Cultura
27 marzo, 2015

D-Day i giorni decisivi, così la Rai racconta i 70 anni dalla fine della Seconda Guerra

Su Rai 3 quattro puntate dedicate ai giorni clou del conflitto, condotte da Tommaso Cerno. Con molti storici, uno psichiatra, Carlo Rubbia e Dario Fo che spiega la sua breve Salò

È possibile riuscire a raccontare, in una trasmissione televisiva di prima serata, quell’avvenimento enorme e sconvolgente, quel massacro e quello scontro di civiltà che è stata la seconda guerra mondiale ? Si può raggiungere un pubblico largo senza banalizzare, riflettere senza annoiare? È la sfida del nuovo programma “D-DAY i giorni decisivi” (quattro puntate da venerdi 27 marzo alle 21.05), che Rai Tre ha affidato a un vivace giornalista dell’ultima leva, Tommaso Cerno, direttore del “Messaggero veneto” e firma dell’“Espresso”.

Non-specialista dichiarato di storia intesa in senso tradizionale, Cerno condurrà il programma a metà strada fra la psicostoria, filone attento alle vicende e alle mentalità individuali dei leader e anche della gente comune, e la rievocazione di episodi meno noti, ma che possono illuminare le svolte di quegli anni.

Del famoso sbarco degli Alleati in Normandia, che pure dà il titolo alla trasmissione, non si vedrà neanche un’immagine. «Sono altri e molto meno noti i D-Day che voglio ricostruire in studio. Sono i momenti in cui nella testa dei grandi protagonisti maturano le decisioni che cambieranno la vita di milioni di persone», dice Tommaso Cerno. Così, accanto a storici di professione come Gian Enrico Rusconi e Mauro Canali, avranno la parola personaggi piuttosto inaspettati: dallo psichiatra ed esperto di patologie mentali Vittorino Andreoli fino a Franca Leosini, la conduttrice di “Storie maledette”, famosa per approfondire efferati fatti di sangue. Sarà lei a riflettere sull’ultima notte di Mussolini e della Petacci in quella stanzetta di Bonzanigo di Mezzegra, sui loro discorsi, le loro paure. Un modo insolito per affrontare la fine del Duce e della sua compagna, evitando le annose discussioni su chi realmente un po’ di ore dopo (Walter Audisio, o Lampredi o Luigi Longo?) li avrebbe giustiziati.
Tommaso Cerno

Forse un po’ più scontata la scelta di Lilli Gruber , chiamata a rievocare, attraverso la vita di una prozia di forti simpatie naziste già supermediatizzata attraverso il suo ultimo libro, le differenze fra i simpatizzanti di Hitler e quelli di Mussolini. Mentre incuriosisce, nella puntata dedicata all’estate del 1943, la presenza di Dario Fo: che ha accettato di chiarire per la prima volta davanti alle telecamere la sua breve e controversa adesione alla Scuola paracadutisti della Repubblica sociale.
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«Questo tentativo di coniugare una visione tradizionale con varie novità non implica certo una caduta del rigore. È piuttosto un modo per rendere quelle vicende più vicine all’oggi, in una lettura che ha anche aspetti pop », sostiene Luigi Bizzarri, responsabile di Rai Tre per la cultura e la storia, che ha partecipato da dietro le quinte alla nascita della trasmissione. Dove c’è anche una specie di ironico garante in video, il giornalista e scrittore Paolo Mieli, sempre presente e pronto a intervenire quando gli sembrerà che la storia ceda alla tentazione del talk show, perdendo la bussola dei fatti.

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Forse potrebbe succedere nell’ultima puntata, tutta dedicata, alle “armi segrete” della guerra, dall’atomica al “raggio della morte” in versione italiana, alle armi misteriose e invincibili propagandate dai nazisti per spaventare gli avversari e rassicurare i connazionali. Anche se a parlarne ci saranno studiosi come Carlo Rubbia e come il filosofo della scienza Giulio Giorello è sempre possibile una scivolata sulla cultura esoterica e le saghe fantascientifiche. D’altra parte sul tema era inciampato perfino Winston Churchill, che aveva assoldato il famoso satanista Aleister Crowley, per contrastare la presunta “magia nera” di Adolph Hitler.

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