Buio in sala

La storia di Olga, ginnasta divisa tra Ucraina e Svizzera

Due mondi contrapposti. Le minacce di guerra e la certezza della pace. Il racconto di un’atleta offre un magistrale spaccato dell’impato del conflitto

di Fabio Ferzetti   6 giugno 2023

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Olga ha 15 anni e quando è contenta va a dormire catapultandosi a letto con un salto mortale. Sua madre fa la giornalista e i salti mortali deve farli per non farsi ammazzare. Olga e sua madre infatti vivono a Kiev, nel 2013, ma non per molto. La madre ha pubblicato qualche inchiesta di troppo sulla corruzione e gliel'hanno giurata. Inoltre la piccola Olga, fisico compresso e sguardo inafferrabile, è una promessa della ginnastica artistica (l'attrice, formidabile Anastasia Budiashkina, è una vera atleta come tutte le altre nel film). Deve prepararsi per i campionati europei, forse qualificarsi per le Olimpiadi. Perché restare in quella città sempre più pericolosa quando può raggiungere la famiglia del padre, in Svizzera, e allenarsi con l'equipe elvetica?

Ci sono film così pieni di idee che rischiano di perdersi. E altri dove le idee sono così nitide e circoscritte che finiscono per imporsi. Esordio di uno svizzero nato nel 1994, premiato nel 2021 alla prestigiosa Semaine de la Critique di Cannes, “Olga” appartiene alla seconda categoria. Tutto infatti riposa sulla contrapposizione, visiva ancor prima che drammaturgica, tra due mondi lontanissimi ma resi indissolubili dalla regia. Due mondi cioè due paesi, e due regimi visivi, riuniti nella vita della protagonista. Tolti prologo e epilogo, l'Ucraina appare solo sugli schermi di computer e cellulari. È lì che seguiamo lo scoppio della rivolta di piazza Maidan, i manifestanti sempre più numerosi, gli scontri sempre più violenti. Con le ripercussioni che si possono immaginare sulla povera Olga, dilaniata dai sensi di colpa per i privilegi di cui gode e i pericoli, presto reali, corsi da sua madre e dall'intera Ucraina.

A rendere così emozionante il film però non sono gli sviluppi tutt'altro che imprevedibili di questo elementare schema narrativo, ma il modo in cui il regista, che viene da studi di musica classica, sfrutta ogni differenza tra i due mondi per portarci nella mente e nel cuore di Olga. Se da Kiev arrivano solo video caotici e confusi, la Svizzera è un trionfo di ordine e organizzazione. Se le piazze ucraine riprese “in diretta” sono il luogo della contestazione e della perdita di controllo, le acrobazie compiute da Olga e dalle altre giovanissime ginnaste, culminanti nel famigerato “jaeger”, sono caratterizzate da un controllo fisico e registico totali. Che esalta le prove ginniche delle ragazze, e le relative difficoltà, in un vortice di contrasti e rimandi che traduce in ritmo, movimenti, figure, i conflitti interiori della protagonista. La guerra in Ucraina produrrà film più complessi e maturi. Ma “Olga” la accorda al battito, universale, di un'adolescente. In sala dall'8 giugno.

OLGA
DI ELLIE GRAPPE
Svizzera-Francia-Ucraina, 87’

AZIONE!
Al cinema a metà prezzo. Da domenica 11 a giovedì 15, biglietto a 3,5 euro. Torna Cinema in Festa, progetto nato da esercenti e distributori sul modello della francese “Fête du Cinéma”. La prima edizione, settembre 2022, totalizzò 1,15 milioni di spettatori. Auguriamoci un successo ancora più massiccio che consolidi l'iniziativa.

E STOP
Vendetta surgelata. La diva e campionessa d'impegno Jane Fonda approfitta di Cannes per sparare su Jean-Luc Godard, che la strapazzò ai tempi di Crepa padrone tutto va bene, e di Letter to Jane. Il genio ginevrino non era tipo facile. Ma infangarlo post mortem, a Cannes poi, è stato ingeneroso. E il peggio è che molti non aspettavano altro.

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