Economia
18 novembre, 2013

Colpaccio Telecom: sì all'appalto con il Viminale, ma con penale

Il Consiglio di Stato proroga la commessa da 521 milioni di euro per i servizi forniti al ministero dell'Interno, ma la società telefonica dovrà versare a Fastweb il 5% del valore

Telecom potrà continuare a fornire, anche dopo il prossimo 31 dicembre, i servizi di comunicazione elettronica della Polizia di Stato e dell'Arma dei carabinieri previsti dalla gara da 521 milioni di euro (più Iva) del ministero dell'Interno vinta due anni fa, e poi annullata sia in primo che in secondo grado dal giudice amministrativo. In compenso la società telefonica e il Viminale dovranno versare a Fastweb, che aveva impugnato il bando, circa 26 milioni di euro, pari al 5% del valore dell'appalto.

E' la salomonica decisione con cui il Consiglio di Stato ha sciolto la delicata questione della prosecuzione della fornitura del servizio sollevata da Telecom. Il 31 dicembre sarebbe infatti scaduta la proroga concessa dal Tar nella sentenza con cui un anno fa annullò sia l'affidamento con procedura negoziata che la convenzione quadro stipulata dalla società telefonica con il ministero dell'Interno, ordinando al Viminale di indire una nuova gara.

Lo scorso gennaio la decisione del Tar era stata confermata dal Consiglio di Stato che tuttavia aveva anche chiesto alla Corte di giustizia europea di stabilire se il giudice amministrativo possa o meno annullare pure il contratto di fornitura del servizio sottoscritto da Telecom con il ministero il 31 dicembre 2011. In attesa della sentenza dei giudici comunitari, Palazzo Spada aveva sospeso l'esecutività della sentenza, ribadendo tuttavia che la proroga del servizio fornito da Telecom sarebbe scaduta il 31 dicembre.

Il 7 novembre la società telefonica, con il sostegno del Viminale, ha chiesto al Consiglio di Stato di avere conferma che l'erogazione della fornitura sarebbe potuta proseguire anche dopo la scadenza del 31 dicembre e finché sulla questione non si saranno pronunciati i giudici europei. All'istanza di Telecom si era opposta Fastweb, che chiedeva di fare eseguire la sentenza del Tar e di intimare al Viminale di bandire una nuova gara.

Con una ordinanza pubblicata venerdì scorso, la Terza sezione di Palazzo Spada ha concesso la proroga, condizionandola tuttavia al pagamento «di una cauzione mediante fideiussione bancaria, in favore di Fastweb, per un importo pari al 5% del valore dell’appalto in questione, entro 30 giorni» a carico «del ministero dell’Interno e di Telecom, in via tra loro solidale».

Nel provvedimento i giudici bacchettano duramente l'inerzia del Viminale che, a sua volta, aveva sostenuto che prima di indire un nuovo bando, ovvero procedere a uno o più affidamenti del servizio, occorresse attendere la sentenza dei giudici europei che, in astratto, potrebbe anche tenere in piedi il contratto con Telecom, fatto salvo il risarcimento alla società concorrente. Ebbene, scrive il Consiglio di Stato, non risulta che il ministero, «nonostante il giudicato formatosi sull’illegittimità della procedura negoziata senza pubblicazione del bando e nonostante il tempo trascorso, sia ancora in grado di predisporre e concludere una nuova procedura di affidamento, così conformandosi alla sentenza di annullamento, entro la scadenza del 31 dicembre 2013».

Al di là degli eventuali profili «di responsabilità dell’Amministrazione per questo ritardo», prosegue il collegio presieduto dal giudice Pier Giorgio Lignani, resta la necessità di garantire l'erogazione di un servizio fondamentale per la sicurezza nazionale «anche dopo il 31 dicembre e sino alla pronuncia della Corte di Giustizia». Da qui la concessione della proroga a Telecom, in assenza di «valide e pronte soluzioni alternative a tutela dell’interesse pubblico».

Non sfugge tuttavia al Consiglio di Stato che «la prosecuzione degli effetti del contratto di appalto pregiudica la posizione della parte vincitrice del giudizio di annullamento e può comportare conseguenze irreversibili, allontanando sempre di più il soddisfacimento della tutela in forma specifica di Fastweb, possibile solamente attraverso la tempestiva indizione di un nuovo procedimento cui poter partecipare in condizioni di parità, con il serio rischio che resti in piedi la sola tutela per equivalente». Vale a dire, il risarcimento. Proprio per trovare «un ragionevole punto di equilibrio tra le ragioni di interesse pubblico alla continuità del servizio e la tutela piena ed effettiva» di Fastweb, i giudici hanno imposto al Viminale e a Telecom la prestazione della cauzione. «Fatte salve», avverte il Consiglio di Stato, «le eventuali sanzioni che dovessero disporsi all’esito del giudizio».

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