La Corea del Nord? «Un paese da scoprire, con una natura incontaminata». Certo, «Non c'è libertà di stampa né di associazione», «la povertà è diffusa», «i contrasti sociali sono profondi» e «il potere è dinastico», ma «nei paesi in cui non c'è democrazia gli scambi politici e commerciali possono fare molto, per questo siamo stati accompagnati da imprenditori del settore agricolo e del turismo», e poi, insomma: «il presidente della Repubblica, accogliendoci, come prima cosa ci ha detto: “Salutatemi il presidente Giorgio Napolitano, un grande amico che conosco da anni”: ci sono ottimi rapporti fra i nostri paesi».
A parlare non è Antonio Razzi, promulgatore storico delle virtù nordcoreane. Ma Gianni Melilla, un deputato di Sinistra Ecologia e Libertà che ha partecipato alla delegazione italiana guidata dal senatore azzurro. A visitare il paese definito da Amnesty International «uno Stato totalitario con decine di migliaia di persone torturate o in schiavitù, dove tutte le forme di libertà d'espressione sono represse e chiunque provi a difendere i propri diritti è eliminato» non sono stati solo Razzi e Matteo Salvini. Con loro c'era una delegazione italiana al completo, composta da un altro deputato della Lega Nord, Stefano Borghesi, da Laura Venittelli del Partito Democratico, da un senatore del Movimento 5 Stelle, Gianluca Castaldi, e da due deputati di Sinistra Ecologia e Libertà, Arcangelo Sannicandro e Gianni Melilla, appunto.
Onorevole Melilla, che siete andati a fare in Corea del Nord?
«La missione è nata all'interno del gruppo interparlamentare, un organismo internazionale di cui fanno parte entrambe le Coree. Ognuno di noi aveva le sue motivazioni: per me era un modo per conoscere da vicino una realtà che è una tigre asiatica e allo stesso tempo un focolaio di guerra»
È anche una sanguinosa dittatura...
«Le relazioni diplomatiche col nostro paese sono costanti e intense da tempo, e nessuno ne ha fatto scandalo. La cooperazione economica e politica poi serve proprio ad aprire i confini, e l'apertura porta con sé – si spera – democraticizzazione»
Chi ha pagato il viaggio?
«Ognuno per sé. Il volo e l'alloggio erano a spese nostre»
L'invito era arrivato dalle autorità locali?
«Per cinque giorni siamo stati con loro fino alle sei del pomeriggio, dopo quell'ora ognuno di noi poteva fare quello che voleva. Ci hanno mostrato ospedali, fabbriche, ci hanno illustrato il funzionamento dello Stato. Quando il presidente del Parlamento ci ha spiegato come i deputati lì siano tutti nominati dal partito, il senatore Castaldi dei 5 stelle ha fatto una battuta: “Come vorrebbe Renzi per il Senato”. E ha ragione»
In Corea del Nord però le torture sono all'ordine del giorno. Anche di questo avete parlato con le autorità?
«Qualche domanda l'abbiamo fatta, anche agli enti di cooperazione internazionale»
E che hanno risposto?
«I politici ovviamente ci hanno detto che è tutta propaganda, che sono menzogne, disinformazione. Abbiamo chiesto anche perché avevano lanciato missili all'arrivo del Papa in Corea del Sud e hanno detto che era per rispondere a un'esercitazione congiunta di Usa e Giappone. Non c'è da crederci, ma almeno abbiamo potuto porre delle domande»
I vostri spostamenti, la sera, erano controllati?
«No, avevamo assoluta libertà di movimento»
E come l'avete usata? Dove siete andati?
«Ne abbiamo approfittato per conoscere la realtà locale, prendere la metro...»
Avete incontrato anche associazioni per i diritti umani?
«Io e alcuni altri parlamentari sì, siamo stati ad esempio da un gruppo che lavora coi disabili»
E cosa dicono della repressione e della vita nel paese?
«In senso molto generale, ci hanno ribadito la mancanza di libertà e la necessità di aiutare i più deboli, come i disabili»
C'erano anche Razzi e Salvini con voi?
«No, da quello che so loro hanno preferito piuttosto fare un giro per ristoranti, la sera»
Ma secondo lei la vostra presenza lì non legittimava la dittatura?
«Che discorsi, certamente no! Le relazioni col nostro paese, ribadisco, sono costanti. È importante invece che arrivi anche lì l'internazionalizzazione, può portare progresso»
Lei perché è andato?
«Per curiosità. Sono un comunista, e ho scoperto ad esempio con rammarico che la Corea del Nord ha tolto dalla costituzione ogni riferimento al marxismo, affermando che il socialismo nel paese sarebbe continuato “alla coreana”. E il sistema di governo è fortemente dinastico, con una sovrapposizione fra politica e religione: le salme dei presidenti sono venerate. Poi mi interessava capire di più sul focolaio di guerra nel paese»
Cos'ha capito a riguardo?
«Che odiano, profondamente, e continuano a ribadirlo, gli americani. E i giapponesi. Mentre mai una volta in tutto il nostro soggiorno hanno sollevato una critica alla Corea del Sud»
Con voi c'erano anche aziende, giusto?
«Sì, un imprenditore trentino che si occupa di mele, un rappresentante di Confcommercio e un tour operator»
Un tour operator?
«Vorrebbero aprire nuovi spazi anche per il turismo. L'impresa e gli scambi di viaggio possono fare molto per impedire una guerra»
La Corea del Nord una destinazione turistica?
«Quando ci hanno portato in pullman al 38esimo parallelo, dove tra l'altro c'è una grande fabbrica che dà lavoro a 1000 nordcoreani ma impiega anche decine di ingegneri e tecnici del Sud Corea, abbiamo visto una natura meravigliosa, incontaminata: boschi, montagne, mare»
Insomma, assomiglia alla Svizzera?
«Non ne posso più di questa battuta. Il nostro viaggio è diventato una barzelletta, per via dell'imitazione di Maurizio Crozza dell'onorevole Razzi. La missione invece è stata una cosa seria»
Ma Antonio Razzi l'ha detto sul serio...
«Lui è stato in Corea del Nord più volte, almeno cinque mi sembra. Ed è rispettato dalle autorità, con le quali sta portando avanti progetti di grande valore come lo scambio per i ragazzi che giocano a calcio, che è uno sport molto amato lì a livello nazionale. Ripeto: ogni apertura può portare a un progresso»
Matteo Salvini ha detto che Razzi in Corea è una star.
«Più che altro in aeroporto, anche negli scali, a Parigi per esempio, continuavano a fermarlo. Ma erano italiani. Lo riconoscevano tutti, subito. Ma temo sia sempre per quell'imitazione»
È finita qui o ci saranno nuovi incontri con la dittatura di Kim Jong-Un?
«Il 16 settembre verrà in Italia il loro ministro degli Esteri. E poi continueranno i rapporti commerciali».