Cultura
9 febbraio, 2026In una trama fitta e stratificata che si collocano alcuni appuntamenti imprescindibili, capaci di raccontare non solo ciò che si vede, ma il modo in cui oggi l’arte abita il tempo e l’architettura
Durante i giorni di Arte Fiera, Bologna smette di essere semplicemente una città d’arte e diventa, più sottilmente, una città che pensa sé stessa attraverso l’arte. Non c’è bisogno di proclami né di gesti clamorosi per capire tutto quello che succederà lì, «perché è sempre una città dove accade sempre qualcosa e spesso è molto interessante», diceva Umberto Eco che la conosceva bene.
E allora, basta seguire il ritmo degli spazi, attraversare i palazzi e sostare dove qualcosa accade quasi sottovoce. È in questa trama fitta e stratificata che si collocano alcuni appuntamenti imprescindibili, capaci di raccontare non solo ciò che si vede, ma il modo in cui oggi l’arte abita il tempo e l’architettura.
Il Collegio Artistico Venturoli, ad esempio, nel cuore storico della città, che ospita l’omonima Fondazione, rappresenta una delle presenze più emblematiche. Fondato nel 1826 per volontà dell’architetto Angelo Venturoli, è ospitato in uno splendido palazzo seicentesco affrescato, con tanto di archivio, collezioni e studi d’artista, qui ospitati soprattutto se giovanissimi attraverso un bando. Quest’anno, poi, il Collegio parteciperà per la prima volta ad Arte Fiera con “Specie di Spazi”, un progetto espositivo curato da Valentina Rossi e ispirato al pensiero di Georges Perec. «Lo spazio è concepito non come contenitore neutro, ma come insieme di pratiche, dettagli, micro-azioni che rendono visibile ciò che solitamente sfugge. è un luogo unico che richiede attenzione, uno sguardo lento e capacità di abitare», spiega l’artista Sissi Daniela Olivieri, che insieme a Andrea Zandi è consigliera della fondazione presieduta da Dante Mazza. Al MAMbo, il Museo d’Arte Moderna di Bologna, la parola diventa invece materia viva. Con John Giorno: “The Performative Word” - prima grande retrospettiva italiana dedicata al poeta e performer newyorkese (1936 - 2019), a cura di Lorenzo Balbi - la Sala delle Ciminiere si trasforma in un campo di risonanza dove voce, corpo e linguaggio si intrecciano.
Figura centrale dell’avanguardia americana, Giorno ha fatto della poesia un dispositivo capace di attraversare media, luoghi e relazioni. Dalle poesie visive ai collage linguistici, fino a “Dial-A-Poem”, il percorso espositivo mostra come la parola possa sconfinare, moltiplicarsi e farsi esperienza.
La nuova versione italiana dell’opera telefonica - attiva ventiquattr’ore su ventiquattro - è forse il gesto più elegante: una chiamata, una voce inattesa, un frammento poetico che irrompe nella quotidianità. Spostandoci poi in piazza di Porta Ravegnana, Palazzo Strazzaroli ospita la collettiva “Bologna Immaginata” con Sara Camporesi, Giuseppe Anthony Di Martino, Marco Medici, Stefano Monetti, Carolina Negroni e Anna Rosati curata da Azzurra Inmediato. Nel cuore del centro storico, poi, nei sotterranei di Palazzo Bentivoglio – altro luogo speciale di questa città che merita una visita attenta - il tempo cambia ancora densità.
Qui Michael E. Smith presenta “CC”, una mostra personale che conferma la sua capacità di trasformare lo spazio in un organismo percettivo. Le opere, realizzate con materiali trovati e residui, non cercano l’effetto, ma instaurano una tensione costante tra presenza e assenza. Curata da Simone Menegoi, che è stato anche co-curatore di una mostra dedicata a Smith alla Triennale di Milano nel 2014, e da Tommaso Pasquali, è una mostra dove ogni elemento sembra trattenere qualcosa, una memoria o un uso passato, persino una fragilità latente.
L’architettura storica del palazzo non viene neutralizzata, ma assorbita nel lavoro, diventando parte integrante di un’esperienza che si costruisce sul vuoto, sull’attesa, su ciò che accade tra un oggetto e l’altro e che continua, nel vicino Garage Bentivoglio, con la mostra Temporali di Alberto Garutti a cura di Davide Trabucco, un viaggio speciale tra le emozioni, dimostrando che l’arte – da queste parti e non solo - non si limita a occupare una città, ma a metterne in moto le stratificazioni, rivelandone le continuità inattese.
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