Il deep web, una parte della rete ancora poco conosciuta dalla maggior parte degli utenti ma destinata a crescere nei prossimi anni, è al centro della conferenza che il professor Fabbri terrà in occasione del Festival della Comunicazione (Camogli, 8-11 settembre, qui il programma in Pdf).
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Ma chi sono gli utilizzatori del deep web? «E' un mercato gigantesco, il vero mercato della globalizzazione dove si trova di tutto, anche scempiaggini: dagli scambisti alle persone che semplicemente non vogliono essere controllate, dai commerci di droga a quelli delle armi, dalla vendita di organi alla ricerca di assassini su commissione. A mio modo di vedere – dice il professore – è il capitalismo della globalizzazione portato all'estremo, dove perfino i pagamenti vengono fatti in bitcoin, una moneta che non lascia traccia: siamo all'interno di un immenso mercato nero».
Eppure anche il deep web, come la vita, non è tutto in bianco e nero. Al suo interno ci sono una infinità di sfumature, una condivisione di spazio dove i criminali convivono con i giornalisti, gli attivisti, i dissidenti, i whistleblower, come ha raccontato la giornalista Carola Frediani nel libro Deep Web. La rete oltre Google (Stampa Alternativa 2016), un viaggio all'interno dei segreti di questo mondo poco conosciuto. «E' una zona franca, dove è fondamentale la libertà. Come tutte le tecnologie è reversibile: la tecnica non spiega niente, è innocente; la tecnologia, invece, può essere vantaggiosa da una parte e svantaggiosa dall'altra». Ma in ultima analisi, dovendo rispondere al quesito di Umberto Eco, che ha ispirato questa edizione del Festival della Comunicazione, "Pro e contro il web", dal suo osservatorio da quale parte si schiererebbe? «Se mi chiede una risposta secca, la mia risposta non può essere che: "Mi dispiace caro Umberto, non è vero che il web sia pieno di imbecilli"».