Dietro le luci della ribalta c'è un mondo che investe e produce. Donne e uomini che con i mobili ci vivono, il mondo delle imprese che dalla crisi economica globale sono uscite con le ossa rotte. Eppure secondo Giovanni Anzani, presidente di Assarredo e patron di Poliform, storica azienda del design italiano, qualcosa si muove. "La crisi c'è, in media l'export ha subito una flessione del 20 per cento. Ma nel 2010 abbiamo segnato un più 5 per cento: è pur sempre un inizio".
La ripresa tocca anche il mercato interno?
"È più difficile da quantificare. Nel 2010 è arrivato un aiuto dagli incentivi governativi, un bonus di mille euro per l'acquisto di nuove cucine. Ma ci penalizza l'incertezza. Ogni tre mesi accade qualcosa. Prima le crisi finanziarie, poi il Mediterraneo: lo vedevamo come un nuovo mercato, invece non è andata così. E ora, anche Fukushima".
Poca voglia di fare investimenti, se il futuro è cupo.
"E siccome manca la serenità sociale, si rimandano gli acquisti non indispensabili. Noi stiamo in piedi soprattutto grazie a matrimoni e divorzi...".
Quali interventi anticrisi avete messo in atto?
"Facciamo promozione in tutto il mondo, raccontiamo l'eccellenza della cultura italiana. Il design non nasce dal nulla, arriva da lontano".
Nessuna paura della concorrenza straniera?
"Direi di no. Gli ultimi dati relativi all'export parlano di 10,5 miliardi. L'importazione di 3,5: c'è un disavanzo a favore di 7 miliardi".
Su cosa investono le imprese?
"Tecnologie, nuovi materiali, design. Ma la sfida è soprattutto riuscire a comunicare il know how del sistema arredo: qualità altissima, immagine straordinaria e completezza dell'offerta".
Quanto conta il Salone del Mobile?
"Moltissimo. È la fiera più importante del mondo. Arrivano 320 mila visitatori, la metà dei quali da 150 paesi stranieri".
Siamo i migliori?
"Senza dubbio. E ora dobbiamo imparare a vendere la qualità italiana dell'abitare. Il nostro design è già nei musei di tutto il mondo, ma non basta. Ha presente il fenomeno food, quello di Eataly? Ora chi pensa al cibo italiano non guarda più solo alla pizza, ma al buon gusto in tavola".