Si riuniscono in una vecchia fabbrica abbandonata appena fuori dal centro (chiamata, appunto, "Fabrika") per mettere in piedi anche a Mosca un movimento che somigli almeno un po' agli indignados spagnoli (o i vari "Occupy" di origine anglosassone): sono studenti, anarchici, giovani di ispirazione socialista ma anche professionisti e persino giornalisti di sinistra che in questi giorni di mobilitazione nella capitale russa (per denunciare i brogli elettorali del tandem Putin-Medvedev) sono scesi in piazza affianco al mainstream dell'opposizione (i liberal di Boris Nemtsov o Solidarnost' dell'ex-campione di scacchi, Garry Kasparov) ma che non amano troppo quei rappresentanti, anche troppo presenzialisti, e preferiscono "l'autoconvocazione".
"Il nostro è un movimento che vuole andare oltre l'intermediazione di questo o quell'altro leader - spiega Aleksandr Bybkov, giovane sociologo in un italiano praticamente perfetto - a noi non interessa entrare in Parlamento come invece dimostrano di volere i partiti e i gruppi che guidano l'opposizione. Questa, per i giovani russi, è una grande occasione di discussione che ha preso il via dalle due manifestazioni spontanee di Chistye Prudi del 5 dicembre, contro i brogli elettorali, e il grande meeting di piazza Bolotnaja del 10 dicembre quando migliaia di persone di qualsiasi tipo o convinzione si è mobilitata finalmente in prima persona.
In quella manifestazione, ci tengo a sottolinearlo, la maggioranza di loro non apparteneva a nessuno dei partiti storici dell'opposizione". Nel grande spazio dell'ex-fabbrica, ora gestito da un'associazione di artisti che organizza mostre ed eventi culturali, una grossa telecamera viene allestita per riprendere tutta l'assemblea. I partecipanti arrivano alla spicciolata. La gran parte è formata da giovani ma non solo. L'effetto centro sociale all'italiana, felpe e cappucci, giovani in jeans e ragazze con scarpe basse e maglioncino è inevitabile di fronte alla maggioranza di ragazzi e ragazze con vertiginosi tacchi a spillo e, dove è possibile, aderenti t-shirt rigorosamente nere stile "macho".
"Qui c'è un po' di tutto - continua Bybkov - c'è chi è per l'abolizione della proprietà privata, chi soltanto per una maggiore democrazia. Ci sono gli anarchici e persone semplicemente di sinistra. Il fatto è che la portata di queste proteste ha sorpreso persino noi (lui parla addirittura di miracolo, ndr.) e quindi si sta sviluppando un dibattito nella società civile in bar, luoghi di aggregazione, per strada e sui luoghi di lavoro".
Una sorta di "Che fare 2.0", insomma, che ha già annunciato le prime iniziative "senza intermediari" sin dalla prossima manifestazione del 24 dicembre sulla Prospettiva Sakharov (che si annuncia più grande di quella di piazza Bolotnaja): loro ci saranno ma mentre i leader storici parleranno dal palco, gli indignados russi si faranno largo in mezzo alla folla e in tre-quattro piccoli "speaker's corners" tipo Hyde park, organizzeranno contro-comizi "sui reali problemi della gente: la sanità, il lavoro, l'università. Ma lasciamo spazio a chiunque voglia parlare di quello che vuole.
Questa è una grande occasione per affrontare i problemi causati da questo capitalismo russo che in questi ultimi venti anni è andato veloce, troppo veloce persino rispetto al capitalismo di stampo europeo. Queste proteste saranno un'occasione per valutare in autonomia e con determinazione a che punto stiamo". Per ora, questo. Fuori dai partiti e dalle istituzioni, come i loro "fratelli" indignados d'Europa. Nessuna tendopoli, come a Madrid, però: qui il freddo, come sempre in Russia, è da sempre un fattore politico determinante.