di anni fa. È quello che devono pensare i difensori del diritto d'autore nell'era digitale, in un'epoca in cui la legislazione non è riuscita a tenere il passo con le nuove tecnologie lasciando allo sbaraglio i detentori delle cosiddette "proprietà intellettuali".
E sì che di soluzioni ne hanno ipotizzate: dal pagamento di una sorta di abbonamento che consentirebbe di accedere a tutti i contenuti in Rete coperti da copyright, allo scollegamento coatto sul modello francese se scoperti a scaricare illegalmente.
Su questi argomenti si sono espressi Manlio Mallia (direttore dell'Ufficio Multimedialità SIAE), Enzo Mazza (presidente FIMI) insieme a rappresentanti delle case discografiche che nella terza puntata di "Fendinebbia" (www.fendinebbia.eu) hanno spiegato il rapporto tra Internet e la musica. Rapporto che definire complicato è decisamente poco. Perché se si continua a considerare un'opera artistica protetta da copyright fino ai 70 anni successivi alla morte dell'autore, in un mondo in cui tutto diventa obsoleto e superato in un lasso di tempo sempre più breve, forse qualcosa che non va c'è.
La situazione è inquadrata perfettamente dalle parole dell'avvocato Marco Scialdone, del Partito Pirata italiano: "Le regole giuridiche non sono cambiate radicalmente, anche se in alcuni casi hanno subito un peggioramento. Quello che è cambiato - continua l'avvocato - è il contorno: è come se un bellissimo abito fatto su misura per una persona alta un metro e mezzo di punto in bianco venga fatto indossare ad una persona alta due metri".
Inutile aggiungere che se la Rete è ormai la sede naturale per ampliare la propria cultura musicale, è anche il luogo per eccellenza di promozione per le band emergenti, con i suoi pro e i suoi contro. Nella parte conclusiva dell'inchiesta sulla crisi dell'industria discografica, dopo aver approfondito nella prima puntata della trasmissione le responsabilità delle majors e chiarito nella seconda il meccanismo delle playlist nelle radio, non poteva mancare una riflessione sulla collocazione che la musica troverà nel web nella sua veste democratica in cui i gruppi che alla fine emergono sono quelli che hanno conquistato il maggiore gradimento da parte degli utenti.