“Kulla muschkila hall”, dice un proverbio arabo, ogni problema ha una soluzione. Ma in “Noir Casablanca”, esordio alla regia dello scrittore marocchino Kamal Lazraq, è vero il contrario: ogni soluzione diventa un problema, in un incubo senza fine che richiama classici americani come “Tutto in una notte” di John Landis.
Hassan e Issam (Abdellatif Masstouri e Ayoub Elaid), padre e figlio, assassini per caso (anzi perché «lo ha voluto il destino»), hanno tempo solo fino all’alba per disfarsi di un cadavere, in una girandola che semina altra morte, disperazione e debiti che peseranno sul futuro di entrambi come spade di Damocle.
Tutto è nero, cupo, oscuro in questo film Premio della giuria all’ultimo Festival di Cannes nella sezione “Un certain regard”, nei cinema in questi giorni per Exit Media dopo l'anteprima a Milano per il Fescaal, rassegna del cinema d'Africa, Asia e America Latina.
Il viaggio al termine della notte dei due piccoli criminali scorre con il ritmo di una favola antica, con tanto di oggetti magici (un secchio pieno di fichi), creature fatate (quell’asino è davvero un asino o è un jinn?) e prove da superare: un “lavoretto” fuorilegge che si complica drammaticamente, mettendo alla prova il rapporto padre-figlio fino allo scontro finale su cosa significa davvero «essere un uomo».
Con la religione, tra richiami ad Allah e ai suoi precetti, a giocare il ruolo di unico, residuo ancoraggio all’umanità. E i cani, animali impuri per la tradizione islamica, qui visti come vittime innocenti, sia che vengano sfruttati per le scommesse clandestine che li portano alla morte o che siano costretti a sopravvivere in mezzo alla spazzatura.