Dal serpentone di Loch Ness ?al chupacabra di Porto Rico, passando per lo yeti e per suo cugino bigfoot, lo zoo delle creature leggendarie non smette mai di fare notizia. Mai. Possiamo trattare la cosa ridendoci sopra, perché il modernissimo terzo millennio sembra ancora fermo alle scimmie di mare in bustina della nostra infanzia, ma non possiamo certo minimizzarla: tutta questa persistenza è davvero mostruosa.
Più mostruosa dei mostri che la tengono viva, generazione dopo generazione, assieme alla dolce schiera di elfi, gnomi e unicorni (i visitatori alieni giocano in un altro campionato).
Il punto, alla fine, non è riderci sopra o crederci davvero: il punto è proprio la persistenza. Saranno anche leggendarie, le creature leggendarie, però sono sempre le stesse! Da quanto tempo non ne viene lanciata una nuova? Il cane invisibile, per esempio. Il cane invisibile abita nelle nostre città ?e semina il terrore tra i pedoni.
Tu, appunto, non lo vedi: è lui che vede te. Sbuca dal nulla, si fionda come un siluro contro la rete del giardino che stai costeggiando ?e inizia ad abbaiare con furia demoniaca. Un rottweiler alto 100 metri? Un pit bull fantasma? Cerbero? Chi può dirlo: i pedoni continuano a svenire e il giornalismo parascientifico a occuparsi dello yeti. Povero cane invisibile! Tanti sforzi e neanche un servizio su “Voyager”.