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2 gennaio, 2026Il bilancio dell'incendio che ha divorato il bar della località sciistica sulle Alpi svizzere potrebbe peggiorare. La scintilla per le candele sopra lo champagne, poi il flashover: si indaga per capire la dinamica della tragedia (e l'eventuale catena di responsabilità)
Il bilancio dell’incendio che ha divorato il bar della località sciistica svizzera di Crans-Montana è pesantissimo: almeno 47 morti e un centinaio di feriti. Tutti giovani e giovanissimi. Tra questi, "80-100 persone sono in condizioni critiche”, ha fatto sapere il capo del dipartimento della sicurezza del Canton Vallese, Stéphane Ganzer, alla radio francese Rtl, lasciando intendere che il bilancio potrebbe ancora aggravarsi. "Delle centinaia di persone ricoverate negli ospedali - ha aggiunto - molte non sono state ancora identificate”. Una serata di festa e festeggiamenti trasformata all’improvviso in tragedia. La Farnesina ha fatto sapere che tra i ricoverati in ospedale ci sono anche 13 ragazzi italiani - in cinque hanno ustioni gravi - e altri sei risultano dispersi.
Sulle cause della tragedia, la procuratrice generale del Canton Vallese, Beatrice Pilloud, ha preciasto che “diverse ipotesi sono allo studio: la pista privilegiata è quella di un incendio generalizzato che ha provocato un’esplosione”. La pista più accreditata, come sarebbe testimoniato anche dai tanti video che stanno circolando, è tutto sia nato dalle candele inserita sul collo di una bottiglia di champagne che avrebbero fatto contatto contro il controsoffitto. Da lì, le fiamme sarebbero velocemente divampate in tutto il locale. “Le esplosioni - ha spiegato il consigliere di Stato Stéphane Ganzer - sono la conseguenza del rogo e non il contrario”. L'incendio si è propagato rapidamente e si è verificato un cosiddetto 'flashover', un'improvvisa e intensa propagazione dell'incendio.
Per ora non c’è ancora nessun iscritto nel registro degli indagati, ma il lavoro degli inquirenti dovrà far luce sull’eventuale catena di responsabilità e sulle carenze strutturali. Secondo alcuni esperti, il locale avrebbe dovuto disporre di almeno cinque uscite di sicurezza, mentre di fatto ce n’era una sola chiaramente visibile. La scala tra seminterrato e piano terra era molto stretta e, stando ai racconti dei superstiti, un’ulteriore via di fuga al piano inferiore non era segnalata. C’è chi ha riferito di porte posteriori chiuse, aperte solo forzandole per consentire la fuga. A peggiorare la situazione, l’ampio uso di materiali in legno, compreso un soffitto che non sarebbe stato ignifugo. Nel caos, si è creato un ingorgo sulle scale, accentuato dai movimenti del personale di sicurezza agli ingressi e dalla pressione di altri giovani in attesa di entrare nel locale, già gremito per la serata di Capodanno.
Continua intanto il lavoro dei sanitari per salvare i feriti più gravi. “La maggioranza – ha detto Stéphane Ganzer, capo del dipartimento sicurezza del Vallese – sono sfigurati dalle ustioni e irriconoscibili. Si profila una sfida medica senza precedenti per identificarli: autopsie ed esami possono durare settimane e faranno ricorso a comparazioni genetiche”.
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