Gli altri non si accorgono di nulla, ti trovano lucido e pronto come al solito, e anche i test neuropsicologici confermano che la tua testa funziona bene. Ma tu sei convinto che non è vero, senti che stai perdendo colpi. Lo chiamano "declino cognitivo soggettivo", anche se non è ancora ufficialmente una malattia.
Frank Jessen del Centro di malattie neurodegenerative dell'Università di Bonn e altri esperti internazionali si sono lanciati in una iniziativa per convincere tutti che la Scd (così l'hanno chiamata) è una sindrome che può prevedere una possibile successiva demenza. Ed ha tutte le carte in regola per diventare una profezia che si auto avvera, e ancor più ne saranno convinti quando si troverà un farmaco che prometta (anche se non necessariamente le promesse saranno mantenute) di rallentare
in fase precoce il declino della memoria e delle altre facoltà cognitive.
Chiunque sarà stato classificato come Scd allora, anche se mentalmente in perfetta forma, dovrà curarsi come se fosse malato. La portata di una novità come lo Scd però va al di là della demenza stessa. Introduce nella definizione di malattia una rivalutazione della percezione individuale, dopo che questa sembrava completamente estromessa dall'orizzonte medico. Più che alla "soggettività operaia", che veniva rivendicata negli anni Settanta contro la nocività della fabbrica, questa nuova dimensione però assomiglia all'ipocondria del malato immaginario corteggiato dagli strumenti di marketing della medicalizzazione di massa.