Madri costrette ad annegare i propri neonati. Bambini a cui mozzavano le dita. Contadini così affamati da nutrirsi di topi vivi. Davanti alle Nazioni Unite, i racconti di chi è fuggito dal Paese di Kim Jong-un: quello che piace tanto al nostro Razzi

Il suo primo ricordo, all'età di soli 5 anni, è l'esecuzione pubblica di alcuni detenuti in un campo di prigionia nordcoreano. Shin Dong Hyuk, oggi 31enne, è un ex detenuto del regime di Pyongyang, riuscito a fuggire nel 2005, insieme ad altri, dalle violenze e dagli abusi commessi nelle carceri del Paese asiatico.

Durante la sua reclusione ha visto una bambina di 7 anni bastonata a morte per aver rubato un paio di chicchi di grano. Ha visto prigionieri talmente affamati da trovare la forza di mangiare topi vivi e zoccoli di una capra.

Orrori, che il regime di Kim Jong-un continua a negare, impedendo tuttavia l'ingresso agli ispettori internazionali.

Shin li ha svelati martedì di fronte alla commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite aperta a Seul, in Corea del Sud. Prima di cominciare a parlare ha mostrato la sua mano. Un dito mozzato. La punizione inflittagli per aver danneggiato uno strumento per il cucito mentre svolgeva i lavori forzati, a cui era sottoposto.

«Mi sento fortunato per non essere stato ucciso», ha detto. «Venivamo trattati come bestie, ci massacravano di lavoro e ci sfruttavano. Volevano ottenere il massimo da noi, prima di lasciarci morire».

Una testimonianza confermata da un ex militare del regime, Jee Heon-un, 34 anni. Anche lui in passato prigioniero delle autorità nordcoreane. Lo avevano catturato dopo aver scoperto le sue intenzioni di voler disertare l'esercito. Poi, Jee, è riuscito a scappare.

Al panel di esperti ha raccontato di donne vendute ai trafficanti di essere umani in Cina durante la forte carestia degli anni '90, ha parlato di ragazze costrette ad abortire dalle percosse delle guardie carcerarie. Non potrà mai dimenticare quella giovane, «obbligata ad annegare il suo bambino, dopo il parto».

Confessioni drammatiche, ma non nuove. Negli ultimi anni, infatti, molti sopravvissuti ai campi di prigionia nordcoreani come Shin e Jee hanno confessato storie simili in numerosi convegni convocati da organizzazioni per la tutela dei diritti umani.

Il fatto insolito, questa volta, è stato il pubblico presente ad ascoltare le testimonianze: un'autentica commissione d'inchiesta Onu, istituita proprio per indagare sulle accuse di violazioni dei diritti umani formulate nei confronti del regime di Pyongyang.

Costituita da tre membri, il suo mandato durerà per un anno e avrà il compito di valutare anche possibili crimini commessi contro l'umanità. In totale verranno ascoltati trenta ex detenuti di Pyongyang. Il secondo round di audizioni si aprirà in Giappone.

«Vogliamo contribuire ad aumentare la consapevolezza internazionale sulle condizioni presenti nel Paese, a causa delle continue opposizioni mostrate dal governo a farci entrare nel suo territorio», ha spiegato Michael Donald Kirby, presidente della commissione.

In Italia l'ultima testimonianza diretta dello Stato di diritto in Corea del Nord l'ha fornita il senatore Pdl Antonio Razzi, rientrato nei primi di agosto dopo un viaggio «politico» nella terra dei Kim. «Io non credo che nella Corea del Nord non siano rispettati i diritti umani. Assomiglia molto alla mia Svizzera, per questo l'apprezzo. Kim Jong-un? Ho parlato con lui in questo mio ultimo viaggio e l'ho ringraziato per quello che sta facendo per i ragazzi coreani».

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