Tra di loro, nel primo convoglio, c'era anche Primo Levi, che rievoca Fossoli nelle prime pagine di Se questo è un uomo. Dopo alterne vicende storiche, Fossoli è diventato proprietà del comune di Carpi negli anni Ottanta. Dal 1996 la Fondazione Fossoli si occupa non solo di mantere e restaurare le strutture originali, ma di preservare la memoria italiana delle deportazione e della Shoah, in molti modi.

[[ge:espresso:visioni:cultura:1.196389:article:https://espresso.repubblica.it/visioni/cultura/2015/01/26/news/da-fossoli-a-auschwitz-l-espresso-con-il-treno-della-memoria-1.196389]]Per gli adolescenti di oggi, infatti, la memoria della seconda guerra e dell'Olocausto non è più qualcosa che può essere trasmesso in via diretta da alveo familiare. E' una memoria indiretta, che deve essere coltivata attraverso la scuola e attraverso iniziative come i treni della memoria. Anche noi, in quanto Fondazione Fossoli, organizziamo i nostri convogli oltre ovviamente ad organizzare visite guidate al campo, attività e laboratori con i ragazzi. Il “paradosso della memoria” delle nuove generazioni è tutto qui: fino alla generazione precedenti, c'erano i racconti di chi quegli eventi li avevi vissuti in prima persona o ne era stato, per età, testimone.
Oggi invece c'è “un surplus di informazione” che però non significa sempre che ci sia consapevolezza. Come spiega Luppi, quel si fa a Fossoli è “ricostruire un cardine, un tassello della macchina dell'annietamento e dello sterminio. Per far capire ai più giovani come è stato possibile che la Shoah accadesse. E come non è sempre tutto lontano da noi”. Per questo motivo, da quando è stata creata alla fine degli anni Novanta la fondazione ha lavorato a ricostruire la storia del campo, che fu gestito dalle SS, sotto sorveglianza italiana. Ora i circa 30mila visitatori l'anno, in gran parte ragazzi delle scuole ma non solo, possono visitare una baracca che è diventata un vero polo multimediale per raccontare cosa successe a Fossoli. Negli anni, le settanta ora di testimonianze filmate ai sopravvissuti che passarono dal campo, a chi viveva nei dintorni e persino a un italiano che fu guardia nel campo sono diventate anche un film-documentario, 'Crocevia Fossoli'.
Come affrontano i ragazzi questa esperienza? Conclude Marzia Luppi: “I ragazzi devono sentirsi parte di un progetto, devono fare un 'lavoro' sulla memoria. In questo caso reagiscono con grande maturità. E si sentono parte di una comunità, un sentimento che forse latita un po' nella loro vita quotidiana”.
Anche per questo, per capire cosa vuol dire trasmettere alla nuove generazioni il senso del passato più feroce e doloroso del Novecento, abbiamo deciso di seguire il treno della memoria. Come vi raccontiamo in questi giorni.