Rischiano di essere processati per truffa Alessandro Daffina, numero uno di Rothschild Italia, e Luca Simoni, proprietario dell'agenzia di stampa Il Velino. La procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per entrambi: nel 2010 avrebbero prospettato a Matias Garfunkel, ricco uomo d'affari di Buenos Aires, la possibilità di acquistare Telecom Argentina, inducendolo a versare loro 5 milioni di euro per svolgere attività di lobbying. Secondo i pm Corrado Fasanelli e Giorgio Orano non ci sarebbe mai stata alcuna reale attività in favore di Garfunkel, che sarebbe stato raggirato. Non a caso l'acquisto sfumò e Telecom Argentina rimase sotto controllo italiano.
Tutto nasce nel 2009, quando l'Antitrust di Buenos Aires ordina a Telecom Italia di vendere entro dodici mesi la partecipazione nella consociata argentina. Si fanno avanti Eduardo Eurnekiàn, imprenditore di origine armena, noto in Italia per il coinvolgimento nel crac di Volare Group, e il suo potente socio Ernesto Gutierrez, presidente di Aeropuertos Argentina 2000.
I due si rivolgono all’amico Giancarlo Innocenzi, membro dell'Autorità per le comunicazioni vicino a Berlusconi. Innocenzi presenta Simoni, genero del noto uomo d’affari argentino Carlos Sergi, a Daffina, mostro sacro della finanza italiana, che si offre di dare assistenza agli acquirenti sudamericani.
A spingere la cordata ci sarebbe anche un altro berlusconiano doc, l'allora presidente della Commissione telecomunicazioni della Camera Mario Valducci. L'ex ad di La 7 Giovanni Stella, all’epoca responsabile delle dismissioni di Telecom Italia, ha raccontato ai pm che Valducci gli raccomandò più volte il duo Eurnekiàn-Gutierrez. Mentre Bernabè ha riferito che proprio allora ci fu il momento di massima pressione per farlo fuori da Telecom e che tra i sostenitori della cordata argentina c'erano l'ex senatore del Pdl Esteban Caselli e l'ex ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani.
Il 5 febbraio 2010 entra in scena Garfunkel, noto anche come “heredero serial” per aver ereditato, prima dal padre e poi dalla madre, una fortuna valutata in due miliardi di dollari. Si mette in società con Eurnekiàn e Gutierrez ma dopo poche settimane rompe l'alleanza e annuncia che correrà da solo. Simoni e Daffina si mettono a lavorare per lui e il 4 maggio 2010 l'uomo d'affari sbarca in pompa magna all'Hotel De Russie accompagnato da 15 avvocati e dall'amico e socio Raul Moneta.
Con loro c'è un altro noto imprenditore di Buenos Aires, Jorge Rodriguez, detto "el Corcho" (il sughero), che tuttavia smentirà il proprio coinvolgimento nell'affare. Garfunkel conferisce l'incarico formale di advisor a una società di Giancarlo Elia Valori, la Centrale Finanziaria, con l’intesa che girerà parte delle provvigioni a Rothschild che a sua volta ne darà una quota a Simoni.
Pochi giorni dopo Garfunkel, Daffina, Moneta e Rodriguez (che, come detto, smentirà) incontrano il direttore finanziario di Telecom Italia Andrea Mangoni.
Salta fuori che le garanzie presentate da Garfunkel sono false. Per rimettere le cose a posto Simoni si fa bonificare dall'imprenditore argentino 5 milioni di euro, lasciando intendere che sarebbero serviti ad attivare una potente rete lobbistica in grado di sbloccare la trattativa. I soldi finiscono alla società di comunicazione Tfgcom di Simoni, proprietaria dell'agenzia di stampa Il Velino, diretta fino al 15 giugno 2010 dal portavoce del Pdl Daniele Capezzone.
All'epoca il popolare giornalista argentino Jorge Asis definì l'operazione una “depilazione a secco”, vale a dire una manovra per “spennare” Garfunkel.
Dopo anni di indagini, i pm romani guidati dall'aggiunto Nello Rossi sono arrivati alla stessa conclusione. Garfunkel, che il mese scorso ha avuto un gravissimo incidente stradale dal quale si sta lentamente riprendendo, fu truffato.
I 5 milioni non furono mai spesi per attività lobbistica, ma intascati da Simoni e Daffina. Che continuano a reclamare la propria innocenza. I loro legali hanno chiesto al gip di disporre un incidente probatorio per ascoltare attraverso rogatoria internazionale gli altri protagonisti argentini della vicenda nella speranza che possano scagionarli.
A breve il giudice deciderà sia su questa questione che sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dai pubblici ministeri.