Protagonisti

Alessandro Gassmann: «Due cugine di mia nonna sono state uccise nei campi di concentramento. Chi non condanna il fascismo non lo rispetto»

di Claudia Catalli   20 maggio 2024

  • linkedintwitterfacebook

L’impegno per l’ambiente e per i migranti, i diritti delle donne. L’attore interpreta Giuseppe nel film Vangelo secondo Maria. “Ne invidio la saggezza e la pazienza che non ho. E la capacità di riconoscere la libertà”

Un gigante vecchio che rispetta i sogni della giovane che ha accanto. Così ritroviamo al cinema Alessandro Gassmann nei panni di Giuseppe in “Vangelo secondo Maria”, nelle sale dal 23 maggio, più mentore che marito: «Ammiro la sua intelligenza, il suo saper fare due passi indietro e regalare la libertà a una giovane ragazza costretta a una scelta più grande di lei», dice a L’Espresso l’attore e regista. «Gli invidio una saggezza e una pazienza che, a 59 anni, ancora non ho».

 

Il film si apre con Giuseppe che difende la giovane Maria, interpretata da Benedetta Porcaroli: «Ve la prendete con una donna, eh?». Passano i millenni, ma ancora in tanti se la prendono con le donne.
«Gli uomini dovrebbero stare tre passi indietro. È stata brava Geppi Cucciari a mettere attorno al tavolo solo donne a parlare di problematiche maschili, perché discutere di aborto senza la presenza di una donna è da pazzi, come farsi dare una dieta macrobiotica da un macellaio. Se fossi donna a questi signori direi: “Ma fatevi un po’ i c**i vostri”».

 

A presiedere il governo per la prima volta abbiamo una donna.
«Una grande novità, caso unico nella storia della nostra Repubblica, e si fa chiamare “il” Presidente. Non l’ho votata, non condivido le sue idee, il tono che usa, il modo e la forma di parlare, ma rispetto la sua coerenza. Penso che all’interno del governo si debbano fare differenze, non sono tutti uguali: Salvini non merita commenti, è il livello più basso che la politica possa raggiungere. Mentre andavo a fare la spesa ho visto il cartello “A difesa delle auto degli italiani”, ma che vuol dire?».

 

Rispetta anche la coerenza di chi non si dichiara antifascista?
«Due cugine di mia nonna sono state deportate e uccise nei campi di concentramento, si figuri come possa apprezzare chi non condanna il fascismo chiaramente, è stato un disastro da tutti i punti di vista».

 

Come vede l’opposizione?
«Stimo Elly Schlein, penso che ci stia provando, ma ho come la sensazione che si trovi in una palude piena di correnti difficile da gestire e forse più forte di lei. Non so se il motivo sia anche che è una giovane donna, la politica oggi la fanno principalmente gli uomini vecchi».

 

A differenza di molti suoi colleghi, lei non ha problemi a parlare di politica.
«Alcuni hanno paura di perdere potere e occasioni di lavoro, io vorrei rassicurarli: da quasi un decennio parlo apertamente sui social e sulle interviste di quello che penso, rimanendo in una misura di educazione e senza mai offendere nessuno. Non credo che questo abbia mai rallentato la mia carriera».

 

Una carriera quarantennale, come si inserisce il nuovo personaggio di Giuseppe?
«Ho amato il romanzo di Barbara Alberti “Vangelo secondo Maria”, adattato da Paolo Zucca in maniera profonda. Non avevo mai pensato a Maria come a una ragazza a cui viene dato un grande compito obbligatoriamente. È un film sulla crescita e sulla perdita della libertà, perfetto in questo momento storico in cui gli arretramenti sulla libertà sono evidenti ovunque».

