'Lascia il segno' (www.lasciailsegno.it) è nato così. Immortalando un po' per caso i muri della città. Scattando fotografie amatoriali e professionali. Tra un viaggio e l'altro, tra un muro e l'altro. Tutto è iniziato nel 2005, al Forte Prenestino, a Roma. Non è stato facile. "Per entrare nel loro mondo abbiamo fatto i salti mortali. I writers non si fidavano. Ti immagini due signore distinte che bussano alla porta di un centro sociale? Tutti hanno pensato fossimo poliziotte". E' stato Shaone, artista internazionale, a introdurle nel mondo metropolitano dei graffiti. "Dopo aver fissato un appuntamento al buio, abbiamo preso la macchina e siamo andate a Napoli per incontrare Sha. Mio marito ci ha fatto da autista". Poi è stato il momento di Thoms. "L'ho contattato ed ha accettato di incontrarci perché pensava fossi una ragazza. Quando ha scoperto la mia età, sorride Gabriella, deve esserci un po' rimasto male...".
Oggi, almeno un weekend al mese, fanno incursione, munite di camera, nelle Hall of fame, spazi dove i writer dipingono più o meno legalmente. Il loro museo virtuale invece è diventato punto di riferimento della street art. Sono più di 15mila gli scatti archiviati per nome, luogo e autore in un unico portale. Una banca dati creata per documentare, catalogare, creare gallerie di eventi, temi, artisti, fornire bibliografie avanzate. Insomma, conservare e arricchire quello che altrimenti andrebbe perso. L'arte di strada, infatti, al contrario di quella imbalsamata nei musei, ha una caratteristica: sparisce in fretta. Gli imbianchini puliscono i muri, la pioggia ne rovina i colori, le forme, i disegni.
"Spesso poi ci capita di tornare in un luogo già fotografato e trovare nuovi graffiti, nuove scritte o immagini diverse rispetto a quelle che c'erano appena una settimana prima". A volte sono gli stessi street artist a coprire i murales con altri murales. Lascia il segno documenta tutte le opere più significative, affinché nulla vada perso. Per "essere d'aiuto a chi studia, a chi prepara tesi di laurea sull'argomento o ricerca materiale o solo per mettere in comunicazione il pubblico interessato con gli street artist". Un museo anche un po' biblioteca insomma. Con un particolare: per visitare le gallerie e accedere ai documenti basta un clic di mouse. Nessuna tessera, nessun biglietto da pagare.

E guai a confondere arte effimera e vandalismo. "Selezioniamo le immagini in base al messaggio". Ci sono murales politici, altri sociali. Alcuni denunciano le ingiustizie, altri ancora raccontano il non detto. Poi c'è l'aspetto grafico e la tecnica, che varia: la tag-firma per "segnare" il territorio, il lettering, espressione artistica dell'hip hop. Poi ci sono gli stencil. Si ritagliano delle maschere sulle quali poi si spruzza. Lucamaleonte per esempio, vero genio in questa tecnica, usa stencil a 15 strati di colori diversi. Spesso lo stencil comunica un messaggio - passi, spruzzi e scappi - oppure i soggetti sono personaggi nei quali lo stencil-artist si identifica". Saranno anche illegali, ma in fondo non lo sono più dei manifesti elettorali. E poi i writers non sono tutti come si racconta. "Hanno una loro etica, in particolare quelli della old school non imbratterebbero mai i monumenti". E c'è di più. I graffiti possono, a modo loro, rappresentare una forma di riqualificazione. Delle periferie per esempio. E' il caso di Demo, siciliano, che dipinge solo le cassette della luce che di solito sono bruttine, sporche e grigie. Oppure si possono sfruttare per alimentare il turismo. "La street art europea è anche fenomeno di turismo culturale. A Berlino, nei quartieri Mitte e Kreuzberg. Ma anche a Roma". Maria Teresa ha recentemente curato una visita guidata al Forte Prenestino per una università americana. Poi le chiamano le scuole.
"Qualche tempo fa un insegnante di arte ci ha chiesto se potevamo fare una lezione ai ragazzi. Abbiamo portato con noi Orma". Lascia il segno è una passione. Impegnativa ma non retribuita. "Il nostro pagamento? Parlare a 80 ragazzi per due ore di fila e riuscire a mantenere l'attenzione". Ad oggi, il futuro del museo non è segnato. Tra 30 anni forse rappresenterà un piccolo tesoro. Per ora a Gabriella e Maria Teresa basta sapere che, da sospette poliziotte in gonnella, hanno conquistato il titolo di seconde mamme degli street artist d'Italia.