Cultura
28 giugno, 2011

Ora su Facebook si spaccia erba

Sul famoso social network è in arrivo 'Weeds', dove vince chi smercia più marijuana. E' divertente, satirico e si ispira a una famosa serie tv: ma chi lo dice a Giovanardi?

Arriva su Facebook un nuovo social game che farà molto discutere, soprattutto nella proibizionista Italia: si chiama Weeds social club e vince il giocatore che smercia più marijuana e fa soldi nel minor tempo possibile.

La gara è di uno contro uno. Lo scenario del game è la casa di Farmville. Stessa struttura, stesso arredamento. Con un particolare: l'appartamento avrà una stanza segreta in più, adibita solo alla coltivazione appunto. Lo scopo: raccogliere fondi a sufficienza per salvare la propria casa e famiglia dalla bancarotta. Il primo movente è la sopravvivenza, dunque, ma - raggiunto il risultato - c'è anche spazio per fare profitto. Il gioco prevede infatti che si creino cartelli organizzati, 'joint venture' temporanee, che gli utenti stessi potranno costituire interagendo tra loro da una parte all'altra del mondo dando vita ad una sorta di mercato parallelo a quello reale, incontrollabile e virtuale. 

La versione beta di Weeds social club è stata presentata lunedì. Il primo acceso era riservato ai 50 internettiani più veloci. Per tutti gli altri, invece, il social game sarà disponibile a partire da agosto.

Su Facebook intanto c'è già chi ha capito il meccanismo e propone di fare 'affari' piantando marijuana su Farm Ville e vendendola a Mafia Wars, un altro social game conosciutissimo. 

On line, del resto, tutto è possibile. Le regole da seguire per partecipare sono per ora solo due: la prima, l'erba si vende ma non si fuma perché per fare soldi serve rigore. La seconda, gli utenti troveranno le piantine di marijuana già pronte. Tanto per evitare polemiche, Zuckerberg ha deciso: non si mostrerà al pubblico come si coltiva l'erba.

Il game, opera di Mytopia, nasce da un accordo con il produttore statunitense Lionsgate e si ispira aduna commedia statunitense in onda sul canale americano Showtime. La protagonista del 'Weeds' televisivo è Nancy Botwin, la padrona di casa, madre e vedova di un'immaginaria periferia californiana che, rimasta al verde, comincia a coltivare in proprio e spacciare cannabis nel quartiere. Con grande sorpresa, riscuote successo nel vicinato e, grazie al business avviato nella ricca area residenziale, guadagna un bel bottino in pochissimo tempo. 

Come per Nancy, anche i protagonisti virtuali del gioco Weeds Social Club dovranno fare attenzione a non cadere nelle trappole: le forze dell'ordine pronte con le manette o nel mezzo di sparatorie. Poi bisognerà trovare il modo di uscire puliti dai processi per l'accusa di spaccio, scampare ai vicini ficcanaso e chiacchieroni ed eludere i controlli di Stato. A dare filo da torcere agli utenti sarà infatti il governo centrale che - scoperto il business - invece di denunciarlo, tenterà di metterci le mani, tassando la merce per incassare parte del bottino. 

Insomma, Zuckerberg si schiera dalla parte degli spacciatori? Non proprio. La serie statunitense è arrivata addirittura alla sesta stagione. La chiave del gran successo è nella vena libertina e apertamente critica nei confronti della società americana, disegnata come apparentemente perfetta ma dietro alla quale si nascondono intrighi, tradimenti e mali affari.  Nel 2006 'Weeds' è stata premiata e la protagonista, Mary-Louise Parker (Botwin), ha vinto il Golden Globe come migliore attrice. 

Tra l'altro 'Weeds', inteso come serial tv, è piaciuto anche al pubblico italiano. Ma non al Consiglio d'amministrazione della Rai che, dopo aver trasmesso la prima stagione sul secondo canale dal 19 ottobre al 29 novembre 2006, l'ha declassata dalla seconda alla terza serata e poi su Rai4 provvedimento è anche stata aperta una pagina Facebook: "No alla censura telefilm weed in prima serata sulla Rai"

Così c'è già chi si aspetta ululati da parte dei ministri italiani - Giovanardi in testa - contro il nuovo social game made in California. Ma il web, si sa, è incontrollabile. D'altra parte, se non hanno fermato lo spaccio della droga reale, come potrebbero fermare quello virtuale?

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