 

Come commenta le manganellate sui giovani che protestano per i diritti e le libertà negate?
«Non va bene e anche internazionalmente questa cosa viene risaltata sempre più, spero porti a miti consigli il governo. Governo che non ho votato ma che non mi stupisce, credo che manifestare resti importante e più manganelleranno più si automanganelleranno: sono dalla parte dei giovani che protestano, tifo per loro, le generazioni dai 16 ai 30 anni sono le più sfortunate della storia dell’umanità. Ho continuamente modo di confrontarmici, mi occupo molto di cambiamenti climatici e cerco da anni di comunicare, informare e sensibilizzare sul tema. I giovani meritano di decidere loro stessi per il loro futuro, ritrovandosi tra l’altro un pianeta devastato dalle generazioni precedenti, non credo debba essere una classe politica ottuagenaria a decidere per loro».

 

Per l’Unhcr ha realizzato il podcast “Mosaico di una fuga”, con otto migranti che raccontano la loro storia.
«Da tanti anni sono ambasciatore di buona volontà per l’Unhcr, anni fa ho prodotto e diretto un documentario su artisti siriani rifugiati in Giordania e in Libano, mi piacerebbe farne un altro parlando anche del Green Wall nell’Africa subsahariana, l’unico muro secondo me accettabile, una foresta che dovrebbe riuscire a mitigare l’avanzamento del deserto. Nel podcast raccontiamo otto storie di rifugiati di luoghi e generi diversi che parlano di come sono riusciti ad arrivare nel nostro Paese e a farcela. I migranti sono la ricchezza e il futuro del nostro Paese, vanno trattati bene, accolti con gioia e ringraziati per l’aiuto che possono darci. Senza di loro l’Italia rischia di diventare un Paese solo turistico, dove venire in vacanza».

 

Il cinema italiano sta tornando ad affrontare temi politici e sociali.
«Film come “Io Capitano” di Garrone, “Rapito” di Bellocchio e “C’è ancora domani” di Cortellesi dimostrano che la gente ha voglia di vedere queste cose. Un segnale chiaro del pubblico che spero dia coraggio ad autori e produttori per spingere sempre più in questa direzione. Ne abbiamo bisogno, ne hanno bisogno soprattutto i giovani. Sarebbe bello che alcune storie potessero partire da loro, registi ventenni capaci spesso sottovalutati: chi è popolare come me dovrebbe dar loro fiducia e accettare di fare opere prime pur incassando un pochino meno».

 

Suo figlio Leo Gassmann ha raccontato che lei era diffidente sul suo debutto come attore.
«All’inizio gli ho detto: “Scusa, ma tu non fai il cantante?”. Sapevo che faceva dei corsi di recitazione, quando mi ha detto che avrebbe interpretato Califano l’ho sconsigliato: “Non lo fare, ti chiami Gassmann e già stai sulle palle perché sei figlio e nipote di, Califano poi è amato da tutti, se sbagli mezza cosa ti ammazzano”, invece lui è uno che se decide di fare una cosa la fa, non lo ferma nessuno. E per fortuna, perché ha fatto un gran lavoro».

 

Reciterebbe con lui?
«Ci litigherei spesso, perché mi snerva - siamo diversi caratterialmente, io ipercinetico e nevrotico, il contrario di lui - ma mi piace come attore. Se ci offrissero qualcosa da fare insieme e i ruoli fossero giusti perché no».

 

Intanto a giugno torna dietro la cinepresa.
«Dirigerò un film per la Rai da regista tratto da “Questi fantasmi” di Eduardo De Filippo con Massimiliano Gallo, Anna Foglietta, Maurizio Casagrande. Spero faccia ridere ed emozionare, io non mi autodirigo perché “non sacc” parlare napoletano».

 

Si sente più libero al cinema o a teatro?
«A teatro, essendoci meno soldi ci sono anche meno compromessi da fare. Riprenderò la regia di “Racconti disumani” dai testi di Kafka, con Giorgio Pasotti».

 

E sui social?
«I social sono un luogo di comunicazione potente, vanno utilizzati anche per non lasciarli in balia di quelli che scrivono cretinate. Quando penso che il mio “Buongiorno terrestri” viene letto da centinaia di migliaia di persone, e che lo stesso possa farlo anche un pluriassassino, allora dico: prendiamocelo noi quello spazio, e scriviamo sui social cose sensate».