Imperversa un neologismo: "Archistar". Cercando sulla Treccani, si rileva il significato di questo termine oscuro. Archistar, sostantivo maschile e femminile, composto di Archi (tetto) e star, personaggio noto e popolare. Architetto famoso (e non solo popolare), conscio di essere, come i divi dello spettacolo, al centro dell'opinione pubblica per la sua capacità di far discutere e di sorprendere con i propri progetti e le proprie opere. Questa archistar deve quindi avere il tempo per progettare e costruire.
Perciò una vera archistar deve aver stupito con le proprie opere. A questo punto, la difesa della "razza" spinge a distinguere tra quelli che parlano di architettura e quelli che la costruiscono. Esiste un copyright sul termine. L'anno del conio è il 2003, il termine è sortito dalla creatività delle due autrici del testo "Lo spettacolo dell'architettura, profilo dell'archistar©". Oggi si compra e si vende quasi tutto. Ho il timore, quando sento o vedo scritto l'orrendo termine ci sia sotto un balzello che il copyright ci obbliga a sborsare.
Quasi tutti i buoni architetti rifiutano la definizione di archistar. C'è anche chi, frustrato perché vorrebbe essere riconosciuto tale, usa il termine per ingiuriare. Ma chi degli architetti del passato potrebbe essere considerato un'archistar? Che il personaggio interpretato da Gary Cooper ne "La fonte meravigliosa", un architetto idealista che fa saltare la sua "torre" perché il committente voleva imporre una specie di "cappellino goticheggiante", sia Frank Lloyd Wright? (pare di sì). Oppure, gli occhiali di Le Corbusier, pesanti e bordati di nero, potrebbero precocemente richiamare la figura dell'archistar? Ma non sarebbe meglio occuparsi di buona architettura?