Cultura
19 aprile, 2010

La Roma che verrà

Un convegno di due giorni organizzato dal Comune per ripensare alle strategie da adottare in vista di un ridisegno del centro storico e delle periferie della Capitale. Tra i relatori, Calatrava, Renzo Piano e Portoghesi

Di idee per Roma ne gemmano come le lumache dopo il temporale. E il temporale nella capitale è durato a lungo. Dopo il Piano regolatore del 1962-63 siamo arrivati solo nel 2008 alla nuova formulazione del piano.

Il convegno di Roma sulla strategia per ripensare centro storico e periferia della città organizzato dal Comune ha avuto un grandissimo riscontro di pubblico. I relatori andavano dallo spagnolo Calatrava all'americano Calthorpe, dal lussemburghese Krier a Renzo Piano, da Ricky Burdett a Portoghesi. Meier, ospite di riguardo specialmente per la sua teca dell'Ara Pacis e per la chiesa di Tor Tre Teste. La discussione spaziava dalla conservazione dell'Agro Romano alla trasformazione della città, in particolare quella del Novecento.

Portoghesi, rimasto impigliato da vero storico al sogno di ricostruire il porto di Ripetta, ha nostalgia di una Roma aggredita dalle demolizioni a seguito dei muraglioni sul Tevere. Per Krier, sodale del principe Carlo, gli edifici alti sono banditi come diavoleria post lecorbuseriana: vede un futuro in landò e a cavallo più che una città contemporanea. Calthorpe ha dato una lezione sintetica di una possibile città ecosostenibile. Calatrava ha mostrato le sue opere principali in corso. Piano ha utilizzato tutte le corde della sua passione per il verde per convincere un pubblico attento ad una maggiore riflessione sulle scelte da operare.

Finita la due giorni, per Alemanno c'è un periodo lungo sei mesi per dare risposte e trasformare le idee raccolte in sintesi. Per ora l'esperimento sembra riuscito. Ma è un cantiere da seguire.

L'edicola

Ipnocrazia - Cosa c'è nel nuovo numero dell'Espresso

Il settimanale, da venerdì 4 aprile, è disponibile in edicola e in app